Europa

NATUR-ABILITY

Budget

Valore complessivo del progetto:

209.652,80

Totale finanziato:

179.120,00

85%

NATUR-ABILITY

PERCORSI DI INCLUSIONE SOCIALE IN FAVORE DI GIOVANI CON DISABILITÀ NEL TERRITORIO DELL’AGRO PONTINO

Negli ultimi anni, a fronte di un esponenziale aumento dei fenomeni di multi problematicità entro i contesti sociali e famigliari, si è assistito a una progressiva erosione degli investimenti nel sociale. Questo quadro risulta essere particolarmente gravoso per le persone a maggior rischio di emarginazione, come i soggetti con disabilità certificata, in particolar modo intellettiva e disagio psichico. Secondo i dati ISTAT risulta che i 2/3 delle persone con disabilità sono fuori dal mercato del lavoro mentre solo il 3,5% sono occupati e il 0,9% in cerca di occupazione.

D’altra parte la presenza di alunni con disabilità nel sistema nazionale di istruzione è progressivamente aumentata nell’ultimo decennio, attestandosi nell’a.s. 2014/2015 specificatamente nella Regione Lazio intorno al 3,2%. A fronte di un maggior inserimento nel sistema scolastico, il percorso di inserimento nel contesto sociale e lavorativo appare particolarmente complesso per i giovani adulti con disabilità, soprattutto nei casi in cui le condizioni individuali e contestuali difficilmente pongono come possibili obiettivi futuri di occupabilità nel comune mercato del lavoro.”

Tale quadro è ancor più aggravato nel contesto di intervento del progetto Natur-Ability, che insiste su due Distretti Socio Sanitari della Regione Lazio e, più specificamente, il Distretto LT2 di Latina (comprendente i comuni di Latina, Pontinia, Norma, Sermoneta e Sabaudia) che conta un totale di 175.125 abitanti (Fonte Istat, 2016) e il Distretto LT4di Fondi-Terracina (comprendente i comuni di Fondi, Terracina, San Felice Circeo, Monte San Biagio, Lenola, Sperlonga e Campo di Mele) che conta un totale di 110.310 abitanti (ibid.). Le attività, infatti, si svolgeranno, come descritto in seguito, principalmente nei comuni di Terracina (46.039 abitanti) e Sabaudia (20.432 abitanti), ma il coinvolgimento attivo sia della Azienda Sanitaria Locale (vedi manifestazioni di interesse allegate) che degli Istituti Superiori dei due comuni coinvolti in partenariato esterno favoriranno una ricaduta dei benefici e un impatto territoriale molto vasto del progetto.

Il contesto in cui è localizzato l’intervento proposto, si caratterizza per una grave carenza di servizi pubblici e privati dedicati al target in oggetto, confermato anche dagli stessi operatori della Asl di riferimento. Pertanto, il progetto Natur-Ability diventerà un punto di riferimento non solo per le persone che nel Distretto vivono in una condizione di marginalità legata a un disagio psichico e/o fisico e, conseguentemente, per le loro famiglie, ma anche per le Istituzioni stesse del territorio che potranno contare su un servizio innovativo e funzionale a soddisfare un vacuum nei servizi alla persona.

Il progetto Natur-Ability sarà realizzato nell’area rurale dell’Agro Pontino. Un territorio agricolo, che grazie alla fertilità dell’area e al clima mite, ha permesso l’espansione produttiva e la nascita di nuove specie vegetali

Dokita vuole garantire con il progetto Natur-Ability un’attenzione a tutto tondo alla persona disabile vista come integrata in un territorio e in un ambiente naturale che devono essere valorizzati con l’obiettivo di promuovere percorsi di inclusione socio-lavorativa in un’area della regione così ricca dal punto di vista storico-naturalistico e così fortemente caratterizzata da gravi deficit nell’erogazione di servizi basilari alle persone con disabilità.

Il progetto ha come obiettivo

Ridurre il grado di emarginazione sociale delle persone con disabilità nel territorio della Provincia di Latina e di

Promuovere percorsi di inclusione sociale in favore di giovani con disabilità nel territorio dei Distretti Socio Sanitari di Latina e di Fondi-Terracina

I primi due mesi di progetto saremo impegnati nella selezione e presa in carico dei beneficiari in collaborazione con le istituzioni socio-sanitarie dei comuni di Terracina e Sabaudia, in provincia di Latina e con i nostri partner di progetto.

