emergenza

Crisi umanitaria in Congo, quasi un milione gli sfollati

Secondo il rapporto del Consiglio norvegese per i rifugiati (Nrc), nell’ultimo anno nella Repubblica Democratica del Congo il numero di profughi ha superato quello registrato in Siria e in Iraq.

Sono 922mila gli sfollati nell’ultimo anno nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc), un numero superiore a quello registrato in Siria e in Iraq. A dirlo è il rapporto del Consiglio norvegese per i rifugiati (Nrc), secondo cui nel 2016 sarebbero 824mila i profughi in Siria e 659mila in Iraq. Si tratta del più alto numero di spostamenti forzati causati da conflitti mai registrato in un solo anno.

Chi scappa per mettersi in salvo dagli scontri in corso tra milizie ribelle e forze di sicurezza governative deve attraversare a piede le foreste, arrivando senza cibo e acqua alla frontiera. Solo nelle ultime settimane sarebbero oltre 11mila le persone che hanno oltrepassato i confini dell’Angola, fuggendo dalle violenze a Kasai, provincia centrale del Congo. L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha ottenuto l’apertura delle frontiere da parte dell’Angola e ora sta negoziando con il governo l’apertura di nuovi centri di accoglienza.

Nonostante la difficile situazione, Dokita continua ad operare in Congo sostenendo due case di accoglienza per i minori un istituto scolastico che accompagna i ragazzi dalle scuole elementari fino alla maturità. Dal 1999 è stato avviato un programma di sostegno a distanza rivolto ai bambini di strada, mentre nel 2006 è stato costruito il poliambulatorio Ngondo Maria (a Makala), grazie al progetto di ampliamento co-finanziato da Dokita Trenito Alto Adige e dalla Provincia Autonoma di Trento.

 

Alluvioni in Perù, il bilancio finale dei danni e la raccolta fondi di Dokita

Continua la raccolta fondi per aiutare le persone che hanno perso tutto durante le alluvioni in Perù. I bambini e le famiglie sostenute con i progetti di Dokita sono in salvo.

Le forti piogge che hanno devastato il Perù nelle scorse settimane sono finite ma l’emergenza continua. Secondo i dati ufficiali del Centro de operaciones de emergencia national, 90 persone hanno perso la vita, mentre 860mila hanno subito danni alle proprie abitazioni. Il bilancio finale conta più di 14mila case distrutte, 40 scuole e 13 centri sanitari cancellati. Sono state danneggiate le fognature e le infrastrutture per l’erogazione di acqua e energia elettrica. La rete viaria è distrutta per un’estensione di oltre 16mila chilometri e questo rende ancora difficili gli spostamenti. Le famiglie che vivono lungo i fiumi straripati sono state le più colpite: attualmente sono costrette a dormire all’aperto senza poter accedere all’acqua potabile. Il rischio è che si possano diffondere epidemie ed infezioni

Dokita ha deciso di avviare una raccolta fondi straordinaria per aiutare la popolazione.  La nostra cooperante Angela Castañeda Ponce ha visitato le aree colpite per portare immediati aiuti. Tutti i bambini  e le famiglie sostenute tramite il sostegno a distanza e il progetto  S.O.S. Niños stanno bene e sono in salvo.  Dokita sta inoltre collaborando con il COIPE (Organizzazione delle ONG italiane in Perù) per coinvolgere tutte le ONG italiane presenti nel paese, coordinare un intervento organico ed avviare un piano di emergenza.

CONTRASTO ALLA MORTALITÀ FETO-INFANTILE POST EBOLA

Progetto finanziato al

33.33%

IL CONTESTO

Il virus Ebola che ha colpito l’Africa Occidentale a partire dal 2014 si è rivelata una delle peggiori epidemie degli ultimi vent’anni. In Sierra Leone l’emergenza ebola ha accresciuto la già altissima mortalità feto-infantile e infantile dovuta ai fattori di rischio molto diffusi nell’Africa occidentale e centrale, quali la malaria, la dissenteria, e la polmonite. Nella fase più acuta dell’epidemia circa 2,5 milioni di bambini sotto i 5 anni sono stati esposti al rischio di contagio da Ebola nell’area di maggiore intensità virale (Sierra leone, Guinea e Liberia). Oggi in Sierra Leone, nonostante vi sia una attenuazione del virus, perdura un’alta mortalità infantile pre e post natale (128 neonati morti ogni 1.000), molto spesso dovuta al fatto che le giovani madri sono, senza saperlo, portatrici sane di Ebola. Nell’ambito dell’attuale fase le autorità locali e gli organismi internazionali raccomandano il veloce potenziamento dei presidi di neonatologia sul territorio, in grado di contrastare i fattori di rischio e soprattutto ridurre la mortalità post-parto.

