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ALBANIA OGGI – tra passato e presente
di Mario Grieco, (rivista n. 82, 2008)
Molto tempo è passato da quando Dokita ha mosso i primi passi in Albania. Era il 1998, era un altro paese, un altro tempo, un’altra storia, un’altra epoca, direi un altro mondo. Quello era un paese appena uscito da una del- le dittature più dure della storia, cui era seguita l’illusione di un miracoloso capitalismo, dove il libero mercato era interpretato come libera anarchia e il sogno di guadagni facili e immediati era diventato certezza. Illusione che ha portato all’impetuosa crescita e inevitabile rapida implosione delle famose e tragiche piramidi (finanziarie che promettevano ai clienti anche il 150% di interessi sul capitale versato!), con la conseguente breve ma intensa guerra civile. Non bastasse, a ciò si è aggiunta la crisi del Kosovo, con il suo carico di oltre 500.000 profughi in cerca di accoglienza e aiuto. Ma per uno scherzo del destino la crisi del Kosovo, che sembrava l’ennesima sciagura, ha rappresentato per l’Albania anche un momento di svolta. Gli albanesi hanno dimostrato in quella complessa circostanza una grande capacità di accoglienza e di solidarietà, ed in più per la prima volta, grazie all’attenzione mediatica per la guerra, gli occhi dell’Occidente si sono posati sul’Albania, quasi per caso, e molti si sono accorti che forse oltre al Kosovo c’era anche un altro paese che aveva bisogno del sostegno della comunità internazionale.
E da lì tutto si è trasformato freneticamente. È difficile descrivere i cambiamenti tumultuosi che l’Albania ha conosciuto nell’ultimo decennio. A noi occidentali le nostre società sembrano immutabili, mentre quelle dei cosiddetti paesi in via di sviluppo sono incredibilmente mutevoli, a volte - raramente - nel bene, più spesso – tragicamente - nel male . E dieci anni valgono un secolo. Potrei cominciare dall’aeroporto di Tirana che mi accolse la prima volta in cui mettevo piede in Albania. Era il 1998 e quello che chiamavano aeroporto era semplicemente una striscia di asfalto nel nulla, tra l’altro alquanto dissestata e pericolosamente corta, con una torre di controllo, che più che una torre era un traliccio, e una casupola, in mezzo alla campagna, che definivano terminal, dove per passare la dogana ci si impiegava anche mezza giornata, controllati e scrutati da torvi poliziotti con vecchie e lise divise in stile dittatoriale. Oggi arrivi e parti da Tirana da un aeroporto, dotato di un terminal piccolo, ma efficiente e moderno, ed ad accoglierti sono poliziotte in divisa sorridenti ed eleganti. Potrei continuare con le strade che non c’erano, gli ospedali senza finestre, letti, attrezzature medicali e senza medici e infermieri, e potrei proseguire così per molto, ma non essendo questa le sede per approfondire la questione mi limiterò a far presente che l’Albania oggi è un paese che, pur se tra mille contraddizioni, si sta preparando ad avviare le procedure di richiesta di adesione all’Unione Europea (previste per il 2015). Un segno dei progressi compiuti e un sogno che si avvera, o meglio che si potrebbe avverare, sempre che l’Occidente non si dimentichi che l’aiuto non è necessario solo nei momenti di emergenza - quando l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica è alta – ma anche nei periodi di apparente tranquillità e normalità, le cosiddette fasi della transizione.
E allora mi fermo e lascio la parola, o meglio la penna, al coordinatore di Dokita in Albania Fabrizio Righi e a Giuseppe Costa dell’ufficio progetti che più che del passato vi parleranno del presente e futuro e di ciò che Dokita sta facendo in Albania per supportare settori che ancora purtroppo non beneficiano, sé non in maniera limitata e insufficiente, dello sviluppo che l’Albania sta conoscendo. Come è tragicamente scontato, infatti, la crescita improvvisa porta con se anche tante preoccupazioni e contraddizioni, e i settori tradizionalmente più esposti sono quelli legati alle fasce marginali e deboli della societa (anziani, disabili, orfani, ecc.), dove l’iniziativa individuale e il libero mercato non incidono e lo Stato ancora non riesce a soddisfare le esigenze di tutela. Ed è qui che Dokita cerca di intervenire con l’appoggio di tanti donatori pubblici e privati e in collaborazione con le autorità locali e la controparte locale Fondazione Nostra Signora del Buon Consiglio. Ed è di questo che gli articoli che seguono vi parleranno.