Nei successivi dieci mesi, Natur-Ability entrerà nel vivo con numerose attività formative, seguite da un competente staff di progetto (responsabile, psicologa, psicoterapeuta, educatrice, formatore, tutor, assistenti, …). In particolare:

  • Saranno sviluppati percorsi di terapia occupazionale con attività formative in materia di tecniche agricole e di allevamento a Sabaudia. Lo scopo sarà lo sviluppo e il mantenimento della capacità di agire del disabile, il miglioramento della sua salute e della qualità di vita, facilitandone la partecipazione alla società.
  • Sarà avviato un laboratorio di trasformazione dei prodotti alimentari a Terracina in cui i ragazzi impareranno l’utilizzo di un Banco Multifunzionale di ultima generazione per produrre diversi elaborati (confetture, sott’oli, sott’aceti, conserve, etc.) valorizzando prodotti tipici della tradizione gastronomica del territorio pontino.
  • Saranno realizzati due laboratori di educazione alimentare e cucina.
  • Sarà garantito un servizio continuo di sostegno psicologico e counselling familiare.
  • Verso la conclusione del progetto sarà attivato un servizio di counselling legale e orientamento al lavoro. È importante sottolineare che in ogni attività sarà favorita la relazione e lo scambio interpersonale del disabile con altre persone provenienti da realtà associative e istituti superiori dei comuni coinvolti.
  • Nel corso dell’implementazione del progetto i 15 destinatari saranno coinvolti nella produzione di un docufilm e nella realizzazione di eventi di sensibilizzazione aperti alla cittadinanza.

Il progetto è rivolto a 15 giovani adulti tra i 18 e i 35 anni con disabilità lieve o medio-grave (es. disagio sociale, lieve ritardo cognitivo, psicosi temporanea, disagi relazionali, disturbo della personalità, ritardo mentale, sindrome di Down, etc.).

LE ASSOCIAZIONI PARTNER

 

 

 

Demetra: associazione di promozione sociale attiva a Terracina per la promozione dell’inclusione socio-lavorativa dei disabili attraverso la valorizzazione delle ricchezze naturali del territorio (https://www.facebook.com/demetraterracina/)

 

 

 

Associazione HAbitaTerra: associazione di Sabaudia impegnata da anni in attività di agricoltura sociale in favore di giovani con disabilità (https://www.facebook.com/Ass.HAbitaTerra/)

 

 

 

Articolo Ventiquattro: organizzazione di volontariato con sede a Fondi impegnata nell’integrazione e nella tutela legale delle fasce sociali meno abbienti (https://www.facebook.com/articoloventiquattro/)

INFORMAZIONI PROGETTO

: Disabilità
: In corso
Finanziatori: Regione Lazio

CENTRO DI RIABILITAZIONE FISIOTERAPICA

Budget

Valore complessivo del progetto:

€ 66.456

Totale finanziato:

€ 66.456

100%

Centro di riabilitazione fisioterapica

La zona centrale dell’Albania (prefettura di Tirana) e la zona a nord-ovest (conosciuta col nome di Zadrina) sono caratterizzate da una alta densità di popolazione e da una maggiore esposizione ai rischi di povertà e sottosviluppo, relativamente al settore sanitario, educativo ed economico. In queste aree, i servizi sociali elementari esistenti, sanità e scuola, avevano livelli di efficienza molto bassi. Le strutture pubbliche, riuscivano a stento ad affrontare la prima emergenza e tralasciano l’aspetto riabilitativo post-operatorio dei pazienti. A questa problematica, si aggiungeva la totale inesistenza di strutture fisioterapiche presso le istituzioni ospedaliere,  una limitata presenta di fisioterapisti adeguatamente formati e un servizio domiciliare inesistente. Ciò significava un aggravamento delle condizioni di salute, la forte emarginazione e, talvolta la segregazione domestica dei soggetti bisognosi di cure.

