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Honduras, carovane di migranti: cosa sta accadendo in Centro America?

Nelle ultime settimane si è parlato in tutto il mondo delle cosiddette carovane di migranti partite dall’Honduras e da altri paesi del Centro America e dirette verso gli Stati Uniti. Le attenzioni mediatiche che hanno ricevuto sono dipese in parte dal grande numero di persone – diverse migliaia – che hanno partecipato alle ultime carovane. Il presidente USA Donald Trump ne ha fatto un tema centrale della campagna elettorale per le elezioni di metà mandato. Trump e diversi suoi sostenitori e media vicini alla sua amministrazione hanno sostenuto che le carovane fossero una minaccia imminente e molto pericolosa per la sicurezza nazionale statunitense, anche per la presunta presenza (mai provata e anzi smentita dai giornalisti sul posto) di terroristi provenienti dal Medio Oriente.

Al di là dell’uso che ne ha fatto Trump per la sua campagna elettorale, cosa sta realmente accadendo in centro America di così grave da provocare queste carovane di migranti?

Le cause della migrazione sono molteplici ma certamente la poverta´ e il grave fenomeno della violenza sono le ragioni principali che costringe migliaia di persone a dover migrare. Purtroppo questo fenomeno ha sempre caratterizzato la regione del Centro America ma negli ultimi mesi sembra essersi aggravato a tal punto da essere ormai fruoi controllo. I principali paesi al centro di questo fenomeno sono maggiormente El Salvador, l’Honduras e il Guatemala.

La presenza di potenti gang criminali in questa zona di America, come detto, non è una novità. e maras (come sono chiamate le gang criminali locali) uccidevano per questioni legate ai tradizionali meccanismi dei cartelli della droga o per imporre al territorio la cosi´detta impuesto de guerra (tassa di guerra), oggi qualcosa sembra essere cambiato. Oggi le maras e bande criminali sequestrano e minacciano la comunità creando terrore tra la popolazione.

Dunque è la violenza la causa principale delle carovane di migranti. Le due maras principali tra cui MS-13 e Barrio 18, hanno letteralmente schiacciato la popolazione locale rendendo impossibile una convivenza pacifica. Secondo un rapporto di MSF del 2017 l’Honduras sta sperimentando dei «livelli di violenza senza precedenti per una zona non in guerra». «I cittadini sono uccisi con impunità, e i sequestri e le estorsioni sono all’ordine del giorno». Per le donne la situazione è spesso ancora più critica: numerosissimi sono i casi di stupro e secondo il Centro per i diritti delle donne dell’Honduras, nel paese viene uccisa una donna ogni 16 ore, il tasso più alto registrato nel mondo.

Molte delle persone che nelle ultime settimane si sono unite alle carovane di migranti dirette verso gli Stati Uniti, quindi, l’hanno fatto principalmente per scappare dalle violenze subite nei loro paesi.

Per il momento non sembra che la forza di queste gang possa essere messa in discussione dai governi nazionali bloccati dalla corruzione e incapaci di trovare delle soluzioni per ridurre il potere dei gruppi criminali.

 

Il lavoro di Dokita in Honduras e nella regione del Centro America

Dokita opera in Honduras dai primi anni del 2000 e la prima area d’intervento è stata la Capitale, Tegucitalpa, caratterizzata da grande povertà, esclusione sociale e altamente soggetta a disastri naturali, quali uragani e alluvioni. Le prime attività sono state avviate nelle baraccopoli diCataluna, Emanuel e FuerzaUnidas, caratterizzate da assenza di acqua potabile, reti fognarie e ambulatori. I progetti si sono concentrati quindi nell’ambito sanitario e idrico, che in prevenzione dei disastri naturali. In particolare sono state realizzate attività di costruzione di ambulatori sanitari e di formazione di medici nei villaggi vicini alla grande discarica della città, costruzione di latrine nelle aree marginali più povere, realizzazione di centri di accoglienza post-disastro e formazione di equipe di pronto intervento per i disastri naturali.

Nel 2015 Dokita ha avviato un programma di intervento nel settore carceri con diversi interventi a favore dei detenuti del Penitenziario Maschile di Tegucigalpa e delle detenute del carcere femminle. I progetti sono stati mirati a migliorare le condizioni di vita dei detenuti e delle detenute tramite interventi strutturali come ristrutturazione edile e miglioramento dei servizi di base offerti negli istituti penitenziari; attività formative e riabilitative e programmi di formazione professionale delle guardie carcerarie.

