Combattere l’evasione scolastica
Abbiamo parlato con Emanuele Cerroni, capoprogetto del CAIA a Foz do Iguaçu (Brasile) e futuro responsabile del progetto IDEAL (Perù) co-finanziato dal MAE.
Michele Metz / Emanuele Cerroni, rivista 93, 2010
Tanti paesi un unico problema: l’abbandono scolastico!
Redazione: Quando si parla dell’istruzione in Sudamerica si parla soprattutto di evasione scolastica. Questa sindrome di fuga dalla scuola pare una caratteristica di tutta l’America latina. Come mai che l’evasione scolastica colpisce proprio questo continente così duramente mentre non costituisce un grande problema in Africa o l’Asia?
Emanuele: Credo che la risposta sia molto semplice. In America Latina per quanto riguarda l’istruzione primaria esiste un sistema scolastico gratuito e abbastanza “funzionante”. La quasi maggioranza dei minori ha passato almeno qualche settimana a scuola. Se in Africa ci fossero le stesse condizioni di base, si avrebbe per forza un numero più alto di bambini che frequentano la scuola ma anche un numero più alto di evasori. Spesso invece, essendo la scuola a pagamento e dovendo fare sacrifici per poter mandare i figli a scuola, in vari paesi Africani c’è maggiore controllo da parte dei genitori e i bambini si impegnano per soddisfare le loro aspettative. Essendo invece gratuita e obbligatoria in tutti paesi dell’America latina, quasi tutti i bambini iniziano a frequentare la scuola ma spesso la abbandonano prima di concludere il ciclo primario, soprattutto i minori a rischio come i bambini delle favelas o quelli che appartengono a minoranze etniche/linguistiche. Tra quelli che invece riescono a concluderlo, c’è un tasso alto di analfabetismo. Le cause di questo dramma sono molteplici. Parlo adesso per il Brasile e per il Perù ma i meccanismi negli altri paesi sono simili. Alla base del dramma c’è una mancanza di cultura dell’istruzione da parte dei genitori. In Brasile per esempio le famiglie, anche quelle borghesi e benestanti, tendono a delegare l’istruzione completamente alla scuola. Se la scuola funziona bene allora si va avanti altrimenti non si va da nessuna parte e purtroppo la scuola spesso non funziona. Troppi alunni, insegnanti malpagati e demotivati, due o tre turni giornalieri per la mancanza di aule e a volte anche la mancanza di un appoggio familiare fanno si che l’istruzione primaria sia seguita con molto fatica.
Un fattore importante è rappresentato dal fatto che la famiglia in America latina ha una valenza completamente diversa da quella africana. In Brasile, ma anche in Perù e negli altri paesi, la famiglia nelle favelas e bidonville non è qualcosa di statico ma di variabile, instabile. Ragazze madri con partner che cambiano in continuazione e figli che crescono tra madre, padre naturale, padri acquisiti, nonni e zii e che apprendono “le cose importanti della vita” da ragazzi poco più grandi di loro. Tutt’altro che un ambiente rassicurante. Possiamo dire un ostacolo grande per una crescita sana dei ragazzi è rappresentato dal proprio nucleo familiare. I valori passati dalla famiglia hanno spesso il focus intorno al lavoro precario e illegale. I bambini vengono mandati a lavorare sin da piccoli. Nelle favelas come da noi a Foz do Iguaçu, nelle bidonville di Lima o altrove iniziano come ‘cartonero’ (raccoglitori di rifuiti) o vengono utilizzate dalle bande criminali per lavoretti di supporto e per poi finire spesso come contrabandieri, spacciatori e nella prostituzione. Senza nessuna formazione professionale e spesso semi-analfabeti non hanno nessuna possibilità di riscatto sociale.
Redazione: La situazione in campagna fuori dagli agglomerati delle grandi città è sicuramente diversa da quella di Foz do Iguaçu, di Lima o di Messico City.
Fuori città i problemi cambiano ma non spariscono.