Il progetto mirava a sviluppare un servizio di riabilitazione fisioterapica e di prevenzione delle disabilità nelle aree centro e nord ovest del territorio albanese, presso alcune strutture sanitarie come il CTR di Tirana, il Centro di Fisioterapia di Piraj “Sacri Cuori” e presso i Centri di Sviluppo dei Servizi Sociali Statali albanesi, allo scopo di ridurre l’aggravamento delle condizioni di salute dei soggetti con disabilità fisioco-motorie. In particolare il progetto prevedava:

  • 1) L’erogazione di cure e assistenza diretta di persone bisognose di trattamenti fisioterapici e sostegno per le cure parenzali, anche attraverso l’attivazione di un servizio domiciliare;
  • 2) Ricerca sanitaria sul territorio;
  • 3) Implementazione istituzionale del sistema di classificazione e codificazione internazionale ICF.

5.000 persone con disabilità psico-motorie

INFORMAZIONI PROGETTO

: Albania, Disabilità, Disabilità e Salute
: Concluso
Finanziatori: Cooperazione italiana allo sviluppo – Ministero degli Affari Esteri

TERREMOTO CENTRO ITALIA: EMERGENZA DISABILI

Budget

Valore complessivo del progetto:

25.000

Totale finanziato:

20.000

100%

Terremoto centro Italia: emergenza disabili

Da quando la terra ha tremato la prima volta, il 24 agosto, non ha più smesso. Il terremoto continua a non dare tregua a Marche e Umbria, arrivando a scuotere, con le scosse di ottobre, anche Lazio e Toscana. Le abitazioni e gli edifici pubblici rimasti miracolosamente in piedi, sotto le ultime scosse, sono crollati o sono in procinto di farlo, alimentando ulteriormente la paura degli oltre 20mila sfollati delle Marche.

Gli abitanti delle zone terremotate da mesi vivono notti di paura e spavento, troppe notti. Tra di essi le persone con disabilità sono le più vulnerabili. Loro, fra tutti, sono stati coloro che hanno avuto minor capacità di salvarsi da sole e hanno bisogno di strutture e servizi speciali per essere assistite adeguatamente. La loro situazione già problematica, si sta ulteriormente aggravando.

Il problema più grande che devono affrontare adesso è il recupero del lavoro di riabilitazione necessario soprattutto alle persone con disabilità intellettiva e psico-motoria.  Oltre al forte trauma ancora non superato e ulteriormente alimentato dalle continue scosse, molte delle strutture che li accoglievano sono state danneggiate e i servizi attivi prima del sisma si sono interrotti. Non si può che andare avanti, solo apparentemente in solitudine.

Dokita, da sempre al fianco delle persone con disabilità, in collaborazione con la Comunità di Capodarco e il Forum Nazionale dell’Agricoltura Sociale, ha attivato una raccolta fondi da destinare all’accoglienza e all’assistenza delle persone con disabilità ospitate nella Fattoria Sociale Montepacini, in provincia di Fermo.

La Fattoria Montepacini nasce come Centro Socio Educativo Riabilitativo diurno per giovani/adulti disabili. Successivamente,  la fattoria sociale ha ampliato le sue attività, aprendo un Centro Estivo che accoglie annualmente, oltre 250 minori. Le attività che il Centro offre ai ragazzi disabili sono molte. I ragazzi vengono seguiti da personale specializzato nel loro percorso di fisioterapia e/o di riabilitazione e hanno la possibilità di vivere e sperimentare esperienze positive e costruttive a contatto con la natura e gli animali ( pet therapy, onodidattica, ippoterapia, animali della fattoria) in modo da promuovere l’agricoltura sociale per l’inclusione di minori e giovani adulti disabili.

A causa del terremoto di Agosto la fattoria ha subito degli evidenti danni strutturali alle stallette degli animali e all’antico forno a legna. I danni  hanno fortemente limitato le attività riabilitative dei ragazzi con disabilità, questo però non ha scoraggiato il personale della Fattoria che ha deciso di aprire la struttura all’accoglienza delle persone rimaste vittima del terremoto, in particolre ai bambini. Il Centro ospita, negli orari extra scolastici, diversi bambini e giovani che vengono dalle zone sfollate e tra questi anche ragazzi con disabilità, fornendo loro attività ludico ricreative e un servizio mensa.

Dokita ha deciso di incentrare il proprio intervento in due fasi. La prima consiste nell’acquisto di attrezzature sostitutive per far ripartire le attività riabilitative nel più breve tempo possibile e nell’avvio di un nuovo percorso educativo finalizzato all’inserimento lavorativo di persone con disabilità. La seconda, più a lungo termine, consiste nella ristrutturazione del forno e delle stallette e nel supporto delle attività riabilitative e ludico-ricreative.