Nel 2016 Dokita ha iniziato un progetto co-finanziato dall’Unione Europea ¨Accesso alla giustizia di gruppi vulnerabili in Honduras”, all’interno del programma Eurojusticia, occupandosi del rispetto dei diritti umani dei reclusi e dei loro familiari, progetto che oltre a includere opere di miglioramento in istituti penali, formazione dei custodi, corsi formativi e allestimento di laboratori per i detenuti. Infine si occupa di rafforzare le Giunte Locali Contro la Tortura, uno dei pochi spazi dove la societa´civile puo´ far sentire la sua voce e intervenire di fronte aggli innumerevoli abusi e violazioni. Infine il progetto appoggia lo sviluppo di modalita´alternative come quello della giustizia restaurativa.

Nel 2018 è stato avviato il progetto “Minori e Giustizia” volto a promuovere percorsi di pena alternativi al carcere per minori in conflitto con la legge, migliorare il sistema della detenzione preventiva e incrementare le opportunità di riabilitazione dei giovani.

Domenica 21 ottobre siamo “Fuori di Zucca”!

In collaborazione con le associazioni Demetra di Terracina, HAbitaTerra di Sabaudia e Articolo Ventiquattro di Fondi, l’Associazione Volontari Dokita onlus sta gestendo il progetto Natur-Ability: percorsi di inclusione sociale in favore di giovani con disabilità nel territorio dell’Agro Pontino, finanziato nell’ambito dell’Avviso Pubblico della Regione Lazio – Direzione Regionale Formazione, Ricerca, Innovazione, Scuola Università e Diritto allo Studio denominato “Presa in carico, orientamento e accompagnamento per l’inclusione sociale attiva” a valere sul POR FSE Lazio 2014-2020.

Nello specifico, il progetto Natur-Ability, che ha avuto formalmente inizio nel mese di marzo 2018 attraverso la selezione dei partecipanti, sta erogando in favore di 15 giovani con disabilità:
– percorsi di terapia occupazionale con attività formative in materia di tecniche agricole e di allevamento a Sabaudia;
–  un laboratorio di trasformazione dei prodotti alimentari a Terracina in cui i ragazzi apprendono l’utilizzo di un Banco Multifunzionale di ultima generazione per produrre diversi elaborati (confetture, sott’oli, sott’aceti, conserve, etc.) valorizzando prodotti tipici della tradizione gastronomica del territorio pontino;
–  due laboratori di educazione alimentare e cucina;
–  un servizio continuo di sostegno psicologico e counselling familiare
– un servizio di counselling legale e orientamento al lavoro.

Per garantire un impatto territoriale più ampio e una maggiore conoscenza delle attività e dei risultati raggiunti dal progetto, Natur-Ability prevede anche la realizzazione di eventi pubblici di condivisione e sensibilizzazione ed è proprio per questo che i nostri ragazzi stanno organizzando per domenica 21 ottobre l’evento “Fuori di Zucca”.

L’evento “Fuori di Zucca” si terrà Domenica 21 ottobre 2018 presso la sede di HAbitaterra in via Litoranea KM 20 Sabaudia (LT).

A partire dalle 10:30 vi aspettiamo con laboratori, testimonianze e un goloso bruch per stare insieme ai ragazzi del progetto Natur-Ability e condividere quanto fatto finora.

INDIA: Emergenza alluvione nel Kerala

Lo stato indiano del Kerala è stato investito da una violenta alluvione nel mese di agosto, la più grave degli ultimi 100 anni.

I fiumi hanno straripato per via delle fortissime piogge monsoniche e l’acqua ha sommerso campi, case e strade. Ci sono danni a circa 10 mila chilometri di strade. Gran parte del raccolto per l’anno prossimo è finito sott’acqua.

Oltre 400 persone sono morte e 300 mila persone hanno perso tutto e vivono nei campi profughi.

Le operazioni di soccorso e assistenza vengono portate avanti in mezzo a grandi difficoltà, a causa dell’inaccessibilità di alcune zone. In certi casi, cibo e acqua vengono lanciati dagli elicotteri, essendo stati distrutti strade e ponti.

Anche Papa Francesco ha pregato per le vittime e perché “non manchi a questi fratelli la nostra solidarietà e il concreto sostegno della comunità”.

