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PIGMEI OGGI -     Modi di vita tradizionale dei Pigmei

di Antonella Ciano, rivista n.22 del 1998 (speciale Pigmei)

Dopo aver trascorso numerosi anni a studiare il modo di vivere tradizionale dei gruppi di Pigmei Aka della Repubblica centroafricana, ci è parso interessante e utile esaminare le trasformazioni che si manifestano ai nostri giorni nelle diverse regioni della foresta dell’Africa equatoriale. Infatti, si noterà che, malgrado la dispersione e le differenze esistenti tra le diverse popolazioni pigmee, dal Camerun al Congo, si riscontrano ovunque gli stessi tipi di evoluzione del modo di vivere. Per questo abbiamo tentato una sistematizzazione di queste tendenze storiche e sociali. In realtà, il termine “Pigmeo” riunisce un po’ artificialmente più gruppi etnici, differenti dal punto di vista fisico, linguistico e, in una certa misura, culturale, e disseminati dalla costa atlantica al Ruanda: I Bambuti a est del Congo (ex Zaire) (foresta dell’Ituri) che si dividono in almeno tre grandi gruppi, Eté Asua e Mbuti propriamente detti; Bakola o Bagyeli (sud-ovest del Cameroun), BaAka e BaMènzèlè (Repubblicacentrafricana, e nord del Congo), BaBongo o Akoa (Gabon e ovest del Congo). Questi ultimi gruppi erano conosciuti sotto il nome generico di BaBinga. Un terzo gruppo, importante benché spezzettato e disperso, è conosciuto sotto il nome di BaTwa o BaCwa, e presente nel Ruanda e nel Burundi, come pure al sud-est e al centro-ovest del Congo (ex Zaire). I Pigmei Twa sono per la maggior parte cacciatori-raccoglitori, ma nettamente più sedentari, e formano delle caste in seno alle società di agricoltori; alcuni Twa del Ruanda sono specializzati nel vasellame di terracotta. La situazione economica e sociale attuale dei Pigmei nella maggior parte delle foreste dell’Africa Equatoriale si colloca direttamente e senza rottura nel prolungamento della situazione bipartita che è prevalsa attraverso i secoli: le relazioni tra cacciatori-raccoglitori Pigmei e i grandi Neri agricoltori di terreni debbiati (la debbiatura è una pratica agricola consistente nel bruciare le stoppie dei cereali dopo la mietitura e nel porle in cumuli allo scopo di migliorare il terreno agricolo).Per questa ragione, ricorderemo succintamente la storia delle relazioni tra Pigmei e “villageois!, poi presenteremo il contesto economico attuale delle foreste dell’Africa centrale, nella misura in cui sono i cambiamenti del modo di vivere dei “villageois” ad influire notevolmente sul modo di vivere dei Pigmei.

