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All'Insegna della Precarietà

Testimonianza da Foz do Iguaçu

di Annalisa Balestrino e Barbarangelo Licheri, volontari (rivista 74-78, 9.2007)
La famiglia di Porto Meira
Parliamo di Porto Meira, un grande quartiere di periferia della turistica Foz do Iguaçu, conosciuta nel mondo intero per le sue cascate e per la più grande centrale idroelettrica del mondo. Qui si vive all’insegna della precarietà: il lavoro, la famiglia, le relazioni, la permanenza nel quartiere, la vita... niente ha il sapore della stabilità e della sicurezza.Il fenomeno del nomadismo urbano è determinate nel caratterizzare la situazione sociale del nostro quartiere: pochi degli abitanti sono nati qui a Foz, e la maggior parte vi abita per un tempo variabile (dai tre mesi a tre anni) che è determinato dalla capacità e possibilità del “nucleo familiare” di trovare sostentamento ed equilibrio sociale. La mancanza di queste prerogative essenziali di vita determina l’esodo verso altre località che si ritiene offrano queste possibilità: in realtà si perpetua la medesima esclusione. Il nodo cruciale della situazione ci sembra essere la destrutturazione familiare. Per capire “famiglia” occorre uscire dal nostro schema familiare (composta da Mamma, Babbo e figli legittimi) per accettare che la famiglia brasiliana sia una “variabile” composta alcune volte da babbo e mamma... ma anche più frequentemente, da una combinazione di varie figure che vanno dai nonni, ai padrini, agli zii, ai patrigni e alle matrigne (che mutano facilmente visto il ricambio di partner tra le coppie), e ai molti fratelli, frutto di precedenti convivenze. In questa grande variabile il bambino difficilmente trova un ambiente adatto alla sua crescita equilibrata, inteso come ambiente affettivo, accogliente e sicuro dove sentirsi protetto da relazioni stabili: deve piuttosto competere con gli altri membri della famiglia per conquistare il suo spazio affettivo. Sono tanti i bambini abbandonati dai propri genitori ma, per assurdo, sono pochi i bambini senza “famiglia”: c’è sempre qualcuno (la nonna, la zia, i vicini eee ) che li adotta e si prende cura di loro, pur nella limitatezza delle loro possibilità. Ma la famiglia è, di fatto, la prima e la principale situazione di instabilità nella quale vive il bambino. Sono frequenti i casi di violenza, abusi sessuali, di una precoce “autonomia” dei bambini, costretti a vivere per strada tutto il giorno, troppo presto responsabili del proprio tempo, troppo presto impegnati ad apprendere la regola del più forte e la diffidenza verso tutti e tutto. Si percepisce una sostanziale solitudine affettiva, una difficoltà a vivere relazioni profonde e vere perché mai sperimentate.
La Situazione igienico-sanitaria ed alimentare.
La situazione igienico-sanitaria del quartiere è al limite della vivibilità, soprattutto nella favela, sorta abusivamente a ridosso della nostra casa, in un terreno acquitrinoso e non risanata, con strade inesistenti, dove gli unici servizi sono la rete idrica dell’acqua potabile e l’elettricità. Il sistema di raccolta delle acque nere è dato da un canale a cielo aperto che attraversa la favela, e che rappresenta la più importante causa di malattia nei bambini (verminosi, malattie della pelle, infezioni intestinali, epatite).
Alcuni numeri possono darci l’idea dell’assistenza medico-sanitaria. Nel quartiere di Porto Meira abitano più di quarantaduemila persone (nel 2004) e sono servite da tre “posti di salute” (semplici ambulatori medici). Nella Città di Foz (300 mila abitanti) ci sono 314 posti letto, di cui 149 riservati al sistema sanitario pubblico. Questo è il motivo che porta a meno di 24 ore la degenza ospedaliera per un parto naturale, con tutti i rischi che questo comporta per la puerpera e per il neonato.
Situazione economica
Le scarsissime disponibilità economiche della famiglia ( sommate in molti casi alla scarsa capacità di gestione di queste) sono la causa di malnutrizione dei bambini a cui non viene sempre riservata una priorità, pur nella ristrettezza. La base alimentare è data da riso e fagioli, scarsissima è la verdura, quasi inesistente la frutta. Altro problema dei neonati che non sono allattati al seno (o perché abbandonati o perché la madre lavora fuori casa), soprattutto nei casi in cui sia le madri sia i bambini non essendo in possesso di documenti di nascita, non esistono per lo Stato e non possono essere assistiti dalle strutture pubbliche.
L’Istruzione e situazione sociale
Esistono nel quartiere strutture scolastiche che accolgono la quasi totalità della popolazione in età scolare (dai sette ai quattordici anni) ma le condizioni di funzionalità sono pessime. 35-40 alunni a classe, doppi e in alcuni casi tripli turni di solo quattro ore giornaliere, scarse disponibilità economiche e didattiche e una consequenziale scarsa qualità dell’insegnamento, un massiccio abbandono scolastico e un basso grado di istruzione (per indicazione delle autorità scolastiche gli alunni vengono promossi alla classe successiva pur avendo un giudizio inferiore alla sufficienza). La famiglia delega totalmente alla scuola la formazione culturale dei propri bambini (anche nelle classi più abbienti), ma d’altra non ha in se’ gli strumenti per essere parte attiva in questo processo: perché i genitori trascorrono la maggior parte della giornata fuori casa per lavoro, perché non hanno coscienza dell’importanza dell’acquisizione di cultura per migliorare la propria condizione di vita, per l’alto indice di analfabetismo tra gli adulti. Questa realtà rende difficile lo sviluppo fisiologico, psichico e fisico di un bambino, agisce ancora più negativamente nello sviluppo degli adolescenti, che a queste pressioni devono aggiungere l’instabilità, l’insicurezza e la vulnerabilità tipica della fase adolescenziale. Ancora più forte si sente l’incapacità familiare a gestire questa fase di crescita dei ragazzi, e la soluzione più frequente è il rifiuto reciproco o l’abbandono.
Fuga e abbandono
Con l’assenza del supporto familiare l’adolescente affronta da solo le sue problematiche, con una grande voglia di riscatto, ma privo di strumenti e opportunità, che si manifesta spesso in modo disordinato, incosciente e irresponsabile. È questa l’età del grande abbandono scolastico, del precoce inserimento nel mondo del lavoro (nel quale però non assumono alcuna qualifica perché si tratta di lavoro nero, informale, e del contrabbando con il Paraguay), essenziale per aumentare il basso reddito familiare; della facile aggregazione in piccole bande di delinquenti; dell’ingresso nel mondo della droga e della prostituzione. Le carenze affettive portano a una precoce fuga dal proprio ambiente familiare e una serie di tentativi maldestri di costituzione di una nuova famiglia: le nostre adolescenti si ritrovano a essere mamme-bambine a 15-16 anni, il più delle volte sole, perché il partner non assume alcuna responsabilità, incapaci di gestire la responsabilità affettiva ed economica della nuova famiglia che desiderano, perpetuando comportamenti e stili di vita più o meno consciamente rifiutati.