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L'integrazione dei migranti nelle società occidentali ed il ruolo della scuola
di Antonio Giordani, preside Istituto Mazzini di Roma, rivista n. 92, 2010
Le considerazioni che saranno svolte in questo breve articolo prescindono in larga parte dalla particolare situazione italiana in quanto affrontano più in generale i problemi che le società più avanzate si trovano ad affrontare in relazione al tema dell’immigrazione. E’ innanzitutto necessario sottolineare il fatto che si tratta di problemi non semplicemente importanti (come sono ad esempio i problemi connessi al tema della salute, dei trasporti, dell’urbanizzazione, etc.) ma, molto di più, si tratta di problemi strategici nel senso che dalla loro soluzione dipende la stessa sopravvivenza delle società tecnologicamente avanzate. Le soluzioni fino ad oggi proposte per tali problemi sono state sostanzialmente due, quella dell’omologazione e quella del multiculturalismo. La politica di omologazione, consistente nel tentativo forzato di far accettare ai nuovi venuti i valori e le tradizioni della società ospitante, è stata violentemente applicata alla società americana per tutta la prima metà del XX secolo ed il suo insuccesso è stato certificato dai disordini razziali degli anni settanta. Comunità costrette a vergognarsi per lungo tempo delle loro origini e della loro cultura non possono che sviluppare nel tempo un profondo risentimento e ritornare, come un ramo violentemente piegato, nella posizione originaria sviluppando forme di razzismo al contrario, del tutto analoghe a quelle a cui vogliono reagire: emblematico in tal senso è l’esperienza di Malcolm X e delle pantere nere negli Stati Uniti. Sulle ceneri di questo insuccesso si è sviluppata la teoria, di origini liberali, della società multiculturale. Lo stato deve limitarsi ad essere un contenitore delle differenti esperienze che i diversi individui, ed anche i diversi gruppi etnici e religiosi, che vivono al suo interno intendono perseguire.
Il suo unico compito sarebbe quello di impedire che ogni singolo progetto ostacoli la realizzazione degli altri progetti. Un compito quindi importante ma minimo, per così dire semplicemente difensivo. Lasciando da parte in questa sede i numerosi problemi di carattere posti da questo approccio (l’esistenza di diversi sistemi di diritto compatibili con le tradizioni dei diversi gruppi, il tema del necessario scomparire dall’orizzonte politico del concetto dei diritti universali, etc.) l’idea di una società multiculturale e tollerante, sostanzialmente indifferente alle diverse elaborazioni delle comunità che convivono al suo interno, ha mostrato tutti i suoi limiti nei problemi di convivenza affiorati prepotentemente negli ultimi anni all’interno di quegli stati che la avevano applicata con maggiore coerenza: Canada, Regno Unito, Olanda, Francia. Una riflessione più approfondita ha fatto emergere l’ovvia constatazione che lo Stato non può essere semplicemente un contenitore indifferente di diversi individui e comunità ma che, se vuole sopravvivere, deve essere esso stesso una comunità, basata sulla condivisione di un certo numero di valori indipendentemente dalle proprie appartenenze etniche o religiose. Una società non può reggersi esclusivamente sul tema dei diritti individuali, ma deve affrontare con coraggio il tema dei valori condivisi, della fraternità, per usare una parola dai profondi richiami storici, che deve in qualche modo unire i suoi membri. E’ ovvio che l’attore principale di tale processo di creazione di un nucleo fondante di valori comuni, attraverso un coerente richiamo a tutte le tradizioni culturali ed abbandonare il loro comodo rifugio di individuazione etnica per entrare nel terreno ben più impegnativo del confronto interculturale non può che essere la scuola. E’ nella scuola di oggi che noi possiamo vedere il mondo di domani: se nelle aule delle nostre scuole gli alunni impareranno a rispettarsi ed a confrontare ed eventualmente a mettere in discussione le loro posizioni di partenza, allora possiamo essere sicuri che il mondo del domani potrà essere migliore di quello attuale. In caso contrario, inutile farsi illusioni. Il mondo di domani sarà disunito e violento. I soldi che non abbiamo avuto il coraggio di spendere oggi in scuola e istruzione li spenderemo domani in carceri e politiche di sicurezza.