Modi di vita tradizionale dei Pigmei
Tecniche e sussistenza
I diversi gruppi pigmei che sono, in realtà, altrettante etnie diverse, vivono secondo una economia fondata sulla caccia e la raccolta occasionale, basata cioè sullo sfruttamento delle risorse naturali, senza trasformazione dell’ambiente per mezzo dell’agricoltura o dell’allevamento. L’unico animale domestico è il cane.Le società pigmee sono caratterizzate dall’assenza di specializzazione, essendo ogni membro della comunità in grado di fabbricare gli oggetti e gli strumenti di cui ha bisogno. Tuttavia i Pigmei non trasformano né il metallo né l’argilla, ottenendo per mezzo degli scambi con le società vicine gli utensili di prima necessità (marmitte, machete, ferri per accette e zagaglie, queste ultime armi primitive).Vivono in accampamenti, in capanne emisferiche huttes) fatte di materiale vegetale, rami e foglie. Questi accampamenti sono temporanei e durano raramente più di qualche mese. Mobili, i Pigmei non sono niente affatto nomadi, perché i loro spostamenti si effettuano sempre all’interno di un’area particolare di foresta, territorio ristretto dai limiti definibili. In ogni caso, una delle estremità di questo territorio è il villaggio degli agricoltori con i quali i membri dell’accampamento effettuano i loro scambi.Una grande semplicità di mezzi caratterizza la tecnologia: pochi oggetti, ma con una vasta gamma di impiego. L’approvvigionamento è assicurato grazie ai prodotti della foresta ed è la ricerca del cibo ad occupare la maggior parte del tempo. Le attività sono assai spesso collettive, ma non sono mai dirette da un capo. Celebri le loro prodezze nella caccia all’elefante, i Pigmei si nutrono tuttavia di mammiferi più comuni (mammiferi africani somiglianti ai cinghiali) e cefalofi, come pure di roditori giganti (porcospini, topi  di Gambia) e scimmie arboricole. Tutti i gruppi pigmei non utilizzano esattamente le stesse tecniche ma, in ogni caso, il gruppo conosce molteplici tipi di cattura che utilizza di volta in volta, secondo le stagioni, la selvaggina disponibile e secondo il numero di cacciatori presenti allo stesso momento. I Mbuti e gli Asua del sud-est e dell’ovest dell’Ituri cacciano con l’arco senza uso di reti..Gli Aka della Repubblica Centrafricana e del Congo cacciano con la rete aiutandosi anche con le zagaglie, mentre i Baka utilizzano solo le zagaglie. Ma i Mbuti e gli Aka cacciano anche con la zagaglia, seguendo le tracce dei grossi mammiferi, e tutti i gruppi uccidono i roditori stanandoli, con l’aiuto o  meno di cani, e abbattono le scimmie e i grossi uccelli con archi o fionde, o sottili frecce avvelenate fatte di legno di palma. Alcune di queste battute di caccia sono individuali (con arco o fionda), altre mobilitano tutti gli uomini di un campo (con la zagaglia), o addirittura di più accampamenti (come le battute con le reti), anche se due o tre persone sono sufficienti per catturare i porcospini. Se i pedinamenti con la zagaglia sono sempre esclusivamente effettuati dagli uomini, le donne in gruppo partecipano alla caccia con le reti, e spesso è la coppia a cacciare il porcospino. In alcune etnie (kola, Aka), le donne possono anche cacciare in gruppo se non lo fanno gli uominiI prodotti a base di carne sono completati dai prodotti di raccolta, animali e vegetali: tuberi d’ignami selvatici, foglie di liane, funghi, noci oleose, bruchi, termiti e larve di coleotteri presenti nel legno secco. Si raccoglie anche il miele delle api selvatiche. Le donne e le ragazze assicurano principalmente la raccolta, ma è frequente che gli sposati raccolgano insieme noci o prendano dei bruchi, come è usuale che gli uomini, durante le loro battute di caccia, raccolgano tutto quello che trovano nel loro cammino. Ma la sola attività che goda di tanta importanza come quella riservata alla caccia, è la raccolta del miele, che richiede di localizzare alveari a più di 30 metri di altezza e di salire sulla pianta, con una cintura fatta di liane, per estrarre i favi di miele con l’ascia. Sono gli uomini che si incaricano di questa raccolta.Le prede della caccia collettiva vengono divise trai cacciatori che hanno preso parte all’accerchiamento e all’abbattimento della selvaggina. Al contrario, i prodotti di raccolta, eccetto il miele, non sono sistematicamente divisi ma soltanto distribuiti in caso di abbondanza. Gli alimenti sono raramente conservati. La carne può essere affumicata, generalmente in vista di “esportazione” verso i villaggi; i bruchi sono seccati e possono essere conservati per qualche mese, come pure certi semi oleosi. Ma ordinariamente la raccolta del giorno è preparata e consumata entro quarantotto ore. La cottura si fa con acqua in marmitte, oppure a vapore in imballaggi di foglie disposte sulla brace o sospese sopra il focolare. I piatti preparati sono sempre appaiati: da una parte una salsa che contiene carne, legumi (foglie,funghi) e i condimenti (semi e mandorle, peperoncino), dall’altra un farinaceo (igname, manioca o banana plantain) che costituiscono l’alimento di base. Questi piatti sono divisi e distribuiti all’interno dell’accampamento.