Noi di Dokita per supportare le migliaia di persone colpite, abbiamo lanciato una raccolta fondi straordinaria! Scopri come sostenere: http://www.dokita.org/emergenza-kerala/

Buone Vacanze!

Buone Vacanze a tutti i nostri amici, sostenitori, collaboratori e volontari!

I nostri uffici saranno chiusi dal lunedì 6 agosto 2018 a venerdì 24 agosto 2018.

Ci rivediamo al rientro dalle vacanze con nuovi progetti e diverse novità.

E’ online la nuova Area Riservata

A partire da quest’anno è disponibile un nuovo servizio dedicati a tutti i nostri sostenitori. Si tratta della nuova Area Riservata nata per facilitare le principali operazioni legate alle donazioni. E’ un piccolo passo in avanti che ci auguriamo possa rendere il sostegno verso la nostra associazione ancora più soddisfacente.

Di cosa si tratta?

Si tratta di un area riservata online da cui si può accedere dalla pagina www.dokita.org/area-riservata/. Entrando nell’area riservata sarà possibile consultare lo storico delle proprie donazioni e scaricare direttamente online il documento di riepilogo delle donazioni effettuate. Sarà quindi possibile stampare in piena autonomia il documento da presentare al proprio CAF/Commercialista.

Come si accede?

Per accedervi è necessario effettuare il login inserendo le proprie credenziali di accesso. È possibile trovare le proprie credenziali nella card sostenitore inviata all’inizio dell’anno.

Se non hai ricevuto la card con le credenziali di accesso o per eventuali dubbi relativi al login dell’area riservata, puoi contattare Giulia Rodriguez del nostro ufficio sostenitori dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle ore 13.00 al numero 06/66155158, oppure scrivere a comunicazione@dokita.org.

 

Migranti, terremoto e solidarietà: storie di accoglienza reciproca

Sono arrivati in Italia scappando da guerre, carestie e povertà. Hanno chiesto asilo al nostro Paese, ma oggi sono loro ad offrire sostegno ai sedici ragazzi con disabilità intellettiva e motoria delle Fattoria Sociale Montepacini di Fermo. Armati di pala e zappa, diciotto richiedenti asilo dello Sprar e del Cas (centro di accoglienza straoridinaria) del Comune lavorano ogni giorno i 13 ettari di terra, messi a disposizione dalla cooperativa La Talea e dalla onlus La Fattoria Sociale. Una storia di amicizia e accoglienza reciproca: i migranti hanno la possibilità di dare un contributo concreto all’intera comunità e, allo stesso tempo, riscoprono il calore e la gioia di far parte di una piccola famiglia. Michele, Vanessa e gli altri ragazzi ospiti del centro sono riusciti a restituire un senso di appartenenza a chi ha lasciato per sempre la propria patria.

Dopo il terremoto che ha devastato il centro Italia, Dokita si è immediatamente attivata per avviare una raccolta fondi da destinare all’assistenza delle persone con disabilità ospitate nel centro socio-educativo e riabilitativo della Fattoria Sociale Montepacini. Grazie al denaro raccolto, la struttura ha potuto proseguire le sue attività e ad accogliere anche due giovani disabili provenienti da Visso.

“Il progetto ha l’obiettivo di inserire i richiedenti asilo, che hanno dai 18 ai 40 anni, in un percorso formativo sull’agricoltura sociale”, spiega Marco Marchetti, portavoce della Fattoria Sociale. Insieme ai ragazzi con disabilità, i migranti lavorano la terra, potano gli alberi, fanno lavori di manutenzione e si dedicano all’orto. Tra poco torneranno ad occuparsi degli animali che hanno dovuto dare via dopo che il terremoto ha distrutto i loro ricoveri. “I migranti hanno costruito una recinzione per le galline e presto inaugureremo anche uno spazio per accogliere i cavalli e somari”.

Partecipano anche a laboratori musicali,  di cucina e sul cioccolato. “I richiedenti asilo cucinano spesso per noi: i risultati non sempre apprezzati da tutti, ma è momento di condivisione e di convivialità a cui nessuno vuole rinunciare”. Ma non solo. “Abbiamo creato una squadra di calcio, la Soccer Dream Montepacini. Tre ragazzi, provenienti da Gambia, Costa D’Avorio e Niger, sono diventati un punto di riferimento per tutti i nostri calciatori. La loro sensibilità permette ai nostri ragazzi con disabilità di esprimersi al meglio anche sotto il profilo sportivo. Noi non facciamo un campionato speciale per disabili, le squadre che affrontiamo sono formate da normodotati: per questo i nostri successi valgono doppio”.

