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VEDREMO -                      Il progetto Baka

...un sucesso basato sul sistema della recirocità indiretta

di Pantaleo Rizzo, Coordinatore Dakita Camerun e Capo Progetto BakaVedremo (rivista n.81 4.2008)

Vedremo! Così ci hanno accolto nel mese di aprile 2007 le popolazioni pigmee d’etnia Baka, nel sud del Camerun. Queste popolazioni vivono nel Dipartimento di Dja e Lobo, in 30 accampamenti situati lungo le strade sterrate che penetrano la foresta pluviale. Eravamo andati a presentarci e a chiedere loro di partecipare alla realizzazione del Progetto Baka, un progetto di sviluppo, di cui loro sono i beneficiari. Io ero il coordinatore del progetto e con me c’erano un medico italiano e tre camerunesi, di cui un agente di sviluppo comunitario e due infermiere. Questo progetto, di durata triennale, è co-finanziato al 50% da Dokita e dal Ministero degli Affari Esteri Italiano.

Ci hanno accolto con molta prudenza. Ci spiegarono che un altro progetto di sviluppo, finanziato dalla cooperazione belga e cominciato un anno prima che noi arrivassimo, non stava mantenendo le sue promesse. Volevano quindi vedere qualcosa di concreto, prima di partecipare con fiducia alla realizzazione del nostro progetto. Per sbloccare la situazione, gli abbiamo proposto un patto scritto, dove gli si garantiva che le opere costruite con la loro partecipazione sarebbero diventate proprietà delle loro comunità organizzate, mentre i beneficiari delle attività di formazione sarebbero stati i membri di queste comunità. Gli abitanti dei 30 accampamenti si sono quindi riuniti in assemblea nei 10 accampamenti più popolati. Hanno costituito le 10 Comunità d’Azione Rurale (CAR), con un totale di 2.032 membri, hanno firmato il patto con noi e hanno nominato i primi 30 membri da formare.
La settimana successiva è cominciata la loro formazione teorica, tramite tre tipi di corsi: uno per agenti di salute pubblica, uno per agenti di salute materno-infantile ed uno per agenti di sviluppo comunitario. Alla fine dei corsi, questi hanno ricevuto gli attestati di partecipazione e poi sono stati inseriti nei circuiti di assistenza socio-sanitaria del progetto, dove hanno seguito il corso pratico di formazione continua ed hanno ricevuto progressivamente tutte le attrezzature necessarie a svolgere il lavoro. Successivamente e con le stesse modalità, si sono svolti i corsi per 80 amministratori delle 10 CAR (coordinatori, segretari, contabili, consiglieri e controllori), per 80 costruttori di scuole e pozzi, per 54 insegnanti di scuola materna e per 10 agenti di sviluppo agricolo, 10 agenti d’allevamento animale e 10 agenti di sviluppo artigianale.
Dopo sei mesi, gli agenti di salute erano in grado di diagnosticare le malattie le più diffuse, di somministrare i medicinali, di fare la terapia intramuscolare e di monitorare il buon corso delle gravidanze. Hanno collaborato ad assistere 900 persone, di cui 52 donne in gravidanza, riducendo l’incidenza delle patologie comuni del 69%. Gli agenti di sviluppo sono riusciti a rendere partecipi la metà dei membri delle 10 CAR alle principali attività del progetto (creazione di 26 corsi di scuola materna per la formazione di 363 bambini, costruzione di 20 hangar e 4 scuole, realizzazione di 5 pozzi). Gli hangar sono utilizzati come aule per i corsi di scuola materna, sale di riunione per le CAR e ambulatori per le visite mediche), ma in futuro si prevede la costruzione di altre scuole, di uffici per le CAR e di ambulatori per gli agenti di salute. Dalla prudenza sono passati alla partecipazione piena e stanno anche cercando di fare più di quanto previsto dal progetto.
Il patto che era stato sottoscritto prima dell’inizio delle attività prevedeva la sostenibilità economica di ogni attività intrapresa dal progetto, pertanto lo si è fondato sul pagamento di qualsiasi servizio o bene ricevuto. La CAR paga i costruttori che sono stati formati per costruire gli hangar, le scuole e i pozzi. I genitori pagano mensilmente i maestri che sono stati formati per assicurare la scuola materna ai loro bambini. I partecipanti ai corsi pagano al prezzo di mercato ogni attrezzo di lavoro che ricevono dal progetto. Gli ammalati pagano i medicinali che ricevono dal progetto.
Come mai questi poveri beneficiari riescono a pagare perfino i medicinali? Il segreto sta nel fatto che non si paga col denaro, ma si utilizza un’altra moneta, la cui unità di conto è il “Djalobo” e il cui valore è allineato a quello del Franco CFA (l’unità di conto del denaro in Camerun). Questa nuova moneta non circola, per cui i valori sono soltanto registrati nei conti di un sistema contabile particolare. Questo sistema si chiama “Sistema di Reciprocità Indiretta” (SRI) ed è nato in Italia nel 1996, anche tramite un mio contributo. Esso è anche utilizzato all’interno delle associazioni italiane “Banche dei Tempi”, così denominate poiché la loro unità di conto è l’Ora. L’articolo 27 della legge n. 53 dell’8 marzo 20001 le riconosce e le promuove. Nessuna autorità ha mai criticato il Sistema di Reciprocità Indiretta (SRI), anzi sono tutte contente e ci facilitano i compiti. Il Delegato dipartimentale agli affari Sociali ha perfino affermato, durante una riunione ufficiale sulla valutazione dei progetti delle ONG, che grazie a questo sistema le popolazioni beneficiarie del Progetto Baka sono passate in breve tempo dall’attitudine di essere assistite a quella di partecipare al loro sviluppo. Questo cambio d’attitudine non era scontato.
Nel mese di ottobre, abbiamo ricevuto una visita ufficiale da parte dell’Ambasciatore d’Italia in Camerun. Dapprima ha avuto modo di valutare le buone relazione instaurate tra il Progetto Baka, la Prefettura (soprattutto in occasione del riconoscimento giuridico delle 10 CAR) e le altre Autorità Pubbliche Dipartimentali. Poi, assieme a queste autorità, ha potuto vedere le attrezzature fornite ai presidi sanitari della zona d’intervento (tra cui un ecografo) e la collaborazione esistente tra questi e il progetto. Negli accampamenti, tutti hanno potuto constatare il buon funzionamento dei pozzi realizzati, l’esistenza degli hangar e delle scuole ed, infine, il buon livello di prescolarizzazione dei bambini. Dai colloqui avuti con gli operatori coinvolti nei circuiti socio-sanitari e nelle attività progettuali, tutti hanno potuto comprendere il buon livello di partecipazione dei beneficiari che è stato raggiunto grazie al Sistema di Reciprocità Indiretta. Infine, i beneficiari diretti e le autorità locali, che erano e sono costantemente tenute informate sullo svolgimento delle attività progettuali e che spesso fanno dei sopralluoghi, hanno espresso all’Ambasciatore il loro parere favorevole alla continuazione del progetto.