Italian - ItalyEnglish (United Kingdom)
home informati articoli per paesi Camerun Pigmei Baka - sostegno alla sopravvivenza e all'autosviluppo

Progetto Pigmei Baka “Sostegno alla sopravvivenza e all'autosviluppo”

di Giuseppe Costa, riv. 92, 2010

I Baka di oggi, osservati nella loro quotidianità, esprimono una condizione di vita ambigua, essi vivono in un limbo fra passato e presente, il loro mondo e l’ambiente in cui vivono appare profondamente fragile e precario. L’immagine che mi porto dietro dopo essere stato lì più di una volta è quella di un mondo che potrebbe scomparire nel giro di pochi anni per il semplice motivo che la foresta pluviale potrebbe non esserci più e le piste di terra battuta lungo la quali i Baka si sono insediati, raggiungendo un certo equilibrio nel processo di sedentarizzazione, potrebbero trasformarsi in strade asfaltate ad uso e consumo dei grandi Tir. Il rischio è infatti che i luoghi in cui oggi i Baka si sono insediati si possano trasformare in periferia semi urbana senza più storia ne identità, in nonluoghi. Il futuro dei Baka dipende per buona parte dalla volontà politica del Camerun nel difendere i loro diritti e la loro cultura, in nome di un sentimento di giustizia sociale e forse anche di un legame con un popolo così antico. Va da sé che se in Camerun continuerà a prevalere la corruzione capillare, il guadagno facile dei politici di turno a discapito delle risorse del paese e la mancanza di una prospettiva politica e sociale di lungo periodo, fondata su principini di giustizia ed equità sociale, per i Baka (che in Camerun sono l’ultima ruota del carro) si prospetta un futuro a tinte fosche, fatto di povertà, esclusione, marginalità sociale, degrado, alcolismo, ecc., sorte simile a quella toccata agli aborigeni australiani o hai nativi americani. Tuttavia io ritengo che il futuro dei Baka dipenda, oltre che dalla preservazione della loro cultura, e possibilmente del loro ambiente, anche dalla parziale trasformazione di essa, pena la loro impossibilità di rapportarsi e quindi di integrarsi almeno in parte nell’odierna società camerunese e comunque in generale nell’epoca attuale che stiamo vivendo. Chiaramente questo non deve significare la distruzione della loro cultura e delle loro tradizioni, ma piuttosto, una mediazione fra passato e presente, fondata sull’acquisizione di nuove prospettive. Questa trasformazione ha generalmente interessato tutte le società e le culture che sono sopravvissute alle grandi trasformazioni della modernità o che ne hanno cavalcato l’onda; le attuali società europee per esempio sono il risultato del doloroso passaggio fra società preindustriali a società industriali, e oggi incorporano i due modelli culturali, non privi di conflitti e contraddizioni. In parte il mutamento culturale dei Baka è già in atto, basti pensare per esempio al cambiamento di alcune abitudini alimentari indotto dalle istituzioni locali e dalle organizzazioni internazionali per la prevenzione delle malattie derivanti da agenti patogeni presenti nell’acqua e nel cibo. Tuttavia vi sono alcuni aspetti culturali profondi che rendono oggi ancora molto complesso il processo di integrazione dei Baka, come per esempio la concezione che i Baka hanno dei ruoli e dei rapporti sociali, del tempo, del conflitto, della terra, ecc. I Baka hanno sempre avuto un organizzazione sociale fondata su relazioni fortemente paritarie e non gerarchiche, sistema di relazioni tipico delle culture semi nomadi; non concepiscono la proprietà privata della terra, proprio perché nel loro sistema di adattamento all’ambiente, quello detto dei cacciatori e raccoglitori, non avrebbe alcun senso; hanno una concezione circolare del tempo, legato alle stagioni e a una naturale capacità di vivere il presente non solo in funzione del futuro; non sono abituati a gestione i conflitti derivanti dai ruoli sociali, per cui vivono i conflitti come separazione spesso irreversibile non li superano ma si distaccano dalle persone creando nuovi villaggi.

L’Eredità di Dhellemmes
Alla fine degli anni novanta Padre Sergio Ianeselli raccolse l’eredità dal Padre missionario Dhellemmes, che aveva dedicato alla popolazione Baka del Camerun oltre 40 anni della sua esistenza. Padre Sergio ha voluto continuare l’opera di aiuto ai Pigmei Baka insediati nella zona sud del Camerun, occupandosi sia dei gruppi già stabilizzati in villaggi costruiti vicino alle piste di terra battuta, sia dei gruppi che si avvicinavano per la prima volta all’esperienza della vita sedentarizzata, che per i Baka ancora insediati nella foresta. Sin dai primi anni Dokita ha contribuito a tale sforzo inviando in Camerun medicinali, attrezzature ospedaliere, vestiti, ricambi per macchinari, ecc. Da allora Dokita e la missione di Padre Sergio Ianeselli hanno collaborato con lo scopo comune di favorire il miglioramento delle condizioni di vita dei Baka e di accompagnarli lungo il lento e inesorabile processo di integrazione e sedentarizzazione. In questi anni le azioni di aiuto si sono concentrate principalmente sui bisogni essenziali dei Baka: l’alimentazione, l’igiene, il supporto medico, l’istruzione dei bambini e la formazione degli adulti.