Cittadini del mondo e cittadinanza italiana

In questo articolo vi proponiamo un approfondimento su un tema molto dibattuto dai media italiani negli ultimi mesi: parliamo della proposta di legge sul cosiddetto ius soli, ossia quel complesso di norme che regola l’acquisizione della cittadinanza italiana per chi nasce in Italia.
Come è facile comprendere parliamo di un argomento che divide radicalmente l’opinione pubblica e che spesso viene trattato, ci permettiamo di dire, con troppa superficialità e senza una conoscenza completa ed approfondita della questione. Perciò, nelle righe che seguono, grazie all’aiuto dell’Avv. Elio Zappone, cercheremo di chiarire i diversi aspetti dello ius soli affinchè voi sostenitori e lettori possiate farvi un’opinione più consapevole ed informata.

Difatti i risvolti giuridici sul tema dell’acquisizione della cittadinanza italiana sono molto complessi. Partiamo con il dire che il nostro sistema già prevede diversi meccanismi di acquisizione della cittadinanza italiana. Vedremo a seguire quali sono e cosa avrebbe cambiato il DDL n. 2092, approvato dalla Camera dei Deputati, qualora fosse stato approvato anche al Senato. Secondo le norme in vigore oggi la cittadinanza italiana si acquista in modo automatico oppure attraverso un atto volontario.

I casi di acquisizione automatica della cittadinanza sono i seguenti:

  • per filiazione. Se si è figli di padre o madre già cittadini italiani (cd. ius sanguinis);
  • per adozione. Quando un minore straniero viene adottato da un cittadino italiano;
  • per nascita in territorio italiano da genitori ignoti o apolidi.

L’acquisizione, o la concessione, della cittadinanza italiana avviene, invece, volontariamente (previa richiesta) in caso di:

  • matrimonio con cittadino italiano, ma solo in presenza di determinate condizioni (es. 2 anni di convivenza e residenza legale in Italia successivi al matrimonio);
  • naturalizzazione (residenza legale in Italia per 4 anni in caso di comunitari e per 10 anni in caso di extracomunitari, con un determinato reddito minimo e in assenza di pericolosità);
  • nascita in territorio italiano da genitori stranieri se, al compimento del 18° anno, si dimostra di aver risieduto legalmente e ininterrottamente in Italia fin dalla nascita.

Nel 2016, in base ai dati Istat, circa 205.000 stranieri hanno acquisito la cittadinanza italiana. Qualora fosse stato approvato il Ddl 2092 le modalità di acquisizione della cittadinanza sarebbero modificate introducendo tre nuove modalità, lo ius soli temperato, lo ius culturae e la naturalizzazione.

In base allo ius soli temperato, acquisterebbe la cittadinanza italiana chi è nato in Italia da genitori stranieri se almeno uno dei due genitori è un cittadino comunitario con permesso di soggiorno permanente oppure è un cittadino extracomunitario con permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo (in entrambi i casi si tratta di soggetti regolarmente residenti in Italia da almeno 5 anni). La richiesta, in questo caso, deve essere presentata da un genitore entro il compimento del 18° anno di età del figlio. In questo caso non vi è discrezionalità amministrativa, vale a dire che la cittadinanza è automaticamente acquistata in presenza dei suddetti requisiti. È importante evidenziare che questa fattispecie è diversa dallo “ius soli” puro, secondo il quale chiunque nasca in un determinato Stato acquisisce automaticamente la cittadinanza di quello Stato (è il caso degli USA).

In pratica, grazie allo ius soli temperato, a differenza di quanto già in vigore, potranno potenzialmente acquistare la cittadinanza sia i minorenni stranieri nati in Italia che avrebbero comunque preso la cittadinanza italiana al compimento del 18° anno di età, sia quelli che invece non avrebbero potuto prenderla perché non hanno risieduto in Italia continuativamente e legalmente fino al compimento del 18° anno. Si tratta, secondo una stima, di circa 600.000 persone al momento dell’eventuale approvazione della legge e di circa 45.000 persone per ogni anno successivo.

