Scrive Bertrand Njomegni nel suo articolo “i disabili in Camerun”: “Parlare del livello di integrazione degli handicappati in Camerun equivale a parlare del livello di integrazione degli handicappati in Africa. Questo perché le usanze culturali e i costumi africani, nell’arco del tempo, non hanno subito l’effetto migratorio di altri continenti....Detto ciò, in rapporto a cultura, tradizioni e organizzazione sociale, non sarebbe presuntuoso dire che un eventuale confronto della situazione ai diversi livelli e in diversi luoghi nel continente porterebbe alle stesse conclusioni. Perciò, pur parlando degli handicappati in Camerun, riteniamo di poter trasferire le argomentazioni anche ad altri contesti africani”. Infatti l’Africa, soprattutto quella sub-sahariana, nonostante una miriade di etnie e ceppi etnici diversi (in media intorno a 250 per paese), segue un solo modello sociale: quello della famiglia/clan.
La disabilità nella cultura africana tradizionale
Per capire la famiglia africana bisogna abbandonare completamente il concetto occidentale della famiglia ristretta. La famiglia africana “allargata” oltre ad essere un contenitore e un ammortizzatore sociale per individui tra di loro imparentati (che comprende anche la moglie e i figli del fratello per esempio) è proiettata in un’ampia dimensione temporale intergenerazionale. La famiglia e il clan sono vividamente percepiti come un insieme formato dai vivi e dai defunti e dei loro spiriti.
Il disabile fisico, motorio, con deficit sensoriali o con malattie genetiche non viene percepito come persona strana ma fa parte della sua famiglia, rispettato da tutti i membri della tribù o del quartiere. La sua educazione fa parte di un processo integrativo che dovrebbe coniugare rispetto e valutazione della sua capacità a partecipare alla vita della comunità. La persona con disabilità viene considerata in rapporto al tempo in cui è insorta la malattia. Se è presente dalla nascita, si tratta di uno stato di penitenza che un uomo vive perché punito dagli spiriti, e come tale, va protetto e rispettato. Se la disabilità avviene dopo la nascita, oltre al fatto che può essere considerato come una malattia, può anche essere visto come un segno di sfortuna dovuto agli spiriti cattivi e, come tale, va combattuto con le cure. Se si tratta di una deficienza o di una malattia genetica, le interpretazioni sono varie e diverse a secondo delle circostanze, con una grande influenza dei riferimenti mistici e spirituali dell’ambiente.
Per questa visione della disabilità, né il Camerun, né uno dei suoi stati vicini si sono posti fino a qualche decennio fa il problema dell’integrazione dei disabili. Scrive sempre Bertand Njomegni: Se il problema dell’educazione degli handicappati in Europa comporta, dal 1800 in poi, riflessioni intorno alla convivenza tra portatori di handicap e persone considerate normali, che portarono a numerosi studi, questo non avviene in una società nella quale, nonostante tutte le sue superstizioni, la disabilità è sempre stata considerata come uno dei tanti aspetti della natura.
Il quadro della situazione odierna
Le trasformazioni che investono il Camerun nel difficile percorso di modernizzazione stanno comportando un grosso rischio per le persone con disabilità. La veloce urbanizzazione, l’abbandono dei villaggi e lo sviluppo di contesti abitativi informali comportano una graduale erosione delle pratiche di vita tradizionali e dei vincoli solidaristici che garantivano, se pur in minima parte un coinvolgimento delle persone con disabilità nella comunità. Queste nuove problematiche pongono al paese l’urgente necessità di intraprendere, parallelamente al processo di trasformazione della società camerunese, nuove e più efficaci forme di assistenza, cura e salvaguardia delle persone diversamente abili.
A partire dal 1983, in concerto con il “Décennie des Nations Unies pour les Personnes Handicapées” (1983-1992), il Camerun ha adottato la legge n. 83/013 relativa alla protezione delle persone con disabilità. Attualmente il governo Camerunese sta lavorando alla revisione di quella legge 83/013, per dotarsi di uno strumento che assicuri maggiormente la protezione e la promozione dei diritti umani delle persone diversamente abili per una loro piena partecipazione alla vita della nazione.
Benché la legge n. 83/013 preveda alcuni tipi di assistenza ad hoc per le persone disabili (nel settore della sanità, dell’educazione, dei trasporti, del lavoro, ecc.), queste misure ad oggi risultano generalmente disattese; basti pensare che il sistema sanitario pubblico è a pagamento e le esenzioni previste per le persone con disabilità rimangono solo in teoria. In Camerun non esiste nessuna struttura sanitaria pubblica che si prenda carico delle persone con disabilità, assicurando loro servizi gratuiti. Le scuole pubbliche non hanno insegnanti di sostegno e gli insegnanti si rifiutano di accettare in classe persone con disabilità, l’offerta di formazione professionale dedicata alla preparazione di persone con disabilità per l’inserimento nel mercato del lavoro è molto limitata, non esistono obblighi né incentivi per l’assunzione di persone diversamente abili nelle imprese. Inoltre, la mancanza di informazioni e conoscenze specifiche sulle problematiche sanitarie, sociali, psicologiche, ecc. connesse alla disabilità, specialmente nell’ambito della famiglia e della comunità di appartenenza, determinano il permanere di atteggiamenti pregiudizievoli, la mancanza di sostegno e cure adeguate, la ghettizzazione. A causa di tali circostanze oggi in Camerun le persone con disabilità, di vario tipo e grado sperimentano una condizione passiva, di dipendenza e di forte emarginazione ed esclusione sociale.