IL PROGETTO

Il progetto ha lo scopo di attivare, in stretta collaborazione con Scuola Infermieri Professionali statale di Makeni, un presidio stabile di neonatologia presso il Dipartimento Materno – Infantile dell’Ospedale Holy Spirit, principale riferimento sanitario della città di Makeni capoluogo del Distretto di Bombali. Nello specifico della presente proposta di progetto rientrano:

  • acquisto della strumentazione necessaria al funzionamento della neonatologia:
    • – una pompa di infusione neonatale,
    • – un apparecchio monitoraggio cardiopolmonare
    • – una incubatrice neonatale;
  • formazione specialistica di 10 infermieri;
  • attività di informazione e sensibilizzazione verso la popolazione locale.
Beneficiari nel 2016: Principali finanziatori nel 2016:
150 neonati

10 infermieri (di cui 8 donne)

150 madri (a cui sarà è stato erogato materiale informativo sulle pratiche igieniche preventive)

> Sostenitori Privati

 

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INFORMAZIONI CAMPAGNA

: Emergenze Umanitarie, Risposta alle Emergenze, Sierra Leone
: In corso
: Emergenza, Ebola, Sierra Leone

CAMPAGNE COLLEGATE

EMERGENZA EBOLA

Progetto finanziato al

100%

Contesto.

Nei primi mesi del 2014 è esplosa in Liberia la peggiore epidemia di ebola degli ultimi vent’anni, che si è poi rapidamente diffusa in Sierra Leone e in Guinea. Nell’autunno dello stesso anno l’epidemia aveva già raggiunto livelli di vera emergenza richiamando l’attenzione internazionale per l’elevato pericolo di diffusione e l’elevato grado di infettività. Secondo i dati dell’OMS, dal 18 al 21 settembre del 2014, in Sierra Leone si è toccato il picco di 100 malati al giorno; il 22 ottobre dello stesso anno, vi erano 3.223 casi di contagio confermati (con un incremento di ca. 60 nuovi casi ogni giorno), a cui si aggiungevano 483 casi sospetti e probabili.

La Sierra Leone, come gli altri paesi dell’Africa Occidentale coinvolti, hanno mostrato scarsa capacità di far fronte all’emergenza, con un’insufficiente disponibilità di strutture in grado di offrire una diagnosi tempestiva ed un trattamento sanitario adeguato. L’emergenza ebola ha così causato un vero collasso del già fragile sistema sanitario locale, bloccando di fatto la possibilità di assistere pazienti affetti da altre patologie diverse. Un altro fattore di preoccupazione ha riguardato, inoltre, la sicurezza dello stesso personale sanitario, messa a repentaglio dalla mancanza sul territorio di laboratori di analisi adeguatamente equipaggiati per la diagnosi del virus Ebola.

Nell’autunno del 2014, l’emergenza ebola aveva raggiunto un livello di allarme tale da richiamare l’attenzione di tutti i governi internazionali che si sono attivati per inviare aiuti umanitari sotto diverse forme. Anche l’Italia si è impegnata ad offrire aiuti umanitari alla Sierra Leone attraverso l’Ufficio Emergenza della Direzione Generale della Cooperazione allo Sviluppo del MAECI, il quale ha cofinanziato alcuni progetti di risposta di emergenza tra cui due progetti di Dokita.

Il progetto.

L’intervento di Dokita ha avuto luogo nel Distretto di Bombali, il secondo più colpito dall’epidemia dopo quello della capitale Freetown, nel quale si sono registrati ben 94 casi confermati dal 6 al 12 ottobre.

Nello specifico:

  • Sono stati potenziati i servizi sanitari locali (1 Holding centere 12 Primary Health Center) attraverso la dotazione di medicine ed equipaggiamenti medico-sanitari necessari alle attività di diagnosi ed al trattamento del virus ebola.
  • Sono stati rafforzati i sistemi di diagnosi e cura dell’Holy Spirit Hospital della città Makeni, capoluogo del distretto di Bombali.
  • Per sopperire alla mancanza di informazioni e cercare di bloccare la propagazione del contagio, è stata avviata una campagna di sensibilizzazione per informare la comunitàsu cosa sia l’Ebola, come si trasmette, la prevenzione, la sintomatologia e la cura appropriata.