Organizzazione sociale
In tutte le etnie pigmee,l’unità socio-economica è l’accampamento. E’ a questo livello che le attività collettive vengono svolte; è anche a questo livello che si svolgono le divisioni e le distribuzioni.L’accampamento è generalmente costituito da una dozzina di capanne (huttes) e formato da un gruppo abbastanza ristretto (da 30° 70 persone). Questo gruppo conta un certo numero di uomini strettamente imparentati (fratelli o cugini) ma anche parenti delle loro mogli, come pure sorelle con i loro mariti. E’ il più anziano (padre, zio o fratello più anziano) a beneficiare dell’autorità morale. Ogni gruppo intrattiene con gli altri numerose relazioni. I gruppi vicini si riuniscono periodicamente, in occasione di importanti battute di caccia collettiva, ma anche di numerose cerimonie e danze rituali. Gli sposati fanno spesso visita ai loro genitori che vivono in altri accampamenti, sostando presso di loro periodi che vanno da qualche giorno ad alcuni mesi. In queste occasioni, i visitatori partecipano alla vita quotidiana come lo farebbero ordinariamente nel loro accampamento di origine.Questa pratica molto diffusa rende la composizione degli accampamenti sempre mutevole, perché vi è in ogni momento una famiglia che è in viaggio, un’altra che arriva a far visita. La scelta del coniuge in accampamenti lontani, come la pratica del “servizio di matrimonio”(soggiorno di lunga durata dello sposo nella comunità della sua sposa) favoriscono le visite.La mobilità degli accampamenti è il risultato di una sottile combinazione di cause: impoverimento delle risorse alimentari, ma anche importanza numerica del gruppo, necessità di visite, prossimità di gruppi vicini e, ancora, turbe sociali o decessi. Nel corso dei mesi, le comunità si raggruppano o so scindono alternativamente, in un moto perpetuo di fusione e di fissione.La caccia ha un peso determinante nell’organizzazione sociale. In primo luogo perché è l’attività che mobilita le forze dei membri della comunità, in secondo luogo perché è attorno ad essa che si cristallizzano le tappe del ciclo di sviluppo degli individui, oltre a una parte delle attività religiose. In effetti, si osserva una stretta interdipendenza tra l’abilità cacciatoria dei giovani, la loro attitudine al matrimonio e la loro partecipazione alle grani battute di caccia ai mammiferi prestigiosi(elefante). Diversi rituali inquadrano le attività venatorie, propiziatorie  quanto espiatorie.La seconda attività in ordine di importanza è la raccolta del miele, provvisto di un alto valore simbolico in quanto considerato “liquore di vita”. La raccolta del primo miele della stagione è preceduta da rituali collettivi. La stagione del miele comporta di solito una dispersione temporanea dei gruppi.L’organizzazione religiosa dei tre gruppi che conosciamo meglio presenta delle similitudini: Dio creò il mondo, vale a dire la foresta, poi, dopo aver creato le prime coppie (incestuose), si disinteressò degli affari del mondo. Uno spirito supremo, dio della foresta, opera al suo posto, regnando sul mondo dei mani, mediatore degli esseri viventi. E’ il signore delle risorse che pensa agli uomini. I rituali sono legati all’incertezza economica; essi concernono principalmente la caccia, ma mai la raccolta (né vegetali né insetti). Le cerimonie più importanti sono quelle che seguono i riti funebri e l’insediamento di un nuovo accampamento: sono manifestazioni molto sacre, che riuniscono una grande folla di persone, nel corso delle quali lo Spirito interviene lui stesso (sia mper mezzo di una maschera di rafia, sia con suoni di corni). Questi rituali hanno sempre una grande importanza nell’organizzazione socio-economica, perché segnano la riaffermazione della comunità attorno al suo dio dopo una grave crisi.