In base allo “ius culturae”, invece, acquisterebbe la cittadinanza italiana, previa richiesta al comune entro il 18° anno di età fatta da un genitore, il minore straniero che sia nato in Italia o vi abbia fatto ingresso entro il compimento del 12° anno di età e che abbia frequentato regolarmente la scuola in Italia per almeno 5 anni completando un ciclo di studio o, in alternativa, che abbia frequentato percorsi di formazione professionale almeno triennali e ha conseguito una qualifica professionale. Anche in questo caso non vi è discrezionalità amministrativa e l’acquisizione della cittadinanza è automatico in presenza dei suddetti requisiti.

In pratica, grazie allo ius culturae potranno potenzialmente acquisirla cittadinanza oltre ai minorenni stranieri nati in Italia che avrebbero comunque preso la cittadinanza italiana al compimento del 18° anno di età e a quelli che invece non avrebbero potuto prenderla perché non hanno risieduto in Italia continuativamente e legalmente fino al compimento del 18° anno, anche i minorenni stranieri entrati in Italia entro il compimento del 12° anno di età che avrebbero potuto prendere la cittadinanza soltanto dopo 10 anni di residenza e in presenza di determinati requisiti (es. requisiti reddituali).

Per quanto concerne la cittadinanza per naturalizzazione prevista dal Ddl 2092, infine, diventerebbe cittadino italiano, previa richiesta da parte dello stesso, anche lo straniero che ha fatto ingresso in Italia tra il 12° e il 18° anno di età se vi risiede legalmente da almeno sei anni e se ha completato un ciclo scolastico o un percorso di istruzione e formazione professionale con il conseguimento di una qualifica professionale. In questo caso, sussiste la discrezionalità amministrativa e si parla, infatti, di concessione e non di acquisizione della cittadinanza.

Grazie alla nuova naturalizzazione, in pratica, potranno potenzialmente acquisire la cittadinanza i maggiorenni stranieri entrati in Italia tra il 12° e il 18° anno di età che altrimenti avrebbero potuto prendere la cittadinanza soltanto dopo 10 anni di residenza e soltanto in presenza degli altri requisiti previsti dalla legge (es. requisiti reddituali). Tra ius culturae e nuova naturalizzazione si tratta, secondo una stima fatta, di circa 178.000 persone al momento dell’approvazione della legge, e di circa 10.000 persone per ogni anno successivo.

Aperta la nuova biblioteca per i bambini della scuola Foua in Senegal

Sono arrivati i primi 200 libri per la scuola primaria Foua 2 di Nguéniène in Senegal.

Dokita, con la partecipazione di Caritas Italia, ha avviato un progetto che mira a creare una biblioteca all’interno della scuola. I bambini avranno così la possibilità di avvicinarsi alla lettura ed allargare le proprie conoscenze. Oltre alla costruzione e al rifornimento della biblioteca, il progetto prevede anche la formazione dei 5 insegnanti sulla corretta gestione del servizio di prestito dei libri per bambini. Il progetto si inserisce in un più ampio intervento di Dokita a favore di questa scuola, già intrapreso attraverso un supporto nutrizionale che prevede la distribuzione di un pasto quotidiano agli alunni della scuola per tutta la durata dell’anno scolastico.

In Congo l’epidemia di ebola è stata fermata

L’Oms ha dichiarato la fine dell’emergenza ebola in Congo. Una buona notizia nonostante resti drammatica la situazione politica nel Paese: da ottobre sono morte 3.300 persone.

Finalmente una buona notizia per la Repubblica Democratica del Congo: l’Oms, l’agenzia dell’Onu che si occupa di sanità, ha dichiarato la fine dell’epidemia di ebola nel Paese. Lo scorso maggio si erano verificati tredici casi sospetti, di cui quattro confermati. Dopo 42 giorni, il virus mortale è stato fermato e l’emergenza è rientrata. Dal 2014 i morti in tutto il mondo sono stati più di 10.000 su oltre 28mila contagi accertati. “Con la fine di questa epidemia, la Repubblica Democratica del Congo ha dimostrato ancora una volta al mondo che possiamo controllare il virus mortale Ebola se rispondiamo presto in modo coordinato ed efficiente”, ha affermato il dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore dell’Oms.