Un progetto a favore dei Baka
Fra il 2007 e il 2009 Dokita ha realizzato un progetto a favore dei Baka del Camerun, co-finanziato dal Ministero degli Affari Esteri, dal titolo “Sostegno alla sopravvivenza e all’autosviluppo della popolazione pigmea Baka nelle zone di nuovo insediamento nella provincia sud del Camerun”. Il progetto ha previsto una serie di interventi intersettoriali a carattere sociale, educativo e sanitario a favore della popolazione pigmea Baka che vive in accampamenti a ridosso della foresta pluviale equatoriale nella parte sud orientale del Camerun (dipartimento di Dja e Lobo). In particolare il progetto ha coinvolto 30 villaggi nei distretti di Meyomessi, Djoum e Mintom, di cui la maggior parte con popolazione mista (Baka e Beti) con l’obiettivo di  migliorare le condizioni generali di salute e di vita della popolazione e di favorire la integrazione paritaria tra le due etnie, intervenendo sulla formazione degli adulti, l’alfabetizzazione dei bambini, avviando attività generatrici di reddito, e rafforzando alcune strutture sanitarie presenti nell’area dell’intervento.

La prescolarizzazione dei bambini Baka
Il primo passo per la futura autonomia e integrazione dei Baka nel mondo degli africani sedentari passa attraverso l’istruzione. Purtroppo, come dimostrano 40 anni di tentativi di scolarizzare i Baka, la frequenza dei bambini pigmei nelle scuole elementari statali nei villaggi è assai bassa e la permanenza in essa molto breve. La maggior parte dei bambini resiste al massimo qualche mese e poi abbandona. Questo fenomeno deriva da due fattori: la distanza culturale e linguistica dei Baka e la loro discriminazione da parte dei bambini Beti. Per contrastare questo fenomeno Dokita ha realizzato nei villaggi coinvolti dal progetto delle piccole scuole rurali, finalizzate alla realizzazione di attività di prescolarizzazione, cioè di preparazione alla scuola elementare dei bambini Baka.

Il metodo O.R.A.
Per ridurre la distanza culturale e linguistica ed abbassare quindi il tasso di abbandono dei bambini Baka è stato applicato un metodo di insegnamento chiamato ORA, dall’acronimo observer, réfléchir, agir. Questo sistema si fonda sulla metodologia educativa tradizionale dei Baka, che si svolge normalmente nella foresta o nei villaggi, cioè nei loro luoghi di vita quotidiana. Il metodo è stato sintetizzato e applicato in classe tramite il lavoro di alfabetizzatori formati ad hoc. L’insegnamento parte dal mondo conosciuto dei bambini, gli alberi, la frutta, gli animali,  gli utensili, il villaggio, i genitori ecc., dalla lingua Baka si introduce gradualmente il francese, l’alfabeto e i numeri, costituendo così tutte le nozioni di base necessarie per la scuola elementare. Inoltre al fine di ridurre la discriminazione da parte dei bambini Beti si è deciso insieme ai Baka, dopo due anni di mediazione, di svolgere la prescolarizzazione anche per i Beti, formando quindi delle classi miste. (oggi abbiamo su quattro bambini Baka un bambino Beti). Le piccole scuole rurali costruite per la prescolarizzazione dei bambini sono state usate anche per l’alfabetizzazione degli adulti e l’educazione delle madri sugli argomenti dell’igiene e della prevenzione sanitaria.

La Formazione degli adulti
Il progetto ha previsto una larga attività di formazione professionale destinata agli adulti dei villaggi coinvolti dalle attività di progetto. In particolare sono stati formati: assistenti alla maternità e infanzia, assistenti alla salute pubblica, operatori per lo sviluppo comunitario, costruttori di scuole e hangar, operatori agricoli ed esperti per l’allevamento, agenti per lo sviluppo artigianale, insegnati per la scuola materna e alfabetizzazione degli adulti, personale amministrativo (segretari, contabili, ecc.). Nel corso del progetto sono state formate più di 500 persone che in seguito si sono associate alle Comunità di Azione Rurale (CAR) svolgendo quindi le attività a beneficio di tutta la comunità. Gli assistenti alla salute dopo il primo corso di formazione sono stati inseriti nel circuito socio-sanitario del progetto e seguendo il corso pratico di formazione continua hanno ricevuto progressivamente tutte le attrezzature necessarie per poter svolgere il loro lavoro. Dopo un anno gli assistenti alla salute sono stati in grado di diagnosticare le malattie più diffuse, di somministrare i medicinali, di eseguire terapie intramuscolari e di monitorare le gravidanze,. assistendo nei villaggi più di 900 persone, di cui 52 donne in gravidanza e riducendo l’incidenza delle patologie comuni del 69%. Gli operatori allo sviluppo avevano il compito di coinvolgere gli abitanti dei villaggi per la costruzione di beni collettivi, nei tre anni sono riusciti a coinvolgere oltre 1.000 abitanti nelle principali attività previste dal progetto come la costruzione delle scuole rurali, degli hangar per le attrezzature, l’installazione di nuovi pozzi, la creazione degli spazi sociali e la preparazione dei campi raggruppati.

