Testo estratto da: Centro risorse Handicap del comune di Bologna, Disabilità, Integrazione, Informazione – Un approccio teorico, riv. 96, 2011
Occorre in primo luogo dare una definizione dell’handicap, un concetto di per sé abbastanza intuitivo ma che racchiude una varietà di significati, che individua una molteplicità di categorie di svantaggiati del tutto diverse tra loro e che spesso risulta essere utilizzato in modo non corretto. Un buon punto di partenza potrebbe essere l’etimologia stessa della parola, che deriva dall’ambiente delle corse ippiche inglesi: la dizione “handicap”, traducibile in Italiano con “svantaggio”, nasce dalla pratica diffusa in passato di obbligare il fantino, che cavalcava un cavallo dotato di qualità superiori, a gareggiare portando la mano sinistra (hand) a contatto con la visiera del cappello (cap), utilizzando l’evidente svantaggio dato da questa posizione per equilibrare le sue prestazioni rispetto a quelle degli altri concorrenti (Ridolfi 2002, Giordani 1995). Esistono, tuttavia, alcune sfumature semantiche di una certa importanza: occorre infatti distinguere la malattia, o la menomazione, dalle sue conseguenze pratiche e sociali, essendo le prime scientificamente definibili ed oggettive, mentre variabili e dipendenti dall’ambiente le seconde. Le conseguenze di una menomazione oggettiva come la mancanza delle gambe dipendono, ad esempio, dagli ausili a disposizione piuttosto che dalla presenza di barriere architettoniche: l’handicap sarà più “grave” in una società non attrezzata per superarlo. Per cercare di ovviare a questo problema di definizione l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha messo a punto nel 1980 una classificazione internazionale, l’International Classification of Impairments, Disabilities and Handicaps (ICIDH), basata su tre fattori tra loro interagenti e interdipendenti: la menomazione, la disabilità e lo svantaggio o handicap (Giordani 1995). Questi tre concetti individuano aree semantiche diverse, secondo queste definizioni:
Menomazione:
Nell’ambito delle evenienze inerenti alla salute è menomazione qualsiasi perdita o anormalità a carico di una struttura o di una funzione psicologica, fisiologica o anatomica. La menomazione è caratterizzata da perdite materiali o anormalità che possono essere transitorie o permanenti e comprende l’esistenza o l’evenienza di anomalie, difetti o perdite a carico di arti, tessuti o altre strutture del corpo, incluso il sistema delle funzioni mentali. La menomazione rappresenta l’esteriorizzazione di uno stato patologico, e in linea di principio, essa riflette i disturbi manifestati a livello d’organo. (OMS 1980, cit. in Eurispes 1994)
Disabilità:
Nell’ambito delle evenienze inerenti alla salute si intende per disabilità qualsiasi limitazione o perdita (conseguente a menomazione) della capacità di compiere un’attività nel modo o nell’ampiezza considerati normali per un essere umano. La disabilità è caratterizzata da scostamenti, per eccesso o per difetto, nella realizzazione dei compiti e nella espressione dei comportamenti rispetto a ciò che sarebbe normalmente atteso.[...] La disabilità rappresenta l’oggettivazione della menomazione e come tale riflette disturbi a livello di persona. La disabilità si riferisce a capacità funzionali estrinsecate attraverso atti e comportamenti che per generale consenso costituiscono aspetti essenziali della vita di ogni giorno. Ne costituiscono esempio i disturbi nella adozione di comportamenti appropriati; nella cura della propria persona (come il controllo della funzione escretoria e la capacità di lavarsi e di alimentarsi); nell’esecuzione delle altre attività della vita quotidiana e nella funzione locomotoria (come la capacità di camminare). (ibidem)
Handicap:
Nell’ambito delle evenienze inerenti alla salute, l’handicap è la condizione di svantaggio conseguente a una menomazione o a una disabilità che in un certo soggetto limita o impedisce l’adempimento del ruolo normale per tale soggetto in relazione all’età, al sesso e ai fattori socioculturali. Caratteristiche dell’handicap: L’handicap riguarda il significato assunto da una situazione o esperienza individuale quando essa si scosta dalla normalità. Esso è caratterizzato dalla discrepanza tra l’efficienza o lo stato del soggetto e le aspettative di efficienza e di stato sia dello stesso soggetto che del particolare gruppo di cui egli fa parte. L’handicap rappresenta pertanto la socializzazione di una menomazione o di una disabilità, e come tale riflette le conseguenze culturali, sociali, economiche e ambientali che per l’individuo derivano dalla presenza della menomazione e della disabilità. Lo svantaggio proviene dalla diminuzione o dalla perdita della capacità di conformarsi alle aspettative o alle norme proprie all’universo che circonda l’individuo. L’handicap si manifesta, pertanto, allorché vi è una compromissione della capacità di sostenere quelle che possono essere definite funzioni della sopravvivenza (ibidem).
