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Una Scuola per tutti?

da: La città Multietnica; Servizi per immigranti del Comune di Bologna, “La scuola nei Paesi d’origine dei bambini immigrati – il Perù”.

A cura di M. Metz, riv. n.87/88


Istruzione in Perù – Alcuni cenni storici

Lo stato Inca istituì un sistema formativo che comprendeva lo studio del quechua, la lingua inca, della religione, della morale, di alcune tecniche (ingegneria, agricoltura, metallurgia) e dell’arte (musica e oreficeria). Questa formazione di impronta forzata si espanse di pari passo con l’avanzare dell’esercito di Cusco e riuscì a creare un minimo denominatore culturale tra le centinaia di popoli che abitavano le Ande. All’arrivo degli spagnoli, la diffusione della lingua quechua era così capillare che le lezioni nelle scuole fondate dai sacerdoti domenicani venivano impartite in spagnolo e in quechua, trascritto in caratteri latini. Nella storia coloniale americana, Perù e Paraguay (di lingua guaranì), sono gli unici Stati dove sia ufficialmente esistito il bilinguismo.Nel periodo coloniale, l’istruzione era riservata solo alle classi agiate spagnole, mentre gli indigeni, ridotti in stato di semischiavitù, non venivano istruiti in lingua spagnola. La scuola coloniale in Perù rispecchiava la mentalità coloniale spagnola, ed era quindi razzista, dogmatica e aristocratica. Dopo l’indipendenza del Paese dalla Spagna (1821), si pose con urgenza il compito di integrare la maggioranza indigena che era diventata “cittadina” del nuovo Stato (oggi gli indigeni puri sono il 25% della popolazione). Nel 1872 si instaura il primo sistema di educazione elementare gratuito bilingue, e in quell’occasione viene stampato anche il primo dizionario quechua-castigliano. Un ulteriore tentativo di diffondere l’educazione elementare bilingue risale al 1956. Tutte le politiche di integrazione delle grandi masse indigene nella vita nazionale attraverso l’educazione però fallirono. Solo a partire dalle riforme introdotte nel 1963 si riuscì a diminuire il tasso di analfabetismo e la scuola superiore divenne gratuita. Nel 1974, vennero riconosciute ufficialmente le lingue quechua (già ufficiale nel periodo coloniale) e aymara, e inserite nella scuola pubblica delle aree indigene. Nel 1985, venne approntata una grammatica di queste due lingue da utilizzarsi per l’insegnamento. L’analfabetismo, che nel 1950 riguardava il 58% della popolazione e nel 1963 il 38%, è calato fino all’odierno 11,5%, con punte di oltre il 25% tra le donne delle zone rurali e fra i gruppi indigeni. I principali problemi per la diffusione di un sistema scolastico efficace in Perù sono da mettere in relazione ai profondi contrasti di una società nazionale divisa in isole geografiche, economiche, sociali e culturali, ma governata in modo pesantemente centralizzato. L’inadeguatezza delle risorse destinate all’istruzione in rapporto ai bisogni del Paese e la povertà diffusa costitui-scono inoltre seri ostacoli al raggiungimento di una piena scolarizzazione. I tassi di abbandono e ripetenza sono molto elevati, soprattutto nelle aree depresse e fra i gruppi indigeni come succede nella Valle di Santa Eulalia”

