
Istruzione nella RD Congo - un caso a parte
intervista con Francesco Cavalieri, rivista 93/2010
Redazione: Caro Padre Francesco, sei dal 1992 nel Congo RD e gestisci varie strutture a Kinshasa. L’OSPEOR un’associazione che si occupa di bambini di strada, il college Frére Emmanuel Stablum (COFES) che è scuola privata e la struttura sanitaria che è in fase di trasformazione in ospedale di secondo grado: Centre Hospitalier Ngondo Maria nel quartiere di Makala. Nell’ultima intervista abbiamo parlato dettagliatamente dell’OSPEOR e di Ngondo Maria.
Questo numero della rivista è incentrato sull’istruzione e vogliamo farti qualche domanda sul sistema scolastico del Congo, sulla sua “efficacia” e sul ruolo della scuola privata in Congo. Esiste nel Congo una scuola pubblica che garantisce un educazione almeno elementare dei bambini ?
Cavalieri: Si, esiste la scuola pubblica e esistono anche scuole private. Non credo però che possano garantire un’educazione di base a tutti i minori del Congo. Attualmente solo il 50% dei bambini frequenta una scuola. Cercherò di spiegare il problema. Il Congo nonostante le ricchezze del sottosuolo è attualmente forse il paese più povero di tutto il continente africano perché l’attuale presidente Kabila, come anche suo padre prima, ha dovuto cedere in cambio di favori e aiuti durante la grande guerra quasi tutte le concessioni delle materie prime ad altri paesi o multinazionali. Gli introiti fiscali sono inesistenti perché tutta la popolazione lavora nel cosiddetto settore “informale”, vuol dire lavora in nero. Di conseguenza lo stato non ha soldi per pagare i suoi impiegati. Quel poco che paga non è sufficiente per vivere. Un insegnante per esempio percepisce ca. 80 dollari al mese. Il resto lo deve mettere la scuola. Alla fine un insegnante prende, complessivamente, inclusi gli 80 dollari, dai 250 ai 350 dollari al mese. Questo significa che le scuole pubbliche per poter operare devono chiedere una retta scolastica ai genitori dei bambini. Non è molto alta, ma sono poche le famiglie che si possono permettere di mandare tutti i figli a scuola perché di bambini ce ne sono tanti. Alla fine per una famiglia con 10 figli partirebbe tutto lo stipendio del mese per la retta scolastica. Così mandano il primogenito o i figli maschi, riescono in pochi a mandare cinque o sei figli a scuola.
Redazione: Le scuole private?
Cavalieri: Esistono due tipi di scuole private. C’è la scuola cattolica convenzionata e ci sono le scuole private riconosciute. La nostra scuola il College Stablum è una scuola cattolica convenzionata, vuol dire che lo stato paga una parte dello “stipendio” ai professori. Paga gli stessi 80 dollari che paga ai professori delle scuole pubbliche. Per una famiglia dunque non fa differenza di mandare la figlia o il figlio a una scuola pubblica o una scuola cattolica convenzionata, la retta scolastica e la stessa. Le scuole private riconosciute invece non percepiscono fondi dallo stato e possono chiedere una retta scolastica più alta e non subiscono controlli e ispezioni da parte dello stato.
Redazione: Quanti alunni avete e come è strutturata la scuola?
Cavalieri: Abbiamo attualmente 1600 ragazzi di cui 600 frequentano la scuola primaria che dura 6 anni, e 1000 ragazzi che frequentano la scuola media superiore che chiude con l’esame di maturità. Tutti i ragazzi dividono le stesse aule. Per rientrare con le spese abbiamo due turni, la scuola primaria al mattino e la scuola secondaria il pomeriggio. Abbiamo lo stesso ordinamento scolastico come la scuola pubblica che in gran parte è identico a quello belga.
Redazione: La differenza tra scuola pubblica e privata alla fine quale è ?
