Africa
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KENYA

Dokita opera in Kenya da Gennaio 2017 attraverso un progetto di collaborazione con la ONG locale WOFAK, che da oltre 20 anni opera attivamente per la prevenzione, supporto ed integrazione delle donne affette da HIV.

Dokita è presenta a Kisumu e Siaya, due provincie del Kenya che registrano il più alto tasso di incidenza del virus HIV e tasso di povertà del paese. Il progetta rientra nel principale obiettivo di combattere l’esclusione sociale di persone che vivono in condizione di povertà e marginalizzazione, promuovendo una maggiore inclusione ed un pieno godimento dei principali diritti umani.

In molti paesi del continente africano ancora oggi le donne vivono in una condizione di subordinazione e vulnerabilità. uno stato sieropositivo aggrava notevolmente questa già precaria condizione, portandole a dover affrontare violenze, emarginazione e stigmatizzazione.

Il Kenya rappresenta il 4° paese al mondo per grandezza epidemica del virus HIV. Secondo una indagine condotta nel 2012 in questo paese, infatti, circa 1.6 milioni di persone sono portatrici del virus e circa 57.000 sono decedute per malattie ad esso collegate. Il primo caso di HIV venne diagnosticato nel 1984 e già intorno alla metà degli anni ’90 divenne la principale causa di mortalità nel paese, facendo aumentare tremendamente e velocemente la richiesta di un miglioramento dell’efficienza del sistema sanitario, nonché economico. Nonostante l’incidenza del virus sia diminuita negli ultimi anni, i suoi devastanti effetti sono ancora evidenti, specialmente tra la popolazione femminile.

Oggi  il 65% delle persone sieropositive in Kenya sono donne e ragazze e l’incidenza del virus nelle donne è circa il doppio rispetto a quella negli uomini. Questa forte discrepanza viene spiegata dalla vulnerabilità biologica, sociale, culturale ed economica delle donne che aumenta la probabilità di essere contagiate.

I principali fattori che perpetuano questa condizione sono:

  • Un elevato livello stigma, discriminazione e violenza contro le donne affette da HIV:

Culturalmente le donne che vivono queste aree non possono possedere beni, di conseguenza vivono sotto un autoritario controllo dei loro mariti. Inoltre, quando il marito di una donna sieropositiva muore, altri parenti entrano in possesso dell’eredità lasciando la vedova in miseria. Infine, donne HIV positive sono solitamente fisicamente e sessualmente abusate dai loro mariti, facendo crollare drasticamente la loro autostima e possibilità di reazione.

  • Una bassa conoscenza imprenditoriale e capacità finanziaria:

Molte di queste donne non sanno come poter intraprendere un’attività economica in maniera indipendente e come renderla profittevole, dedicandosi di conseguenza ad attività agricole con bassi margini di guadagno.

  • Un limitato accesso ai crediti finanziari:

Le donne sono all’oscuro dell’esistenza di istituzioni finanziarie che offrono facilitazioni dedicate a loro e le poche che ne sono a conoscenza incontrano barriere strutturali che rendono difficile l’accesso al credito.