Emanuele: I meccanismi sono diversi ma il risultato, ovvero l’abbandono scolastico, è lo stesso. La popolazione rurale rappresenta in America Latina una minoranza. In Perù solamente il 24% della popolazione vive in “campagna”. In Brasile ancora di meno, appena il 17% della popolazione vive fuori dagli agglomerati urbani. Spesso le minoranze etniche e linguistiche non usufruiscono dei sistemi di inclusione sociale perché sono distanti dalle città. In Perù la gran parte degli indigeni (indios) vive nella fascia andina e in quella amazzonica, mentre la popolazione di origine europea e asiatica vive nelle città. In Brasile la situazione è simile anche se gli indigeni vengono affiancati dai meticci e dai discendenti di origine africana.
Prendiamo come esempio la Valle di Santa Eulalia a soli 60 km da Lima. In quella zona abbiamo tre fattori principali che favoriscono l’abbandono scolastico. Il primo è costituito dalle enormi distanze tra i villaggi dispersi per le montagne e le scuole e soprattutto dalla mancanza di strade degne di questo nome e mezzi di trasporto per gli scolari. I bambini che vivono nei villaggi remoti devono percorrere anche più di 10 km a piedi a tragitto per raggiungere la scuola. Il secondo fattore è costituito dalla lingua d’insegnamento (lo spagnolo) che a volte non corrisponde alla lingua parlata dalla popolazione dei villaggi (il quechua). Questo comporta che tanti bambini, semplicemente non comprendono la lingua dell’insegnante, si allontanino dalla scuola e si caratterizzi un abbandono scolastico nel primo anno delle elementari superiore al 50%. Il terzo fattore, che incide su tutti, cittadini o campagnoli, è la povertà. I bambini sono una mano d’opera a basso prezzo e vengono visti come tale e non come risorsa preziosa per un futuro migliore, come riscatto dalla povertà e ignoranza. Si crea come di solito un circolo vizioso in cui i figli sono costretti a ripetere i modelli di vita dei genitori.
Gli interventi contrastanti devono tenere conto delle realtà sul posto.
Redazione: Come intervengono Dokita e le strutture della CFIC per contrastare questa situazione. Come si può riuscire a rompere questo circolo vizioso? Con scuole private, magari convenzionate con doposcuola o come?
Emanuele: Le soluzioni sono varie e si adattano alle situazioni e problematiche particolari dei singoli paesi e luoghi di intervento. In Argentina, dove la CFIC è presente da oltre 70 anni, la congregazione gestisce con grande successo molte scuole private. In quel paese, questo concetto va benissimo perché in Argentina le scuole private hanno una lunga tradizione e fanno parte integrante del sistema scolastico. Attraverso le attività della chiesa e delle istituzioni non-profit si è costituito una specie di Welfare privato. In Brasile invece, dove l’alfabetizzazione delle masse inizia a partire degli anni 50 con movimenti progressisti, sindacalisti e politici con l’idea del riscatto popolare contro il ceto ricco del paese, la scuola privata è diventata solo per l’elitè. È stata dunque una scelta filosofica di Dokita e della congregazione di non aprire una scuola privata. Abbiamo invece sempre cercato e ottenuto la collaborazione delle enti statali, e del comune di Foz do Iguaçu.
Abbiamo dall’inizio tentato di contrastare le cause dell’abbandono scolastico che nelle “favelas” risiedono nell’ambiente socio-culturale piuttosto sfavorevole. Con il CAIA siamo riusciti a togliere i ragazzi dalla strada, a creare un ambiente protetto e favorevole al loro sviluppo. Oltre all’assistenza alla scuola e alle attività sportive puntiamo sulla formazione professionale. Abbiamo molte convenzioni con aziende, banche, assicurazioni per stage, apprendistati e formazioni in azienda. I nostri ragazzi, nonostante che provengono dalla scuola pubblica sono ben accettati nelle realtà imprenditoriali di Foz perché sono bravi e ben seguiti dal nostro staff. Lo sono perché il CAIA con il suo entourage di collaboratori e educatori che spesso provengono dalla loro stessa Favela, per i ragazzi è diventata come una famiglia. Da quando è stata ultimata la nuova struttura abbiamo addirittura triplicato le iscrizioni.