  • 16 ragazzi con disabilità seguiti quotidianamente dagli operatori della fattoria
  • 100 ragazzi con diverse forme di disagio inseriti in attività stagionali
  • 30 bambini sfollati nel territorio circostante provenienti dalle zone colpite dal sisma.Per loro saranno realizzate, d’accordo con il Comune di Fermo, attività di accoglienza pomeridiana di bambini sfollati con attività ludico-ricreative e didattiche

 

INFORMAZIONI PROGETTO

: Disabilità, Emergenze Umanitarie
: Concluso
Finanziatori: Sostenitori privati

PACCHETTI PER BENE – VIENI A CONOSCERE I NOSTRI VOLONTARI

Per tutto il periodo natalizio, dal 7 al 24 Dicembre,  saremo presenti in più di 50 città italiane e in oltre 100 punti vendita Limoni, La Gardenia e Tigotà, con l’iniziativa “Pacchetti per bene”, per impacchettare i tuoi regali di Natale. All’interno di ogni negozio che ha aderito all’iniziativa, troverai uno o più corner attrezzati per il confezionamento dei tuoi pacchi di Natale.

Con una piccola offerta libera si potrà dare un contributo per garantire ai minori disabili in Camerun, istruzione, supporto nutrizionale e cure mediche.

In Camerun ricevere le giuste cure o andare a scuola non sono diritti primari ma lussi inaccessibili. Qui, il 23% delle persone che hanno dai 2 ai 9 anni vive con almeno un tipo di disabilità insorta, nel 65%, a causa di malattie come polio, malaria, lebbra, morbillo. Mali che, quando non uccidono, lasciano in eredità alle piccole vittime questa pesante condizione.

La tua attività diventerà un aiuto concreto per tanti bambini che avranno la speranza di un futuro migliore! Il tuo gesto d’amore, si rasformerà in cure, assistenza e istruzione per centinaia di bambini disabili in Camerun. Il dono più bello che i nostri bambini possano ricevere!

Scarica la lista dei punti vendita in cui saremo presenti per tutto il periodo Natalizio e vieni a conoscere i nostri volontari!

L’ESPERIENZA DEL TERREMOTO VISSUTA CON UN BAMBINO DISABILE

In questo articolo di Redattore Sociale Gabriella, mamma di Benedetta, una bambina autistica, racconta quanto sia “sconvolgente” l’esperienza del terremoto vissuta da una persona con disabilità.

“Venti secondi di discesa all’inferno, incapace di fare anche solo un passo per avvicinarmi a lei e abbracciarla. Benedetta era terrorizzata e urlava, irrigidita sulla sedia. Volevo prenderla per metterci sotto l’architrave della porta, ma tutto ballava così forte che ogni tentativo è stato inutile”. Inoltre la mamma aggiunge: “scappare è più facile dirlo che farlo con una persona autistica bloccata dalla paura. Non si muove, è sotto choc, il suo peso si triplica, non ha punti di riferimento, sembra non riconoscere ciò che la circonda, ti guarda con gli occhi sbarrati”.

Questa testimonianza ci ricorda che tra gli oltre 25.000 sfollati colpiti dalle scosse di terremoto che nell’ultimo mese hanno ripetutamente fatto tremare il centro Italia, le persone con disabilità sono le più vulnerabili. La loro prima difficoltà risiede nel riuscire a mettersi in salvo, ma successivamente gli ostacoli da superare sono molteplici, tra cui il reperimento di beni di prima necessità, l’accesso agli aiuti e rifugi, la perdita o danneggiamento dei propri dispositivi di assistenza ed infine il peggioramento di patologie causate dal trauma emotivo. La mamma di Benedetta infatti conclude spiegando come “un evento così pauroso rimane nei loro ricordi per mesi, anni, diventando l’ennesima stereotipia verbale che dobbiamo affrontare e che si somma a tutte le altre”.
Durante queste emergenze, inoltre, può aumentare il numero delle persone che sperimentano una nuova disabilità fisica o psicologica, sia di breve che di lungo periodo.