Cavalieri: La differenza principale sta nella qualità dell’insegnamento. Nella scuola pubblica la bocciatura non è molto frequente poiché c’è sempre qualche possibilità di alzare i voti con dei regali... Questo non vuol dire che i professori sono tutti corrotti, ma purtroppo in Congo la mazzetta fa parte dello stipendio. Noi invece siamo abbastanza selettivi e cerchiamo di educare i bambini allo studio facendogli capire che le promozioni avvengono attraverso il loro impegno e non tramite il regalo di una capra o una gallina. Soprattutto nei due anni prima dell’esame di maturità siamo molto severi. Non accettiamo per esempio bambini da altre scuole per rimpiazzare posti in una classe che si sono liberati per via delle bocciature. Così riusciamo a mantenere alto il livello della classe. Nell’ultimo anno prima della maturità abbiamo inoltre istituito per i finalisti un doposcuola di due o tre ore aggiuntive al giorno per poterli preparare bene agli esami. I risultati sono buoni. Nei ultimi tre anni non abbiamo avuto bocciature nell’esame di maturità e gli studenti hanno generalmente buoni voti.
Redazione: Scuola di élite insomma?
Cavalieri: No, assolutamente no. Abbiamo una buona reputazione, ma non siamo per d’élite. Non dobbiamo dimenticare che i genitori fanno un grande sacrificio per mandare i loro figli a scuola e noi abbiamo il dovere di dare il massimo da parte nostra. Quando per esempio vediamo che un ragazzo o una ragazza no ce la fa nella scuola superiore non cerchiamo di trascinarli avanti a tutti costi, ma parliamo con i genitori e cerchiamo di trovare insieme una soluzione migliore, una scuola tecnica o un apprendistato presso un artigiano.
Redazione: I vostri bambini di strada inseriti nell’OSPEOR frequentano tutti la vostra scuola?
Cavalieri: Non tutti. Abbiamo tanti bambini in affidamento presso parenti o famiglie adottive che non abitano tutti nella vicinanza della nostra scuola. Kinshasa non è una città ma una provincia con 24 comuni. Chi abita troppo lontano frequenta generalmente la scuola più vicina. Cerchiamo sempre di selezionare i migliori. I nostri 70 ragazzi e ragazze che vivono nei due foyer vanno in gran parte al COFES (College Frère Emanuele Stablum). Le ragazze grandi del Foyer Pere Monti frequentano anche la nostra scuola di sartoria che lavora anche per la scuola. Cuce le uniforme sia per le elementari sia per le superiori. Cerchiamo di massimizzare l’efficacia delle singole strutture e minimizzare le spese ma non è sempre facile. Senza l’aiuto che riceviamo attraverso il sostegno a distanza non potremmo mandare avanti 360 bambini di strada.
Redazione: Gestire una scuola nel Congo è redditizio?
Cavalieri: Troppo poco. A noi rimane il 20% delle tasse scolastiche e un altro venti per cento lo dobbiamo dare da quest’anno alla diocesi. La scuola si mantiene con quello che ricava. Ma ci sono tutti gli anni spese impreviste, riparazioni alla struttura, un nuovo pozzo, macchine da riparare...Alla fine non rimane mai niente.
Redazione: Padre Francesco, ti ricordi i millenium goals del 2000. Il secondo obiettivo riguardava l’istruzione. Tutti gli stati firmatari volevano impegnarsi a garantire che, entro il 2015, tutti i ragazzi, sia maschi che femmine, possano terminare un ciclo completo di scuola primaria.” Nel Congo ci si riuscirà entro quella data?
Cavalieri: Non è cambiato molto dal 2000 a oggi, ed è poco probabile che ci sia un cambiamento per il 2015. Il governo ha affidato gran parte dell’istruzione e anche della sanità, alle diocesi. Il welfare, per quanto esiste, viene gestito da ONG internazionali e dalla chiesa. Lo stato congolese, con tutte le buone volontà da solo non potrà cambiare questa situazione. Finché la scuola rimane a pagamento ci sarà una buona parte della popolazione che non può permettersela. Con la crisi economica mondiale e in particolare per noi quella dell’Italia, con il taglio alla cooperazione internazionale, la situazione per il prossimo futuro non è rosea. All’inizio di settembre il Presidente ha annunciato che le prime tre classi della scuola primaria sono gratuite a partire da quest’anno. Un piccolo raggio di luce *** (aggiunta fatto in settembre).
Redazione: Padre Francesco, grazie per averci dedicato il tempo per questa intervista. Un ultimo appello ai nostri lettori?
Cavalieri: Si, ringrazio tutti i nostri sostenitori che nonostante i tempi duri ci aiutano con un sostegno a distanza o con altre donazioni a continuare la nostra opera. E ringrazio soprattutto nel nome dei tanti bambini che, grazie al loro aiuto, siamo riusciti a salvare e mandare a scuola.