L’autogestione e le CAR: un tentativo di integrazione reciproca tra Beti e Baka
Il programma promosso ha previsto inoltre la realizzazione di attività mirate all’autogestione dei beni introdotti dal progetto nei villaggi, in un ottica organizzativa e associativa in parte riconducibile a esperienze cooperative europee. Tale attività è stata realizzata attraverso la costituzione delle Comunità di Azione Rurale “CAR”, che funzionano come dei consigli di villaggio (le CAR sono state formalmente riconosciute dalle autorità camerunesi nel corso del progetto diventando in breve il più importante sistema di rappresentanza dei Baka presso le istituzioni). I 30 accampamenti aderenti al progetto si sono riuniti nei 10 villaggi più popolati e hanno inizialmente costituito 10 CAR. I Baka, alla fine del 2008, valutando il positivo impegno da parte dei Beti, hanno deciso di integrare i loro vicini nel progetto. Così i Beti hanno avuto la possibilità di aderire alle CAR e di iscrivere i loro bambini ai corsi scolastici (2008/2009). In quell’occasione si è deciso di ricostituire le CAR per un totale di 20 e  fondare le due “Unioni di Comunità d’Azione Rurale” (UCAR). In contropartita i Beti hanno dovuto promettere di cambiare l’atteggiamento nei confronti dei pigmei e di non emarginarli e dicriminarli più. Le CAR sono così diventate un laboratorio di integrazione etnica paritaria e reciproca tra tutti gli aderenti. Baka e Beti raggruppati nelle CAR si sono impegnati contrattualmente con il progetto a completare “i centri servizi”. A questi non appartengono solamente le scuole comunitarie (e le altre aule da costruire in futuro) ma anche un campetto giochi intorno alle scuole, il servizio sanitario, il dispensario dei medicinali, uno spazio sociale di 2.500 mq provvisto di una latrina e una fossa per i rifiuti e i cosiddetti “campi raggruppati”.

I Campi Raggruppati
I campi raggruppati sono degli appezzamenti di varia metratura (fino a 20.000 mq.) preparati per la coltivazione di alimenti (mais, manioca, banane plantain, arachidi e altro) e suddivisi in lotti di ca. 1000mq ciascuno a disposizione dei membri delle CAR per garantire  loro un’integrazione alimentare ed economica. Nell’assegnazione dei lotti hanno precedenza i genitori degli alunni delle scuole comunitarie per assicurare un pasto equilibrato ai bambini e per dar loro la possibilità di guadagnare dei “Djalobo” per pagare la retta scolastica.

Il Sistema di Reciprocità Indiretta ovvero gli S.R.I
“Il patto” sottoscritto da Dokita con le comunità Baka e con le CAR, ha previsto sin dall’inizio la sostenibilità economica delle attività di progetto, attraverso una retribuzione equa e allineata ai salari reali del Paese. Il muratore Baka che aveva contribuito alla costruzione di una scuola aveva il diritto ad una paga. In contropartita era stato stabilito che tutti servizi dati dalle CAR alla comunità (prestazioni sanitarie, medicinali, l’insegnamento nelle scuole, ecc.) dovevano essere a pagamento. Questo significava che i genitori avrebbero dovuto pagare una retta scolastica per l’insegnamento dei figli, i malati per le prestazioni del personale sanitario e per le medicine, e così via. Per garantire questa sostenibilità è stato introdotto, grazie all’esperienza fatta in questo settore dal capo progetto Pantaleo Rizzo, il Sistema di Reciprocità Indiretta (SRI). Il SRI può ricordare in parte il sistema adottato dalla Banca del Tempo fondato sull’ora come unità di misura, tuttavia nel SRI viene utilizzato una comparazione al franco CFA (la valuta ufficiale del Camerun) introducendo una moneta virtuale, che nello specifico è stata chiamata “Djalobo” dal nome del distretto Dja e Lobo al quale appartengono i villaggi coinvolti dal progetto. L’introduzione del SRI ha avuto l’obiettivo di favorire lo sviluppo di scambi e collaborazioni in grado di realizzare nel tempo una sorta di piccolo mercato interno alla comunità e di arrestare l’inerzia diffusa fra i Baka, stimolando cioè la realizzazione di attività e di beni. I vantaggi portati dall’introduzione di questo sistema sono stati principalmente quelli di favorire una certa autonomia economica dei Baka rispetto ai Beti che da sempre li sfruttano per i lavori di raccolta nei campi, e di abituare i Baka all’uso di un valore astratto attribuibile ad un valore oggettivo - reale, valore che può essere rinvestito o conservato nel tempo.