Per questi motivi Dokita ha attivato una raccolta fondi da destinare all’accoglienza e all’assistenza delle persone con disabilità attraverso strutture e professionisti specializzati nelle aree maggiormente colpite dal terremoto. Per sostenere altre persone che hanno vissuto la stessa tragedia di Benedetta e per dare il tuo contributo visita la nostra pagina dedicata all’emergenza terremoto.

CONTRO LO SFRUTTAMENTO DEI BRACCIANTI STRANIERI. L’IMPEGNO DI DOKITA

Una ricerca, assistenza legale, informazione e corsi di Italiano: il progetto IM-Formati per contrastare caporalato e riduzione in schiavitù nella provincia di Latina

 

Pagano cifre esorbitanti per raggiungere il nostro Paese ed avere un contratto di lavoro, ma si trasformano presto in mano d’opera irregolare a basso costo, sfruttata dalle aziende agricole dell’agro Pontino fino a dodici ore al giorno, per un compenso (quando c’è) di 3 o 4 euro l’ora. Sono i braccianti stranieri della provincia di Latina, che ci ricordano come il fenomeno dello sfruttamento lavorativo non riguardi solamente il meridione d’Italia, ma coinvolga da vicino anche la nostra regione. Questo è il quadro che emerge dal progetto IM-Formati, lanciato nel mese di gennaio 2016 dall’associazione Dokita, con il finanziamento dei Centri di servizio per il volontariato del Lazio Cesv e Spes.
Il progetto, ormai in fase di conclusione, ha inteso promuovere la tutela dei diritti dei lavoratori stranieri che vivono nella provincia di Latina, agendo su diversi fronti. Dokita, infatti, ha offerto assistenza legale gratuita a 50 immigrati vittime del caporalato e dello sfruttamento lavorativo, ha sottoposto loro un questionario, per realizzare un report di approfondimento su questi fenomeni e ha coinvolto altre associazioni del territorio, per unire le competenze e costruire le condizioni per una maggiore integrazione dei lavoratori stranieri nel territorio. IM-Formati ha interessato principalmente il comune di Terracina, dove si trova la sede operativa delle associazioni Dokita e Progetto diritti, ma ha raggiunto anche alcuni lavoratori di Fondi e Latina, grazie al sostegno dell’associazione Articolo 24 (Fondi), al contributo della Caritas diocesana di Latina e della Cooperativa Parsec.
Venerdì 8 luglio si svolgerà a Terracina la conferenza conclusiva del progetto (alle 17.30 presso la sala comunale Appio F. Monti di via Roma a Terracina), durante la quale saranno diffusi i dati raccolti nel report realizzato dall’associazione Dokita. Cecilia Calò, responsabile del progetto IM-Formati e referente dell’Ufficio Progetti Cooperazione Internazionale Dokita, ci ha anticipato alcune informazioni.

Qual è la situazione dello sfruttamento lavorativo nella provincia di Latina?
« Tra le diverse province del Lazio, la provincia di Latina è quella con la maggior crescita di stranieri residenti. Nel tempo, è diventata sempre più evidente la connessione tra questo dato e l’emergenza dello sfruttamento lavorativo, spesso gestito dalla criminalità organizzata. Dei 50 lavoratori stranieri coinvolti nel progetto IM-Formati, la maggior parte proviene da Bangladesh, India e Pakistan, ma alcuni di loro sono originari del Nord Africa e dell’Africa Subsahariana. Lavorano principalmente nelle aziende agricole dell’agro Pontino e si occupano soprattutto dell’attività di raccolta di frutta e ortaggi ».

Dokita
Dokita presenterà domani i risultati del progetto

In cosa consiste l’assistenza legale che avete offerto?
«I nostri sportelli legali erano attivi sul territorio già prima dell’avvio del progetto, per offrire consulenza legale in materia di immigrazione, ad un prezzo irrisorio. Grazie a IM-FORMATI, però, è stato possibile erogare assistenza gratuita a 50 persone. Le richieste si sono concentrate sul rinnovo dei permessi di soggiorno, sulle espulsioni, sui ricongiungimenti famigliari, sull’ottenimento della cittadinanza. Per coinvolgere nel progetto le comunità di stranieri presenti sul territorio, abbiamo avviato diverse attività di volantinaggio, ma la maggior parte dei lavoratori si è rivolta a noi grazie al passaparola. Molti di loro infatti sono inseriti in gruppi compatti, all’interno dei quali lo scambio di informazioni utili è una pratica di sopravvivenza ».