La definizione dell’Handicap come questione sociale
Particolarmente significativa è la definizione che l’OMS dà di handicap come “socializzazione di una menomazione o di una disabilità”. Individuare l’handicap come questione sociale, infatti, comporta la presa di coscienza che, anche nel caso in cui non si possa agire sulla menomazione, è possibile intervenire a livello sociale per ridurre lo svantaggio che ne deriva.
Un punto di grande attenzione, su cui si è sempre lavorato nel dare definizioni dell’handicap, è quello di cercare una terminologia il più possibile neutra, che non porti in sé le basi della discriminazione (Schiavina 1995).
Una nuova Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF)
Per questo motivo l’OMS, giudicando i termini handicap, disabilità e menomazione carichi di una connotazione negativa, istituisce nel 2001 una nuova Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (International Classification of Functioning, Disability and Health) abbreviata ICF, la quale viene accettata dai 191 Paesi partecipanti alla 54ma Assemblea Mondiale della Sanità come “standard di valutazione e classificazione di salute e disabilità”.
Lo scopo generale dell’ICF è quello di fornire un linguaggio standard e unificato che serva da modello di riferimento per la descrizione delle componenti della salute e degli stati ad essa correlati. Queste ultime sono descritte dal punto di vista corporeo, individuale e sociale in due elenchi principali: 1) Funzioni e Strutture Corporee, 2) Attività e Partecipazione.
La classificazione elenca anche i fattori ambientali che interagiscono a determinare una situazione di disabilità. Questa, infatti, viene definita come la conseguenza o il risultato di una complessa relazione tra la condizione di salute di un individuo, i fattori personali e i fattori ambientali che rappresentano le circostanze in cui vive l’individuo.
L’ICF può essere utilizzata in discipline e settori diversi (clinico, statistico, ricerca, politiche di welfare, ad esempio) in quanto: fornisce una base scientifica per la comprensione e lo studio della salute, delle condizioni, conseguenze e cause determinanti ad essa correlate; stabilisce un linguaggio comune allo scopo di migliorare la comunicazione fra i diversi utilizzatori, tra cui gli operatori sanitari, i ricercatori, gli esponenti politici e la popolazione, incluse le persone con disabilità; rende possibile il confronto tra dati raccolti in Paesi, discipline sanitarie, servizi e periodi diversi; fornisce uno schema di codifica sistematico per i sistemi informativi sanitari che mantiene lo stesso impianto a livello concettuale, ma che ridefinisce “in positivo” le tre dimensioni:
a livello corporeo (Funzioni e struttura del corpo). Essa comprende due classificazioni, una per le funzioni dei sistemi corporei e una per la struttura corporea
a livello personale (Attività). Copre la gamma completa delle attività svolte da una persona. Le attività contenute nei capitoli vanno da quelle semplici a quelle complesse.
a livello sociale (Partecipazione). Classifica le aree della vita in cui un individuo è coinvolto, ha accesso, ha opportunità sociali o incontra barriere. Le aree classificate vanno da quelle semplici a quelle complesse. <
La definizione di ICF è disponibile sul sito dell’organizzazione mondiale della sanità all’indirizzo http://www.who.int/icidh. La traduzione qui adottata è quella fornita dall’Istat all’indirizzo http://www.handicapincifre.it/documenti/concettodisabilita.asp Testo estratto da: Centro risorse Handicap del comune di Bologna Disabilità, Integrazione, Informazione – Un approccio teorico