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LO STATO DELLE COSE - Intervista a Jerome Ndo Mih

La redazione ha colto l’occasione della visita di Padre Jerome Ndo Mih alla centrale Dokita per un'intervista sull’andamento dei progetti nella Valle di Santa Eulalia in Perù.

(di Michele Metz, riv.n.87/88)


Redazione: Caro Padre Jerome tu sei uno dei fondatori della Missione a Santa Eulalia. Ci racconti qualcosa della vostra avventura in Perù? Quanti anni sono passati dal vostro insediamento e che cosa avete trovato li in mezzo alle montagne?

Jerome: Iniziò tutto 8 anni fa, quando fui chiamato dal Camerun ad assistere altri due confratelli nell’apertura di una nuova casa in Perù.  La diocesi di Chosica (Lima) aveva affidato alla congregazione la sua parrocchia più povera, quella della Valle di Santa Eulalia. Santa Eulalia è un piccolo paese ad est della capitale nella provincia di Huarochirí, che prende nome dall’omonimo fiume che ha battezzato tutta la valle. La parrocchia di Santa Eulalia fa capo ad altri 22 paesotti situati sulle montagne intorno alla valle. Bisogna tenere presente che la valle stessa è molto estesa e si trova ad un’altitudine di quasi 1100 metri e che le montagne che la circondano arrivano a 5000 metri, con alcuni villaggi situati a quasi 4500 m di altitudine. Non ci sono strade asfaltate e sentieri e vialotti sono spesso in pessime condizioni, soprattutto nella stagione delle piogge. Eravamo in 3, c’era il Dott. Miguel Grosso, padre Abelardo ed io. Ci sistemammo nei locali del vecchio parroco, accettammo la sfida e cominciammo la nostra attività parrocchiale.Ci rendemmo subito conto della estrema povertà, della situazione di scarsa igiene e dell’enorme quantità di bambini malnutriti e senza educazione scolastica. Rastrellammo tutti i 22 paesi, parlammo con tutti e chiedemmo aiuto anche a Dokita. Nel 2002, due anni dopo il nostro arrivo, finalmente prese forma il progetto che tutt’ora è attivo grazie al Sostegno a distanza che Dokita ha organizzato per i bambini coinvolti: “S.O.S. NIŇOS”. Il progetto copre tutti i 22 paesi del nostro comprensorio. Si avvale di assistenti sociali, psicologi, professori, di un medico ed un infermiere che visitano i vari paesi. Svolgiamo in media una visita al mese. Controlliamo i bambini, dispensiamo medicine, materiale d’igiene, alimenti, vestiti e materiale scolastico; parliamo con i genitori e diamo un supporto psicologico. Fin dall’inizio abbiamo lavorato con più di 100 bambini dei quali alcuni ora studiano all’università e molti altri stanno imparando un mestiere. Attualmente il progetto si fa carico di 103 bambini, di cui 73 coperti da un sostegno a distanza attraverso Dokita. Ci sono tanti bambini che avrebbero bisogno, ma purtroppo non è attualmente possibile inserirne altri per mancanza di mezzi economici. Ci vorrebbero altri sostenitori…

Redazione: Avete poi avviato anche un altro progetto a favore dei bambini!

Jerome: Sì, il secondo progetto: “Procrecer”. Fu iniziato da P. Joachin, l’attuale superiore della comunità di Santa Eulalia. “Procrecer” nasce come risposta al basso profilo scolastico dei bambini e come forma di lotta per sconfiggere la denutrizione. Attualmente conta 5 centri nei quali vengono accolti 200 ragazze e ragazzi. In fondo “Procrecer” è un complemento di “S.O.S. NIŇOS”. Infatti quasi tutti i minori inseriti nel progetto “S.O.S. NIŇOS” frequentano anche “Procrecer”, che a differenza del primo progetto si basa soprattutto su un appoggio locale, con l’aiuto di professori volontari e delle mamme che preparano il cibo per i ragazzi. Gli incontri si svolgono a fine settimana. Diamo un pasto caldo, giochiamo insieme, rivediamo i lavori scolastici dei bambini e facciamo insieme i compiti. Come tutti i progetti anche “Procrecer” incontra numerose difficoltà: quella più dura è la mancanza cronica di fondi per comprare il cibo e il materiale scolastico. Avevamo dei fondi dal Canada che ormai sono finiti. Un altro problema non indifferente è costituito dai locali dove si svolgono gli incontri. Tre dei cinque locali sono fatti di canne con tetti coperti da teli di nylon per proteggersi dalle intemperie. Un altro grosso problema è il trasporto dei bambini verso i vari centri. Per quanto posti in punti strategici, tanti bambini devono fare ore e ore di cammino a piedi per venire agli incontri e per tornare a casa. Inocencio, per esempio, un bimbo di 4 anni, percorre a piedi una decina di chilometri per venire agli incontri del centro Procrecer. L’unica cosa che abbiamo potuto fare per alleviargli il viaggio è stato comprargli una radio-walkman cinese da due soldi, così può almeno sentire un po’ di musica durante il cammino. Dovremmo aumentare il numero dei centri per coprire anche i paesi più distanti da Santa Eulalia, ma non abbiamo nemmeno i mezzi per far funzionare soddisfacentemente i cinque che abbiamo. Insomma un progetto in crisi che, se non riusciamo a trovare dei finanziamenti, rischia di fermarsi. Un grosso peccato, anche perché si interromperebbe la nostra catena di progetti che accompagna i ragazzi fino alla fine della loro formazione professionale.