Come avete strutturato il vostro questionario e quali dati sono emersi?
« Il questionario è stato suddiviso in tre sezioni: “Situazione di partenza”, “Viaggio”, “Lavoro in Italia”. La prima ha inteso tracciare un quadro della vita del migrante prima della partenza, per conoscere la composizione del suo nucleo famigliare, il titolo di studio, le esperienze di lavoro svolte e le lingue conosciute. Molti degli intervistati sono sposati con figli, mentre il loro livello culturale è medio-basso. Un dato interessante che abbiamo rilevato è che la maggior parte dei migranti in partenza per l’Italia non sa nulla del nostro Paese. Quel poco che conoscono gli è stato raccontato da amici e parenti oppure dai caporali, che spesso presentano l’Italia come l’El Dorado.
La sezione “viaggio” invece ha inteso raccogliere le informazioni sullo spostamento dei migranti dal Paese di origine all’Italia: come hanno raggiunto il nostro Paese, quanto hanno pagato per il viaggio, quante tappe hanno affrontato. Esistono infatti diverse rotte migratorie. Ad esempio, da Bangladesh, Pakistan e India alcuni sono arrivati fino a Mosca in aereo, per poi proseguire in automobile fino all’Italia (un mese o due di viaggio), spesso accompagnati da un intermediario. Le cifre pagate per arrivare nel nostro Paese ed avere un lavoro sono esorbitanti, in media si parla di 7000 euro, ma c’è anche chi ha pagato 13.000 euro ».

Quindi i migranti vengono assorbiti dal sistema dello sfruttamento lavorativo ancor prima di arrivare in Italia.

Dokita
Il progetto IM-Formati ha dimostrato come il sistema di sfruttamento sia collaudato

« Sì. Si tratta di un sistema di sfruttamento collaudato. Tutto inizia nel Paese di origine, dove gli intermediari svolgono il ruolo di “procacciatori di forza lavoro” per le aziende italiane. Nel territorio dell’agro Pontino si tratta principalmente di aziende agricole, che producono zucchine, carote, fragole, eccetera e le mansioni per cui vengono assoldati i migranti sono soprattutto quelle della raccolta e (in misura minore) del trasporto. Una volta stabilito il contatto con la mano d’opera, che come abbiamo visto paga cifre molto alte, viene organizzato il viaggio verso il nostro Paese.
Secondo la normativa italiana, il migrante che voglia ottenere un permesso di soggiorno, nelle quote del cosiddetto “Decreto Flussi”, deve avere una “richiesta” specifica da parte del datore di lavoro, che si dica disposto ad offrirgli un contratto. È in questo contesto che agisce il sistema dello sfruttamento: vengono individuate delle aziende che offrano un posto di lavoro al migrante e poi, una volta che questa persona arriva in Italia, il contratto non viene mai stipulato. Al momento, infatti, la normativa vincola la presenza dello straniero nel nostro Paese ad un contratto, ma non c’è nessuna norma che obbliga il datore di lavoro a stipularlo. Il migrante quindi rimane in Italia come irregolare e viene sfruttato come mano d’opera a basso costo. Anzi, accade anche che per mettere in regola l’immigrato, il datore di lavoro chieda in cambio un’ulteriore somma di denaro. Quando poi il contratto viene finalmente concesso, spesso è lo stesso lavoratore a pagare i propri contributi, per poter avere il rinnovo del permesso di soggiorno ».

Queste informazioni ci consentono di parlare della terza sezione del questionario, quella sul lavoro in Italia
« Sì. In questa terza sezione abbiamo raccolto le domande relative al possesso o meno del permesso soggiorno, al contratto di lavoro, alle mansioni svolte, alle condizioni di lavoro, al compenso. Tra gli intervistati, alcuni non avevano un contratto e chi lo aveva non ne conosceva la natura. Non sapevano quindi quante ore di lavoro fossero previste al giorno, per quale paga, eccetera ».

