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LES ENFANTS TERRIBLES

La Condizione dell'Infanzia a Kinshasa

di Giuseppe Costa, rivista n. 83/2008

La Repubblica Democratica del Congo è una delle nazioni che ha più ricchezze naturali al mondo: diamanti, coltan, cobalto, oro, uranio, columbite-tantalite, gomma arabica, rame, legname; il fiume Congo, ha un potenziale idrico enorme capace di creare da solo energia elettrica per la gran parte dei paesi africani. In particolare in Congo vi è una grandissima quantità di coltan, minerale rarissimo, che ha oggi un valore immenso per via delle sue proprietà che lo rendono fondamentale per l’industria elettronica. Ciò nonostante tali ricchezze naturali non hanno, oggi, nessuna ricaduta sulla popolazione.
La storia del Congo è stata fortemente condizionata da numerosi conflitti finalizzati al controllo di queste immense risorse naturali. Il paese è stato sfruttato prima dalla colonizzazione belga, poi dalla dittatura di Mobutu (1965-1997) poi, a partire dagli anni ‘90, il paese è stato invaso dagli eserciti dei paesi vicini e da bande mercenarie che hanno sostenuto e alimentato la guerra civile e gli scontri tra le componenti etniche delle province frontaliere. Si calcola che tra il 1998 e il 2002 i conflitti hanno causando oltre 3,5 milioni di morti e circa 3 milioni di sfollati. Attualmente in Congo c’è bisogno di tutto, mancano le infrastrutture di base, non c’è produzione industriale, né produzione agricola, tranne che per l’impiego pubblico, il lavoro ha unicamente carattere informale. I contratti di esportazione dei minerali, fino a pochi anni fa, non prevedevano neanche una prima lavorazione in territorio congolese, ma il solo trasporto presso i territori degli acquirenti esteri. Il prodotto nazionale lordo pro capite è di 130 dollari USA, l’aspettativa di vita media e di 47 anni, i tassi medi di fertilità sono ancora molto alti, circa 3,5 figli a famiglia e spesso le famiglie sono monoparentali, solo il 46% della popolazione residente nelle città ha accesso all’acqua potabile e il 29% nelle aree rurali. Kinshasa, capitale del Congo e la terza città più grande dell’africa con 10 milioni di abitanti, si presenta come una sorta di città-villaggio in cui attorno ad un centro con uffici amministrativi e banche si estende tutto intorno una città priva di infrastrutture, composta da casette grezze in mattoni e lamiere, spesso prive di rete idrica e corrente elettrica. Le strade, prive di asfalto e sommerse da rifiuti formano sentieri urbani improbabili. I rifiuti vengono bruciati quotidianamente lungo le strade e sprigionano un odore acre di diossina che si mescola all’inquinamento dei mezzi di trasporto, rovinosamente tenuti in vita dai meccanici locali.
A pagare più di tutti le conseguenze di questa situazione catastrofica in cui si trova la società congolese sono i bambini. In Congo la mortalità infantile entro il primo anno di vita è di 129 ogni 1000 nascite, entro il quinto anno di vita è di 205 ogni 1000 nati vivi. Ma ciò che colpisce è il nuovo e dilagante fenomeno dei bambini di strada “shegué”, abbandonati dalla propria famiglia. Attualmente si calcola che solo a Kinshasa vi sono fra i 30 e 40.000 bambini di strada. I bambini si possono incontrare ad ogni angolo, tra le strade coperte di rifiuti, sbucano fuori da vicoli e da ripari improvvisati, a piedi nudi, tra pozze d’acqua stagnante e cumuli di rifiuti maleodoranti. Le cause sono molte: la guerra, le malattie, la povertà diffusa e anche le credenze la “sorcelleries” (stregoneria). Spesso la gente accusa il bambino di essere un “sorcier” (stregone) incolpato di attirare sulla famiglia o sui vicini di casa la morte e la malattia e allora cercano di sbarazzarsi del bambino: lo abbandonano in una strada sconosciuta o lo portano da un guaritore. Costoro per guarirlo e per cacciare il cattivo spirito dicono che il bambino deve soffrire e allora lo sottopongono a bruciature o a bastonate. Spesso il bambino per salvarsi deve fuggire di casa. Fino a una decina di anni fa, il fenomeno degli “enfants sorciers” era pressoché sconosciuto a Kinshasa. È vero che in Congo la magia nera fa parte della cultura tradizionale, ma un tempo l’accusa di stregoneria cadeva solo sulle persone adulte, il più delle volte sugli anziani che rischiavano di venire strangolati o bruciati, o nel migliore dei casi cacciati dalla comunità. Oggi questo destino tocca a bambini la cui unica colpa è trovarsi vicini alle disgrazie di tutti i giorni ed avere genitori che non ce la fanno più a sostenere i figli.
Non a caso gli “enfants sorciers” provengono sempre da famiglie povere, spesso monoparentali in cui vi sono problemi quotidiani di sopravvivenza.

La Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione a Kinshasa, in collaborazione con l’associazione locale “OSPEOR” e con il supporto di Dokita, lavora da oltre venticinque anni per aiutare i bambini di strada, lo fa tramite una rete integrata di servizi residenziali e diurni che assicurano ai bambini un’assistenza sanitaria e alimentare, e la possibilità di ricevere un’istruzione scolastica e una formazione professionale. Il Superiore locale P. Francesco Cavalieri vanta un’esperienza lunghissima in Africa, iniziata in Camerun a Sangmelima a fianco di F. Maino e P. Ianeselli e continuata poi in Congo. Grazie alla sua collaborazione Dokita sta lavorando proprio in questi giorni alla redazione di un nuovo progetto da presentare al Ministero degli Affari Esteri italiano che sarà realizzato nella Provincia di Kinshasa e avrà lo scopo di supportare e potenziare le attività della Congregazione a favore dei minori a rischio e dei bambini abbandonati.