La scuola pubblica

La scuola pubblica, la definizione dei programmi didattici e il finanziamento degli istituti scolastici su tutto il territorio nazionale è compito dello Stato ovvero del Ministero dell’Istruzione. A partire dal 1962, alcune funzioni sono state delegate alle strutture regionali e locali, che hanno il compito di monitorare l’insegnamento e di promuovere l’adattamento dei programmi nazionali alle realtà locali. L’istruzione è compito esclusivo del governo centrale ed è stata definita dalla legge generale dell’educazione varata nel 1982. Il Ministero dell’Istruzione stabilisce i programmi per tutti gli istituti pubblici e privati del Paese, anche se la gestione economica dell’educazione elementare e superiore ricade per lo più sulle province. La scuola pubblica è gratuita, l’assistenza alimentare e sanitaria e i materiali scolastici degli allievi economicamente disagiati dovrebbero essere a carico dello Stato!
Il  corso degli studi si suddivide in quattro cicli: “La escuela infantil” (non obbligatoria, è divisa in asilo nido (sotto i 3 anni) e scuola materna (dai 3 ai 6 anni). “La escuela primaria” o elementare universale, gratuita e obbligatoria, dura sei anni e l’età d’ingresso è fissata a 6 anni. Alla fine delle elementari viene conferito un certificato di licenza. “La escuela secondaria” o superiore non è ancora obbligatoria (l’obbligo è previsto dalla nuova costituzione del ‘93 ma ancora non applicato) e si divide in due livelli. Il primo dura due anni ed è comune a tutti gli allievi, il secondo dura tre anni e si divide in specializzazioni umanistiche, scientifiche e tecniche. La scuola funziona da aprile al 20 dicembre, con 15 giorni di vacanze invernali ad agosto. Le scuole elementari devono svolgere almeno 22 ore settimanali di lezione per 38 settimane all’anno.

Programmi e problemi

I programmi della scuola pubblica e di quella privata, stabiliti dal Ministero dell’Istruzione in base all’articolo 24 della costituzione (1980), sono uniformi in tutto il Paese e privilegiano l’assimilazione della popolazione multietnica a favore dell’impronta culturale castigliana ovvero spagnola. I loro obiettivi sono: insegnare al bambino la lettura e la scrittura dello spagnolo, le abilità matematiche elementari, la conoscenza di base della storia e della geografia del Perù, la collocazione del Paese nel contesto internazionale e la comprensione dei fenomeni naturali. Si cerca anche di “promuovere la pratica dei valori etici, civico-patriottici, estetici e religiosi” negli allievi. La lingua di insegnamento è il castigliano. L’inglese viene studiato nelle superiori. Nelle scuole rurali situate in aree indigene (che coprono quasi la totalità della zona andina e amazzonica), si dovrebbe iniziare a insegnare in lingua indigena (quechua, achuar, aymara e le altre 55 lingue parlate dalle etnie della fascia amazzonica), per poi passare progressivamente al castigliano. Questo, però, avviene raramente, per mancanza di insegnanti indigeni nella madre lingua e per l’insufficienza del bilancio ministeriale. Il 95% dell’insegnamento avviene così esclusivamente in castigliano. Per zone come la valle di Santa Eulalia, che sono abitate da una popolazione di origine quechua, l’insegnamento di base in una lingua estranea crea non pochi problemi ai neo-alunni della prima elementare, che spesso non parlano il castigliano correntemente. Questo fatto è una delle principali cause dell’altissimo tasso di ripetenti al primo anno delle elementari (dal 30% al 70% nelle province dell’interno). In più, nonostante le riforme scolastiche fatte in passato, i metodi d’insegnamento soprattutto nella scuola elementare sono piuttosto tradizionali, autoritari e l’imparare a memoria sta ancora al centro dell’attività didattica. Nei villaggi mancano arredi scolastici, materiale didattico, aule a sufficienza ed insegnanti per tenere il numero dei bambini al di sotto di 30 alunni per classe (generalmente sono dai 40 ai 60). Altro importante motivo di inefficienza è la povertà, che colpisce una gran parte dei bambini non solo della Valle di Santa Eulalia ma in tutto il Perù. I problemi economici obbligano tanti genitori a costringere i loro bambini al lavoro precario per integrare il budget familiare. In più, quello che imparerebbero i bambini a scuola appare poco utilizzabile nella loro vita pratica,  e non costituisce quindi un incentivo a frequentare la scuola. Conta anche il fatto che tanti bambini per raggiungere le scuole devono percorrere ore e ore di cammino. Tutti questi motivi fanno sì che l’abbandono scolastico si aggiri intorno il 40%.