Redazione: In Perù avete fatto scelte simili?
Emanuele: La situazione in Perù è completamente diversa. Lì non abbiamo a che fare con un “barrio“ una bidonville in periferia di una grande città. La valle di Santa Eulalia è lunga all’incirca 50 km e comprende una ventina di villaggi dispersi nelle montagne circostanti che raggiungono le 4500 metri di altitudine. La CFIC con la parrocchia di Santa Eulalia si è presa la “responsabilità” anche di questi 22 villaggi. Non tutti questi hanno una scuola elementare e spesso due tre paesotti o frazioni si dividono una scuola che di regola si trova fuori l’abitato in un punto strategico. A questa accessibilità non sempre facile per via delle lunghe distanze si somma il già nominato problema linguistico e la situazione socio-economica delle famiglie. La CFIC da anni ha messo in piedi 3 progetti a favore dei minori e adolescenti che tra di essi sono complementari: Il primo SOS Niños è di carattere socio-sanitario e dà inoltre un sostegno economico attraverso la messa a disposizione di materiale scolastico, vestiti e alimenti. Il “Procrecer” è un progetto supplementare che prevede un assistenza “doposcuola” organizzata in punti strategici. In alcuni casi si usano proprio le scuole messe a disposizione dai comuni o baracche in legno costruite ai crocevia per poter raccogliere i bambini da più paesi. Anche qui il problema più grosso sono le distanza e i cinque punti d’incontro si trovano all’inizio della valle per motivi logistici e di trasporto. Nonostante i problemi del Procrecer abbiamo più di 200 bambini che frequentano i centri.
Il terzo progetto, il più ambizioso è l’IDEAL – Istitutiòn de desarollo alternativo laboral (Istituzione di Sviluppo Alternativo di Lavoro) di Santa Eulalia. Si tratta di una scuola di orientamento tecnico che offre corsi di formazione professionale per informatici, aspiranti sarti e professionisti di carpenteria metallica. L’istituto nasce come risposta alle richieste della gente dei vari paesi della parrocchia, per porre rimedio alla disastrosa situazione della disoccupazione e della povertà giovanile. Il Centro Ideal gode dell’approvazione del governo locale e del ministero all’educazione. La formazione che il centro dà agli studenti permette loro di trovare uno sbocco sul mercato del lavoro con un diploma riconosciuto dallo Stato peruviano. L’IDEAL si rivolge soprattutto ai giovani della zona di montagna di Santa Eulalia e dintorni. Lo scopo iniziale era di proseguire il lavoro preliminare fatto dai S.O.S Niños e Procrecer per dare una formazione concreta. Molti dei nostri assistiti infatti quando escono dai progetti perché hanno raggiunto l’età per una formazione professionale si iscrivono all’IDEAL.
I Millennium Goals?
Redazione: Un ultima domanda. Nel settembre del 2000, 191 paesi stati membri dell’ONU hanno rilasciato una dichiarazione, i famosi “Millennium Development Goals” Per il 2015 che progressi possiamo aspettarci per quanto riguarda l’alto tasso di evasione scolastica. A parte degli sforzi intrapresi dalle ONG e delle istituzioni ecclesiastiche, ci sono progetti da parte dei governi per contrastare questo fenomeno?
Emanuele: Posso parlare per il Brasile. Si, ci sono programmi statali per contrastrare l’evasione. Alla fine anche il CAIA è un progetto inserito in un contesto più ampio, che va oltre la favela di Morenitas. Il problema è che gli sforzi intrapresi da parte del governo non sono sufficienti. Bisogna in primis migliorare la situazione di base. Migliorare le scuole, aumentare e ampliare le aule, motivare insegnanti e alunni, cambiare il programma didattico, deve sparire la povertà, deve cambiare la mentalità della gente.







