A Ouakam, quartiere vivace di Dakar, in Senegal, esiste un luogo in cui ogni piccolo passo può diventare una conquista. È il Centro Estel, uno spazio educativo e comunitario che accoglie bambini, bambine, adolescenti e giovani adulti con disabilità intellettive e psicofisiche diverse. Qui, ogni giorno, la cura prende la forma dell’ascolto, dell’accompagnamento, della pazienza. Qui, la scuola non è soltanto un luogo in cui si impara: è una casa aperta, un punto di riferimento per tante famiglie, un presidio di speranza per l’intera comunità.
In un contesto in cui le persone con disabilità continuano spesso a incontrare barriere sociali, economiche e culturali, il Centro Estel rappresenta una possibilità concreta di futuro. Per molti ragazzi e ragazze, significa essere riconosciuti, valorizzati, accompagnati secondo i propri tempi e le proprie capacità. Per le loro famiglie, significa non sentirsi sole. Per la comunità di Ouakam, significa vedere nascere nuove forme di inclusione, autonomia e solidarietà.
È dentro questa storia che si inserisce il progetto promosso da Dokita “Orto urbano per il Centre Estel”( FM 186/2020) finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri attraverso la quota dell’8×1000 IRPEF a diretta gestione statale. Un progetto che ha un obiettivo tanto concreto quanto prezioso: rafforzare la sicurezza alimentare e l’autosufficienza del Centro Estel e delle famiglie degli studenti, attraverso attività produttive sostenibili, formazione e partecipazione comunitaria.
Perché al Centro Estel ogni intervento non riguarda mai solo una struttura. Riguarda le persone. Riguarda i pasti che possono diventare più nutrienti, le famiglie che possono acquisire nuove competenze, gli educatori che possono accompagnare i ragazzi in esperienze pratiche e significative. Riguarda la possibilità di trasformare una vulnerabilità in risorsa, un bisogno in opportunità, un gesto quotidiano in futuro.
Tra le attività centrali del progetto vi è l’avvio di un sistema integrato di produzione agroalimentare, fondato sull’orticoltura urbana e sull’avicoltura. L’obiettivo è contribuire al miglioramento dell’autosufficienza alimentare del Centro e del quartiere, rafforzando le competenze locali e costruendo, passo dopo passo, un modello sostenibile e replicabile. Carne, uova e ortaggi potranno migliorare la dieta degli alunni e delle loro famiglie, sostenere la mensa scolastica e ridurre progressivamente la dipendenza da fornitori esterni.
Ma dietro queste parole, produzione, sostenibilità e sicurezza alimentare ci sono volti, mani, storie. Ci sono madri e padri che si mettono in gioco per imparare qualcosa di nuovo. Ci sono educatori che scelgono di esserci anche oltre il proprio ruolo quotidiano. Ci sono famiglie che, pur affrontando difficoltà importanti, trovano la forza di immaginare un domani più autonomo.
Proprio in queste settimane, il progetto ha vissuto una tappa particolarmente significativa: la formazione in avicoltura, iniziata a fine aprile e giunta alla sua conclusione con la consegna dei certificati ai partecipanti, alla presenza delle autorità del Comune di Ouakam, dello staff Dokita e di CAPER SAS.
La collaborazione con CAPER SAS ha rappresentato un valore aggiunto fondamentale. CAPER SAS è un’impresa sociale senegalese con sede a Saint-Louis, nata nel 2016 come spin-off di ASESCAW, storica organizzazione contadina del nord del Senegal, nell’ambito di un progetto di appoggio alla microimpresa rurale e cofinanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. La sua missione è promuovere e sostenere le microimprese rurali attraverso formazione, accompagnamento tecnico e rafforzamento delle capacità imprenditoriali.
La professionalità di CAPER SAS era già emersa durante la precedente formazione in orticoltura e si è confermata anche in questo nuovo percorso dedicato all’avicoltura. Le formatrici hanno accompagnato i partecipanti con competenza, ma anche con attenzione, rendendo accessibili nozioni tecniche che, per molti, rappresentavano un mondo nuovo.
Il corso ha coinvolto 60 partecipanti, suddivisi in tre gruppi da 20 persone. Ogni gruppo ha seguito 10 lezioni nell’arco di circa un mese. La maggior parte dei partecipanti era composta da familiari degli alunni del Centro Estel, ma hanno preso parte alla formazione anche gli educatori specializzati e il personale del Centro. Una presenza fondamentale, perché il pollaio non resti un’attività isolata, ma diventi parte della vita educativa, comunitaria e quotidiana del Centro.
La partecipazione ha superato ogni aspettativa. Alcuni beneficiari sono arrivati da zone distanti come Mbour e Rufisque, affrontando lunghi spostamenti pur di essere presenti. Questo dice molto più di qualsiasi dato: racconta il desiderio profondo di imparare, di costruire autonomia, di trovare strumenti concreti per migliorare la vita della propria famiglia.
Le lezioni sono state svolte in wolof, la lingua scelta dalla maggior parte dei partecipanti. Una scelta semplice solo in apparenza, ma decisiva. Perché formare significa prima di tutto permettere alle persone di comprendere davvero, di fare domande, di partecipare senza paura, di sentirsi protagoniste del proprio apprendimento. La lingua, in questo caso, è diventata ponte, fiducia, accesso.
