Nigeria - un classico d'Africa

Un classico d'Africa
di Michele Metz (riv.n. 83)
La Nigeria non è soltanto il paese più popolato del continente africano ma anche, almeno teoricamente, uno dei più ricchi. Lo scenario del Paese (è il maggiore produttore di petrolio dell’Africa e l’ottavo esportatore mondiale) è caratterizzato dalle classiche contraddizioni socio-economiche del continente africano. Ricchissimo di risorse metallifere e di petrolio, che costituiscono il 95% delle esportazioni del paese, la Nigeria ha sempre dovuto fare i conti con questo suo patrimonio naturale, che a solo pochi anni dall’indipendenza dall’Inghilterra (1960) fece cadere il paese in una serie di conflitti e massacri, spesso legati alla gestione dell’estrazione del petrolio. Nel 1966 si succedettero due colpi di stato da parte di militari, che causarono la secessione degli Igbo e una catastrofica guerra civile che spazzò via più di 1 milione di vite in appena 3 anni. Dopo la resa degli indipendentisti dello stato del Biafra ebbe iniziò una lunga serie di regimi militari. L’ultimo, caduto dopo 16 anni nel 1999, fece spazio a Olusegun Obasanjo eletto alla carica di presidente con le prime elezioni libere dopo l’indipendenza. Obsanjo e il suo partito sono riusciti in seguito a farsi riconfermare vincendo le turbolente elezioni del 2003. Oggi, soprattutto dopo le elezioni tenutesi il 21 Aprile 2007 che hanno decretato vincitore Umaru Yar’Adua, delfino dell’ex presidente Obasanjo, la Nigeria è uno stato “ad altissimo rischio”. Il risultato delle elezioni ha dato origine ad un malcontento generale che si ritrova soprattutto tra quei gruppi che sostengono i diritti umani e che hanno aiutato il presidente Obasanjo ad essere eletto sia nel 1999 che nel 2003 e che ora rivendicano una spartizione dei proventi del petrolio. Gli oppositori portano dati concreti relativi al grezzo rubato e portato via dal paese su navi di contrabbandieri: si tratta di un giro d’affari di oltre un miliardo di dollari l’anno. Tutto avviene mentre i politici fedeli alla Presidenza si trovano a capo di questi racket. Oltre a queste continue turbolenze politiche causate dalle risorse petrolifere e dalla divisione dei loro proventi, la Nigeria si trova di fronte al difficile compito di istituzionalizzare la democrazia e riformare un’economia basata sul petrolio e su una ridistribuzione delle risorse tra le peggiori al mondo. Secondo la banca mondiale la corruzione fa sì che l’80% delle entrate del petrolio e del gas vadano al 1% della popolazione, mentre il 70% dei 140 milioni di nigeriani sopravvive con meno di un dollaro al giorno. Nonostante una brusca e costante urbanizzazione, la Nigeria resta infatti un paese rurale: solo il 10% della popolazione si dedica all’industria mentre il 70% vive di agricoltura, pesca e pastorizia, basate in molte aree su un’economia di sussistenza. L’estrazione del petrolio sta anche causando gravi danni ambientali, quali la degradazione e l’inquinamento del suolo (e la conseguente deforestazione per cercarne di nuovo), dell’aria e delle acque, fonte esclusiva di sussistenza per intere comunità.