Beneficiari.

Nelle strutture sostenute dal progetto Dokita vi è stato un flusso complessivo di circa 500 richieste di assistenza al giorno ed il tasso di risposta dei centri è stato del 100% assicurando assistenza a 18.296 persone.

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INFORMAZIONI CAMPAGNA

: Emergenze Umanitarie, Risposta alle Emergenze, Sierra Leone
: Finanziato
: Emergenza, Ebola, Sierra Leone

CAMPAGNE COLLEGATE

Aggiornamenti alluvioni in Perù

Continuano incessanti le piogge che dal 31 gennaio stanno colpendo il Perù, causando inondazioni e provocando danni di proporzioni colossali.

Aumenta il numero delle persone colpite e delle strutture danneggiate: i dati ufficiali rilasciati da OCHA  (Office for the Coordination of Humanitarian Affairs) il 20 marzo dichiarano che sono oltre 627 mila le persone colpite, tra cui 75 morti e 263 feriti. Fino ad oggi circa 10 mila case sono state distrutte e 12 mila sono inagibili, 85 scuole e 24 ospedali fortemente danneggiati.

L’emergenza, però, non sta riguardando soltanto i forti rovesci che hanno ingrossati i fiumi ma anche l’acqua potabile, difficile da reperire, per sta nascendo il rischio che si propaghino infezioni ed epidemie.

Tra i paesi confinanti con il Perù è partita una corsa alla solidarietà: Cile, Colombia, Ecuador e Paraguay  stanno inviando i primi aiuti umanitari, tra cui cibo, acqua e altri beni di prima necessità (kit alimentari, da bagno, coperte ecc.).

In questa situazione di emergenza, Dokita ha deciso di aumentare il suo impegno nei confronti della popolazione peruviana con una raccolta fondi straordinaria. Rimaniamo costantemente in contatto con la cooperante locale Angela Castañeda Ponce, la quale sta visitando le aree colpite per portare immediati aiuti. Tutti i bambini  e le famiglie sostenute tramite il sostegno a distanza e il progetto  S.O.S. Niños sono in salvo, nonostante sia ancora difficile valutare l’entità dei danni alle strutture. Dokita sta inoltre collaborando con il COIPE (Organizzazione delle ONG italiane in Perù) per coinvolgere tutte le ONG italiane presenti nel paese, coordinare un intervento organico ed avviare un piano di emergenza.

 

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Alluvione Perù

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Alluvioni in Perù, parte la raccolta fondi di Dokita

Dopo le forti alluvioni che hanno colpito il Perù, Dokita ha deciso di avviare una raccolta fondi a sostegno della popolazione.

Oltre 75 morti, 800 città colpite e 100mila sfollati: è il bilancio delle devastanti alluvioni che hanno interessato il Perù in queste settimane. Dokita, presente nella zona di Santa Eulalia e nel distretto di Chosica con il progetto S.O.S. Niños  e con il sostegno a distanza di 52 bambini , ha deciso di avviare una raccolta fondi straordinaria per aiutare la popolazione.

La situazione in Perù.

Le piogge hanno interessato maggiormente la costa settentrionale del Paese. Almeno 600 mila persone hanno subito danni, molte zone sono isolate da giorni e senza acqua corrente. Anche un nostro collaboratore ha perso la casa. La cooperante locale Angela Castañeda Ponce sta cercando di visitare le aree colpite per portare immediati aiuti. Dokita sta inoltre collaborando con il COIPE (Organizzazione delle ONG italiane in Perù) per coordinare un intervento organico ed avviare un piano di emergenza coinvolgendo tutte le ONG italiane presenti nel paese.

La raccolta fondi.

In questa situazione di emergenza,  Dokita aumenta il suo impegno in Perù con una raccolta fondi straordinaria. L’associazione da anni porta avanti un programma di sostegno all’infanzia che mira ad assicurare il diritto all’istruzione e l’accesso ad un’alimentazione sana per i bambini della Valle di Santa Eulalia. Inoltre, promuove il sostegno a distanza dei minori nei villaggi più poveri della zona di Chosica. Dokita è in continuo contatto con i cooperanti che portano avanti i nostri progetti di assistenza e nei prossimi giorni continueremo a fornire aggiornamenti sulla situazione.