In alcuni momenti, alcune madri hanno portato con sé anche i propri figli minorenni. Pur non potendo essere inseriti formalmente tra i beneficiari diretti della formazione, questi ragazzi e ragazze hanno potuto assistere alle lezioni e avvicinarsi a conoscenze preziose sulle buone pratiche alimentari e produttive. È uno degli aspetti più belli dell’iniziativa: la conoscenza non resta chiusa dentro l’aula, ma comincia a circolare tra generazioni, entrando nelle case, nelle conversazioni familiari, nei gesti quotidiani.
Il percorso formativo si è sviluppato in due fasi. La prima, teorica, ha introdotto i partecipanti ai principi fondamentali dell’avicoltura: organizzazione del pollaio, cicli di produzione, alimentazione, prevenzione sanitaria, gestione degli spazi, cura degli animali e sostenibilità economica. La seconda, pratica, ha coinciso con l’arrivo della prima banda di produzione nel pollaio del Centro Estel: 60 pulcini da carne, i cosiddetti poulets de chair.
È stato un momento particolarmente emozionante. Perché quei pulcini non rappresentavano soltanto l’inizio di un’attività produttiva. Rappresentavano la possibilità concreta di mettere in pratica ciò che era stato appreso. Di vedere il sapere trasformarsi in gesto. Di passare dalla teoria alla cura quotidiana.
Prima ancora dell’arrivo dei pulcini, i partecipanti hanno lavorato sulle norme igienico-sanitarie: pulizia e disinfezione del pollaio, preparazione degli spazi, controllo delle attrezzature, predisposizione di mangiatoie e abbeveratoi, gestione della temperatura e delle condizioni ambientali. Particolare attenzione è stata dedicata alla prima settimana di vita dei pulcini, una fase delicatissima in cui ogni dettaglio può fare la differenza.
Anche i cicli di vaccinazione sono stati affrontati come elemento centrale della gestione avicola. Le formatrici lo hanno ripetuto più volte: la sostenibilità non dipende solo dalla capacità di produrre, ma dalla cura, dalla prevenzione, dall’attenzione quotidiana. L’igiene, la temperatura, l’alimentazione, la profilassi non sono semplici procedure tecniche: sono gesti di responsabilità verso gli animali, verso le famiglie e verso i futuri consumatori.
L’attività di avicoltura al Centro Estel non è pensata come un’esperienza separata dal resto del progetto. È parte di un sistema più ampio di agricoltura urbana che integra orto e pollaio. Il progetto prevede complessivamente l’inserimento di tre bande di polli: due dedicate all’allevamento da carne e una terza orientata alla produzione di uova, le cosiddette poules pondeuses.
Nel tempo, l’integrazione tra orto e pollaio potrà favorire una produzione più diversificata e sostenibile. Gli alimenti prodotti potranno contribuire alla mensa scolastica e al miglioramento della dieta degli studenti e delle loro famiglie. Quando la produzione sarà sufficiente, le eventuali eccedenze potranno essere commercializzate a livello locale e i ricavi reinvestiti nelle attività del Centro, alimentando un ciclo virtuoso capace di sostenersi nel tempo.
Ma il significato più profondo del progetto va oltre la produzione. Al centro c’è l’autonomia. L’autonomia del Centro Estel, che potrà rafforzare le proprie capacità interne. L’autonomia delle famiglie, che acquisiscono competenze utili anche fuori dal contesto scolastico. L’autonomia della comunità, che può riconoscere nel Centro non solo un luogo di cura, ma anche di apprendimento, produzione, scambio e innovazione sociale.
Naturalmente, non tutti gli studenti del Centro Estel possiedono oggi le capacità fisiche o cognitive per gestire in autonomia un’attività avicola. Ma questo non riduce il valore inclusivo dell’iniziativa. Al contrario, apre una prospettiva di lungo periodo. Con l’accompagnamento degli educatori specializzati, gli studenti più pronti potranno essere coinvolti gradualmente in attività semplici e adatte alle loro possibilità: osservare, riconoscere gli strumenti, partecipare alla distribuzione del mangime, comprendere i ritmi della cura.
Anche un piccolo gesto può diventare apprendimento. Anche una presenza silenziosa può diventare relazione. Anche un’attività semplice può rafforzare fiducia, attenzione, autonomia.
Al Centro Estel, l’avicoltura non è soltanto un nuovo progetto produttivo. È un modo per dire che ogni persona può contribuire, secondo le proprie capacità. È un modo per costruire sicurezza alimentare senza dimenticare la dignità. È un modo per accompagnare le famiglie non solo con parole di sostegno, ma con strumenti concreti.
E allora quei primi pulcini, quel pollaio preparato insieme, quei certificati consegnati con orgoglio, raccontano qualcosa di più grande: raccontano una comunità che sceglie di non arrendersi alle difficoltà, ma di crescere insieme.
Perché al Centro Estel il sapere non resta teoria. Diventa cura. Diventa lavoro. Diventa nutrimento. Diventa futuro. In conclusione, l’attività in avicoltura al Centro Estel non è solo produzione alimentare: è educazione, responsabilità, inclusione e trasmissione di competenze. Rafforza il legame tra scuola, famiglie e territorio e mostra come, anche in contesti complessi, sia possibile costruire occasioni concrete di partecipazione e autonomia. Con il sostegno di Dokita, il Centro Estel compie così un passo importante dal sapere al fare: un passo che richiede fiducia, metodo e accompagnamento, ma che apre nuove prospettive per gli studenti, le famiglie e l’intera comunità di Ouakam.