Redazione: Questo vuol dire che oltre “Procrecer” ci sono altri progetti per la formazione in corso?

Jerome: Sì, c’è da due anni “I.D.E.A.L“– Istitutiòn de desarollo alternativo laboral (Istituzione di Sviluppo Alternativo di Lavoro) di Santa Eulalia. Si tratta di una scuola di orientamento tecnico che offre corsi di formazione professionale per informatici, aspiranti sarti e professionisti di carpenteria metallica. L’istituto nasce come risposta alle richieste della gente dei vari paesi della parrocchia, per porre rimedio alla disastrosa situazione della disoccupazione e della povertà giovanile. Il Centro Ideal è stato creato con l’aiuto della CEI dal Dr. Grosso e P. Joachin. Oggi dispone di 13 computer desktop e 15 macchine da cucire industriali, alcune macchine per il lavoro dei metalli e alcuni materiali per il laboratorio di manualità delle giovani e delle donne. Il Centro Ideal gode dell’approvazione del governo locale e del ministero all’educazione. La formazione che il centro dà agli studenti permette loro di trovare uno sbocco sul mercato del lavoro con un diploma riconosciuto dallo Stato peruviano. L’IDEAL si rivolge soprattutto ai giovani della zona di montagna di Santa Eulalia e dintorni. Lo scopo iniziale era di proseguire il lavoro preliminare fatto dai S.O.S Niños e Procrecer per dare una formazione concreta. Molti dei nostri assistiti infatti quando escono dai progetti perché hanno raggiunto l’età per una formazione professionale si iscrivono all’IDEAL. La Scuola è comunque aperta a tutti, non solo agli adolescenti e ai giovani. Immaginate che, l’alunno più anziano ha più di sessant’anni. Attualmente abbiamo 60 studenti nella classe di informatica, 60 studenti nella classe di sartoria, 10 in quella di metalmeccanica. Inoltre abbiamo formato una classe non professionale, “il laboratorio di artigianato”, che conta 20 studenti e che viene soprattutto frequentato da donne e ragazze che vogliono apprendere o perfezionare le tecniche per la produzione artigianale di indumenti ed oggettistica da vendere ai mercati locali.Redazione: Una serie di progetti che accompagna i ragazzi dalla prima infanzia, attraverso l’adolescenza fino l’età adulta, insomma?Jerome: Proprio così l’abbiamo pensato, ma in realtà abbiamo numerose difficoltà. A parte il progetto “Procrecer”, che sta in una crisi profonda, anche con IDEAL abbiamo delle difficoltà. Mancano computer, (abbiamo 13 computer per 60 studenti) e anche attrezzature per il corso di metalmeccanica. Finora stiamo nella vecchia casa dei frati e in alcuni locali della parrocchia e stiamo stretti. In più il numero degli studenti è in continua crescita. Appena otto mesi fa avevamo 100 studenti adesso sono 150. Poi tanti ragazzi che vorrebbero iscriversi non ce la fanno a frequentare i corsi per via delle lunghe distanze tra il paese in montagna e Sant’Eulalia. Questo è anche uno dei motivi perché solamente il 50% dei nostri assistiti provenienti da SOS Niños e Procrecer frequenta IDEAL. Ci vorrebbe una struttura propria magari con un dormitorio annesso, per dare la possibilità agli studenti che vengono da lontano di avere un posto per dormire e per studiare durante la settimana. Insomma c’è ancora della strada da fare.Redazione: Mario Grieco dell’ufficio progetti ha fatto un sopralluogo a novembre dell’anno scorso. Che cosa verrà fuori da questa visita?Jerome: So che proprio in questo momento stanno lavorando ad un progetto in favore di IDEAL e che nella proposta ci saranno anche attività sul territorio. Speriamo che vada tutto in porto. Abbiamo comunque bisogno di un aiuto da parte di donatori privati, soprattutto per Procrecer e anche per SOS Niños dove abbiamo ancora una trentina di ragazzi scoperti.

Redazione: Padre Jerome quando torni in Perù?

Jerome: Non lo so dire. Sono qui perché sono stato trasferito. È difficile che restiamo più di otto anni in un posto. Padre Isidro per esempio è stato mandato in Argentina l’anno scorso. A me è toccato il paese delle aquile. Partirò prossimamente per fare un sopralluogo in Albania; poi vado in vacanza a casa mia, in Camerun. Sono più di tre anni che non vedo i miei familiari. Redazione: Allora in bocca al lupo per il futuro, Padre Jerome! E grazie per la tua disponibilità. Faremo tutto il possibile per aiutarvi a Santa Eulalia.