 In media quante ore al giorno lavorano e per quale compenso?
« Le ore di lavoro per i migranti impiegati nelle aziende agricole della Provincia di Latina vanno dalle 9 alle 12 ore al giorno. La paga oraria recentemente è aumentata, grazie alla manifestazione indetta ad Aprile dalla Flai Cgil a Latina. I migranti hanno bloccato le aziende per diversi giorni e questo ha permesso loro di ottenere una paga oraria più alta: mentre prima dello sciopero lavoravano per 2 o 3 euro all’ora, adesso prendono anche 4 o 4,50 euro all’ora, comunque molto meno di quanto indicato nei contratti collettivi di categoria, che prevedono la cifra di circa 7 euro ».

Ci dice qualcosa di più sulla figura del caporale?
«Si tratta di una figura che funge da intermediario tra i lavoratori (nel nostro caso immigrati) e le aziende italiane. I caporali, nella maggior parte dei casi, provengono dallo stesso Paese d’origine dei migranti, però sono arrivati in Italia da diversi anni, si sono ambientati e sono riusciti ad inserirsi nella rete dello sfruttamento della mano d’opera, che il più delle volte è in mano alla criminalità organizzata. Tra l’altro, vivendo in Italia da tempo, i caporali conoscono la nostra lingua meglio dei migranti appena arrivati e in molti casi possono diventare dei veri e propri “mediatori linguistici” a pagamento ».

I 50 lavoratori stranieri che avete intervistato parlano l’italiano?
« No, purtroppo con la lingua se la cavano malissimo, però sono riusciti a comunicare con noi. In generale, è molto difficile intercettare le persone più sfruttate, proprio a causa della barriera linguistica che ci divide. Grazie al progetto IM-Formati siamo riusciti a parlare con 50 persone, ma di certo non si tratta dei lavoratori che stanno peggio. È anche per questo motivo che l’associazione Dokita, membro della rete Scuole migranti, quest’anno ha organizzato un corso di italiano gratuito, che permettesse ai partecipanti di accedere all’esame necessario per ottenere la cosiddetta Carta di soggiorno. C’è poi un aspetto importante da tenere in considerazione: i migranti che arrivano in Italia spesso non solo non conoscono la nostra lingua, ma sono analfabeti, quindi incontrano una doppia difficoltà nell’apprendimento.

Dokita
Cecilia Calò con l’unica immigrata donna che ha partecipato al progetto

Ecco perché, come accennavamo, spesso sono i connazionali più integrati, che parlano bene la lingua, a proporsi come mediatori-traduttori. Però, nella maggior parte dei casi, si tratta delle stesse persone che svolgono anche il ruolo di caporale e che fanno parte della catena di sfruttamento della mano d’opera. I mediatori possono arrivare a chiedere un compenso per qualunque tipo di servizio. Ad esempio, uno dei nostri intervistati ci ha raccontato di come il suo caporale gli chiedesse 7 euro al giorno per trasportarlo in furgone sul posto di lavoro. Non solo, anche durante le ore di lavoro i migranti devono pagare per mangiare e bere. In generale, possiamo dire che viene concessa loro un’ora, un’ora e mezza di pausa al giorno e sappiamo che in questi casi sono i caporali ad avere il controllo dell’acqua: per averne un bicchiere bisogna pagare 5 euro circa. Non è un caso quindi se diversi lavoratori intervistati ci hanno riferito di malesseri durante il turno di lavoro, che hanno definito come “mal di pancia” ».

Dove vivono i lavoratori che avete intervistato?
« Quelli che abbiamo intervistato vivono tendenzialmente in appartamenti con altre 5-6 persone, a volte 10. Spesso sono case di proprietà dei caporali. Però ci sono anche tanti migranti che vivono nelle stesse aziende agricole dove lavorano, all’interno di baracche. Questo ovviamente significa che la loro vita si svolge quasi esclusivamente nei campi in cui lavorano e per le associazioni come Dokita è difficilissimo intercettarli e coinvolgerli ».