A preoccupare in Congo resta l’instabilità politica. Continuano le violenze perpetrate della milizia Bana Mura, costituita per combattere i ribelli di Kamwina Nsapu e finanziata dall’esercito congolese: da ottobre 2016 sono morte 3.300 persone. Secondo un rapporto pubblicato dalla Nunziatura apostolica a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, sono state ritrovate 42 fosse comuni con all’interno migliaia di cadaveri, mentre 20 villaggi sono stati completamente rasi al suolo. L’Onu ha confermato la notizia e dichiarato che sono state commesse violenze atroci nei confronti di donne e bambini. Gli sfollati nell’ultimo anno sono stati 922mila, una cifra superiore a quello registrato in Siria e in Iraq. Si tratta del più alto numero di spostamenti forzati causati da conflitti mai registrato in un solo anno.

Nonostante la difficile situazione, Dokita continua ad operare in Congo sostenendo due case di accoglienza per i minori un istituto scolastico che accompagna gli alunni dalle scuole elementari fino alla maturità. Dal 1999 è stato avviato un programma di sostegno a distanza rivolto ai bambini di strada, mentre nel 2006 è stato costruito il poliambulatorio Ngondo Maria (a Makala), grazie al progetto di ampliamento co-finanziato da Dokita Trenito Alto Adige e dalla Provincia Autonoma di Trento.

Fattoria Sociale Montepacini, si riparte dopo il terremoto

Rinascere dopo il terremoto si può. Sabato 17 giugno, istituzioni, associazioni e rappresentanti del mondo agricolo, si sono riuniti nella Fattoria Sociale Montepacini per inaugurare le nuove strutture acquistate da Dokita dopo il sisma del 24 agosto.

A tagliare il nastro è stato il vice ministro dell’Agricoltura Andrea Olivero. Hanno partecipato all’evento anche il senatore Verducci, il sindaco di Fermo Calcinaro e Ilaria Tognella del Forum dell’Agricoltura Sociale.

Dopo il sisma che ha devastato il centro Italia, Dokita, in collaborazione con il Forum Nazionale dell’Agricoltura Sociale, ha attivato una raccolta fondi per accogliere e assistere persone con disabilità nella Fattoria Sociale Montepacini. In totale sono stati raccolti circa 15.000 euro che hanno permesso agli operatori della Fattoria Sociale di continuare a seguire 16 ragazzi e di accogliere bambini e adulti sfollati provenienti da varie zone delle Marche, fornendo loro attività ludico ricreative e un servizio mensa. Dokita ha acquistato un forno a legna in sostituzione dell’antico forno irrimediabilmente danneggiato dal sisma del 24 agosto e tre pollai. Alcuni ricoveri degli animali ospitati nella Fattoria Sociale era stati, infatti, dichiarati inagibili dopo il terremoto. È stato infine avviato un percorso educativo finalizzato all’inserimento lavorativo di 100 ragazzi con diverse forme di disagio.

Durante la giornata di sabato si è svolta una tavola rotonda su “Il ruolo dell’agricoltura sociale per la ricostruzione delle aree colpite dal terremoto” a cui hanno partecipato, tra gli altri, Irene Tognella, responsabile Comunicazione e Foundraising di Dokita, il viceministro Andrea Olivero, Marco Marchetti della Ass. Fattoria sociale Montepacini, l’onorevole Massimo Fiorio, primo firmatario della legge nazionale 141/2015 sull’agricoltura sociale, don Franco Monterubbanesi, fondatore della Comunità di Capodarco. Uno spazio di confronto sul ruolo che l’agricoltura sociale può avere per la ricostruzione, per la sua capacità di ricostruire oltre al tessuto economico, comunità e servizi indispensabili per le persone più svantaggiate.

È stato piantato anche il primo albero del “Bosco della Rinascita”, che con il tempo si arricchirà di piante donate da ogni parte d’Italia. L’evento è proseguito con il panel “Agricoltura Sociale e Dopo di noi” a cura di don Franco Monterubbianesi; con lo Show Cooking a cura del C.P.F.P. Alberghiero di Amatrice, dell’Istituto alberghiero “Antonio Nebbia” di Loreto e dell’I.P.S.S.A.R. “Luigi Einaudi” di Porto Sant’Elpidio. C’è stato spazio anche per lo sport col triangolare di calcio che ha visto scendere in campo, la Soccer Dream Montepacini, la Nazionale italiana contadini e la rappresentativa degli amministratori regionali, provinciali e comunali.
A fare da cornice gli stand gastronomici con prodotti biologici e provenienti dalle aziende del Fnas-Marche.

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