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Viaggio nel Sud -
Esperienze di Ricerca tra le strade di Foz do Iguaçu
di Ilaria Onida, riv. n.89/91, 2009/2010
È solo uno spicchio di verità, un’apparenza furba e irriverente, che propone il massimo per sentirsi sempre più all’avanguardia e discrimina nel peggiore dei modi chi non ha gli strumenti per far parlare di sè.
Ci accoglie una Foz do Iguaçu (Pr, BR) cresciuta dal punto di vista demografico - 325 mila abitanti contro i 266.771 di 3 anni fa - e turistico: 28.000 posti letto in hotel di lusso che offrono appoggio ai turisti ogni anno. Insieme alle altre città di frontiera, Puerto Iguaçu (Argentina) e Cidade del Este (Paraguai), crea un conglomerato urbano di più di750 mila abitanti in uno spazio territoriale di dimensioni ridottissime. Strade centrali modificate e abbellite da marciapiedi, piante, gazebo in legno per i piccoli commercianti, vetrine che si aprono alle grandi marche Sisley, Levi’s, ...
Ma è solo uno spicchio di verità, un’apparenza furba e irriverente, che propone il massimo per sentirsi sempre più all’avanguardia e discrimina nel peggiore dei modi chi non ha gli strumenti per far parlare di sè. Questa grande metropoli ha ben altro da raccontare, ed è qualcosa che si lega all’inarrestabile bisogno di lottare per cancellare le macchie che anni di corruzione, debiti e violenze hanno lasciato sul suo volto.
Perciò, dopo 45 giorni vissuti alla periferia della città, nell’agglomerato urbano di Porto Meira (42mila abitanti), buttiamo alle spalle i dati statistici o le affermazioni fiere e inattendibili dei politici e ci caliamo in una dimensione più realistica di Foz, attraverso le parole di chi la vive. Siamo stati ospiti della Sociedade Civil Nossa Senhora Aparecida (SCNSA), presso la casa dei Padri Concezionisti che a Foz ormai sono operativi da circa 20 anni. Godendo di tutti gli insegnamenti e le attenzioni che Padre Giuliano Inzis (Cuglieri, OR) e Miguel Vera (Tucuman, Argentina) ci hanno dedicato. Ci siamo intrufolati qua e là, ognuno coi propri interessi educativi e tecnici, cercando di recepire l’altro lato della medaglia che in molti, tante volte, hanno cercato di nascondere.
E allora giù a fare interviste nelle vie fangose della favela che ci circondava, coi questionari di ricerca di Rodrigo, entrando nelle catapecchie di legno in cui si faceva fatica a stare in due, ma ci si vive obbligatoriamente in dieci (padre, madre e 8 figli), senza pareti divisorie, nè bagni.
I cavi elettrici sopra le nostre teste s’impossessavano abusivamente della luce pubblica dalle finestrelle delle casupole ai tralicci esterni. Gli antichi fiumiciattoli rimangono l’unica rete fognaria a cielo aperto per alcune zone del quartiere, diventando ricettacolo di malattie per i bambini che ci giocano dentro. Sotto certi aspetti il degrado, la povertà e il disequilibrio sociale sono eclatanti, ma le associazioni che vi lavorano tentano in tutti i modi di coscientizzare chi ancora non crede nelle proprie possibilità, vive di espedienti e non ha prospettive per il futuro. Gli interventi di aiuto per debellare problematiche quali traffici, contrabbando, prostituzione, abuso e miseria, che non immaginavamo di toccare con mano, iniziano a essere efficaci. Pur agendo in sordina e con lentezza, come richiede l’antica tradizione brasiliana, sempre più giovani capiscono l’importanza del sistema formativo, lavorano tutto il giorno per pagarsi gli studi .e arrivare al gradino più alto dell’Università (che propone quasi esclusivamente lezioni notturne) e offre loro una visione diversa della realtà, allargando gli orizzonti a politiche internazionali, di sviluppo e interazione tra i popoli. Dal mio canto ho avuto l’opportunità di collaborare con un gruppo di operatori sociali, che sul campo, giornalmente, cercano di tutelare i diritti dei più deboli e che mi hanno messo dinanzi, ancora una volta, all’incredibile ingiustizia che solo l’uomo è capace di creare. Coi bambini, i meninos de rua, che tutti i giorni si recano alla Pré-Escola della SCNSA, per ricevere le basi dell’istruzione scolastica e, forse principalmente, per usufruire della colazione e del pranzo, unico pasto garantito delle loro lunghe giornate. Con gli adolescenti, che riempiono il mini-campo-sportivo della struttura, e partecipano ai laboratori di ogni tipo, linguistici, informatici, musicali, e trovano un senso diverso alla vita pericolosa delle strade in cui vivono.
“Foz do Iguaçu è la terza città del Brasile per morti assassinati. C’è un’enorme insicurezza legislativa e finanziaria, i piani economici vanno e vengono […] Da dieci anni dopo la scuola superiore non c’è nessuna specializzazione che introduce al mondo del lavoro. Se non possiedi il denaro per i corsi privati che danno professionalità, sei fuori dal mercato”.
Insomma, la nostra piccola testimonianza può solo farvi notare quanto utile sia l’intervento di tutte le persone che ruotano intorno a questa società. Servono menti che cooperano, personale specializzato che formi la gente del posto, che offra un aiuto concreto. Ognuno con le proprie capacità e creatività giovanili soprattutto. Fondamentale, è chiaro, rimanere sempre nel rispetto delle norme e delle consuetudini che caratterizzano il Paese e chi lo abita.
Ilaria Onida www.isfcagliari.altervista.org/docs/fozIguacu-isfpress-nov2006.pdf>






