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Idrochinesiterapia al
CRMS Dokita Tirana
di Fernando Forte, rivista Dokita n. 96 2011
Completamento degli impianti per la riabilitazione fisioterapica al CRMS di Tirana.
Di recente si sono conclusi i lavori di completamento funzionale dell’edificio polivalente situato nell’area dell’Università “Nostra Signora del Buon Consiglio” di Tirana.
Nel 2008 , dopo aver terminato le opere per il Centro per la Riabilitazione Motoria, si ritenne necessario e opportuno dotare la struttura di una piscina per l’ idrochinesiterapia, in maniera da completare il presidio con tutte le attrezzature e gli impianti per un completo ciclo riabilitativo.
Il centro, operativo da alcuni anni, si è già qualificato come punto di eccellenza in Tirana, grazie all’alta professionalità presente al suo interno. Con l’intento di completare la dotazione degli impianti per il ciclo di terapie riabilitative, l’Associazione DOKITA ha sensibilizzato Il Ministero degli Affari Esteri Italiano, per il tramite della Cooperazione Italiana ai Paesi in Via di Sviluppo, per co-finanziare l’opera Il progetto, approvato dal MAE nel 2009, ha consentito di procedere con progettazione esecutiva necessaria all’appalto dei lavori.
L’impresa non si presentava semplice. Lo spazio nel quale doveva essere realizzato l’impianto, stretto e lungo, imponeva un attento dimensionamento di ciascun elemento architettonico in gioco: dalle dimensioni della piscina, agli ambienti di servizio , agli spazi tecnici.
La progettazione esecutiva è stata preceduta da uno studio delle procedure adottate per il percorso riabilitativo in acqua, svolgendo indagini in strutture finalizzate allo scopo. In particolare, è stata esaminata la piscina per la riabilitazione dell’ospedale Santa Lucia di Roma e un interlocuzione con i fisioterapisti/e ha consentito di identificare il tipo di attività, le procedure, le tipologie di trattamento e le caratteristiche idonee della vasca per le singole applicazioni. Una particolare attenzione è stata dedicata alle caratteristiche fisiche della vasca studiando la finalità di ciascun elemento, a partire dai percorsi di accesso all’area di balneazione, alla tipologia della struttura della piscina (bordo vasca, alle differenti profondità dell’acqua, agli accessori di accesso alla vasca), al percorso post-trattamento dei pazienti, al trattamento dell’acqua, ecc.
Considerato lo spazio a disposizione del progetto, si è optato per un dimensionamento di una piscina di 12 metri lineari di lunghezza per una larghezza di 2,50 metri. Tale dimensione ha permesso di definire le zone funzionali della vasca con differenti profondità. Il fondo vasca è stato organizzato su tre differenti quote di profondità dell’acqua a seconda del tipo di trattamento previsto per gli arti inferiori, il bacino o la parte alta del corpo.
Più in particolare sono state studiate le manovre di accesso dei pazienti alla vasca, dai più abili ai meno abili, la movimentazione dei fisioterapisti e le attività di manutenzione. Ciascun componente è stato classificato e organizzato in un protocollo di progetto che ha facilitato le scelte progettuali nel rispetto del budget definito.
In primo luogo si è deciso di sfruttare lo spazio a disposizione anche in altezza, predisponendo i volumi tecnici per gli impianti di trattamento in posizione interrata e sfruttando il piano vasca rialzato per il posizionamento della rete idrica necessaria all’approvvigionamento e allo scarico delle acque.
Per la tipologia della vasca si è scelto un bordo rialzato per permettere più agevoli manovre per il controllo dei pazienti in trattamento, inoltre, con un bordo rialzato si è potuto utilizzare uno sfioratore dell’acqua che fungesse anche da maniglione di sostegno. Per i pazienti mediamente abili è stata posizionata una scaletta a due rampe (analoga a quella utilizzate nella palestra per gli esercizi motori) che assolve anche la funzione di attrezzatura per gli esercizi di salita e discesa dagli scalini.
Un sollevatore idraulico permette il trasferimento dei pazienti non autosufficienti in acqua.
L’accesso alla piscina è privo di qualunque barriera architettonica. Una rampa collega l’area d’ingresso con gli spogliatoi e la zona docce situate in diretto contatto con il piano vasca.
Cuore di tutta la struttura sono gli impianti di trattamento dell’acqua.
Sono state adottate le tecnologie più affidabili per assicurare la salubrità e la temperatura dell’acqua, il gradiente termico costante degli ambienti e la luminosità adeguata alle funzioni interne.
L’Impresa alla quale è stata affidata l’esecuzione materiale delle opere progettate ha portato a compimento l’opera appaltata seguendo disciplinatamente il dettato progettuale.
Questa ultima fatica completa il percorso intrapreso nel 2006 dall’Associazione Volontari DOKITA per la realizzazione di un centro che, dotato di tutte le attrezzature e funzioni necessarie a un percorso riabilitativo, si pone come presidio avanzato in Albania.
Quando, nel 2006, l’Associazione DOKITA mi chiese di occuparmi della riqualificazione di un vecchio fabbricato,(un magazzino di servizio del vecchio aeroporto militare che occupava l’area dell’Ospedale Universitario “Nostra Signora del Buon Consiglio”), da trasformare e destinare a Centro per la Riabilitazione Motoria, confesso di avere accettato l’incarico con particolare entusiasmo sapendo di affrontare una sfida non facile. Il fabbricato, nato appunto come deposito, non aveva alcuna caratteristica architettonica che potesse aiutare a definire una funzionalità differente dalla sua originale destinazione e, inoltre, le strutture dell’edificio si presentavano logorate dal tempo.
Oggi, grazie a impegno, dedizione e fiducia, è stato raggiunto un risultato che non solo ha valorizzato una parte significativa del campus, ma si pone come punto di riferimento per le nuove generazioni albanesi quale presidio di eccellenza per la formazione e la pratica per le terapie riabilitative.
Fernando Forte, Architetto romano, impegnato da molti anni in progetti in ambito sanitario e abitativo in Italia e nei Paesi in Via di Sviluppo. Per Dokita e la Fondazione ha contribuito alla realizzazione di parte delle strutture che costituiscono oggi il Complesso Unioversitario Ospedaliero della CFIC a Tirana.