La vostra associazione si è occupata anche del fenomeno degli infortuni sul lavoro.
« Sì. Nella maggior parte dei casi si tratta di infortuni che riguardano persone senza permesso di soggiorno, che lavorano in nero e che quindi quasi sempre non denunciano l’accaduto. DSC09375Questi lavoratori irregolari non sanno che, pur non avendo un contratto, avrebbero ugualmente diritto ad un pagamento da parte dell’INAIL delle giornate lavorative che a causa dell’infortunio non possono svolgere. Quando poi l’infortunio non viene denunciato c’è anche un altro fattore da tenere in considerazione: il lavoratore teme ritorsioni da parte del datore di lavoro. Negli ultimi tre anni, attraverso gli sportelli legali ci è capitato di seguire diversi casi di questo genere. Inoltre è stato possibile registrare un elevatissimo numero di infortuni a seguito di incidenti stradali avvenuti nel tragitto casa-lavoro. Infatti questi lavoratori, in particolar modo quelli impiegati nel settore agricolo, si spostano principalmente in bicicletta nelle ore più buie (partono la mattina presto e tornano a casa la notte) e viaggiano in strade ad alta percorrenza come la Pontina. Proprio per questo motivo, abbiamo regalato ad ogni intervistato un gilè ad alta visibilità, da indossare durante il viaggio casa-lavoro in bici ».

Oltre alle informazioni legate allo sfruttamento lavorativo, cos’altro è emerso dalle vostre interviste?
« Gli intervistati hanno manifestato una grossa difficoltà ad integrarsi. Si tratta di persone che raramente hanno possibilità di interagire con chi non appartenga al loro stesso gruppo etnico. La loro è una vita incentrata sul lavoro, che non prevede nessuna attività alternativa nel tempo libero. Un’eccezione è rappresentata solo dal gruppo di pakistani che abbiamo intervistato a Fondi, coinvolti nel progetto Atletico Diritti promosso dalle associazioni Articolo 24 e Progetto Diritti. Tra le persone intervistate quasi tutte non hanno un progetto migratorio a lungo termine, molte sono sposate ma non intendono far venire in Italia la loro famiglia, perché non vogliono mostrare a moglie e figli la condizione in cui si trovano. Preferiscono quindi vederli ogni due, tre anni e vivere lavorando ».

Concluso il progetto IM-Formati, come continuerete la vostra attività di lotta allo sfruttamento?
«Dokita ha in cantiere altre proposte progettuali su questo tema e vogliamo continuare ad intervenire nel campo dell’apprendimento linguistico. Intendiamo organizzare altri corsi gratuiti di italiano per stranieri e, in particolare, proporne uno rivolto alle sole donne. Tra i nostri intervistati, infatti, solamente una era donna. La nostra associazione riesce ad intercettare le donne con maggiore difficoltà, eppure molte lavorano nelle aziende agricole italiane. Sono meno rispetto agli uomini, ma ci sono ».

In generale, in che modo è possibile prevenire e combattere lo sfruttamento nel nostro territorio? Dokita come si muoverà?
« La conferenza in programma per venerdì 8 luglio intende approfondire proprio questo argomento.

Dokita
La squadra di cricket dell’Atletico Diritti

Vogliamo dare voce a tutti i partner che hanno avuto un ruolo nel progetto e discutere insieme le prossime attività da avviare. Sicuramente, quindi, resta fondamentale mettere in rete le associazioni che si occupano di lotta allo sfruttamento e unire le diverse competenze: è importante fare ricerca sul tema, capire quali siano le dinamiche alla base dello sfruttamento, offrire assistenza legale, organizzare corsi di italiano per migliorare la comunicazione, avviare progetti di integrazione come quello dell’Atletico Diritti, perché queste persone possano vivere senza sentirsi solamente delle macchine da lavoro. Inoltre, Dokita è una ONG, quindi si occupa prevalentemente di cooperazione internazionale e negli scorsi anni, insieme all’associazione Progetto Diritti, ha svolto un progetto in Senegal, sulla prevenzione dell’immigrazione illegale. In particolare, abbiamo aperto uno sportello a Dakar per sensibilizzare i migranti in partenza per l’Italia, offrendo loro tutte le informazioni necessarie per raggiungere il nostro Paese attraverso canali legali, evitando in questo modo che venissero assorbiti dal sistema dello sfruttamento. Questo tipo di attività sarebbe fondamentale anche per i Paesi asiatici, ma solo poche ONG le stanno mettendo in atto. La cooperazione internazionale quindi è senza dubbio una delle risposte da attivare, perché affrontare lo sfruttamento lavorativo solo in Italia, significa affrontare solo una parte del problema, visto che tutto inizia nel Paese di origine del migrante ».

 

Fonte:  http://www.retisolidali.it/dokita/