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Un filo rosso tra Italia e Bolivia: la storia di María José e di chi sceglie di esserci

C’è un filo rosso che attraversa oceani, supera confini e accorcia distanze.
Non si vede, ma esiste.

Unisce una bambina di otto anni che vive in un quartiere povero di Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia, a una donna che dall’Italia ha deciso di tendere la mano. Unisce chi ogni giorno lavora sul campo per accogliere, educare e nutrire i bambini più fragili e chi sceglie di sostenere questo impegno con fiducia e generosità.

Quel filo rosso ha il volto di María José.
E ha anche il volto di Maria, una delle sostenitrici del progetto del Centro di Giorno San José.

La preghiera di María José

Ogni mattina María José arrivava al Centro San José con una piccola preghiera nel cuore:
“Gesù, non farci mancare il cibo oggi.”

Ha solo otto anni, ma ha già conosciuto esperienze che nessun bambino dovrebbe vivere. È la più piccola di cinque fratelli. Quando il padre si è ammalato di cancro, la famiglia ha iniziato una dura lotta contro la povertà. Dopo la sua morte, la madre si è ritrovata sola a sostenere tutti i figli, lavorando senza sosta per garantire loro il necessario.

Ma spesso il necessario non bastava.
Il cibo era poco. Le preoccupazioni tante. E María José arrivava a scuola affamata, troppo debole perfino per concentrarsi.
Poi è arrivato il Centro San José.
Qui ha trovato un pasto caldo, uno spazio sicuro, persone capaci di ascoltarla e accompagnarla. Ha trovato qualcuno che le dicesse, con i fatti, che non era sola.
Oggi sorride di nuovo. Ma il sorriso di María José racconta una realtà che riguarda molti altri bambini.

Crescere nella fragilità

Nel quartiere Las Pampitas, alla periferia di Santa Cruz de la Sierra, numerose famiglie affrontano ogni giorno condizioni di grande difficoltà.
La crisi economica che attraversa la Bolivia ha fatto aumentare il costo dei beni essenziali. Molti genitori vivono di lavori precari o informali. L’accesso alle cure è complicato e il sistema scolastico fatica a rispondere ai bisogni dei più fragili.
Le conseguenze ricadono soprattutto sui bambini. Malnutrizione, difficoltà di apprendimento, abbandono scolastico e situazioni familiari complesse rischiano di compromettere il loro futuro ancora prima che possano immaginarlo.

Per molti di loro il Centro San José rappresenta molto più di un doposcuola.
È un luogo dove ricevere un’alimentazione adeguata.
È un ambiente protetto in cui studiare.
È una comunità che si prende cura della loro crescita.
È una possibilità concreta di futuro.

Dove il filo rosso prende forma

Al Centro San José ogni giorno vengono accolti 34 bambini.
Ricevono il pranzo, una merenda, sostegno scolastico, attività educative, momenti di gioco e accompagnamento umano.
Per alcuni di loro, il pasto consumato al centro è il più completo della giornata. Per altri è il luogo dove qualcuno si accorge delle loro difficoltà e li aiuta a superarle.
Per tutti è uno spazio in cui sentirsi accolti e valorizzati.

Tutto questo è possibile grazie all’impegno quotidiano di Fratel Samuel, degli educatori, dei volontari e della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione.
Ma c’è un’altra presenza, meno visibile e altrettanto importante.
È quella di chi sostiene il progetto da lontano.

Il filo rosso raccontato da Lidia

Lidia, è una delle persone che hanno scelto di accompagnare il progetto del Centro San José.
Quando le abbiamo chiesto cosa rappresentasse per lei questo sostegno, ha risposto con un’immagine semplice e potente: quella di un filo rosso.

“Voi mettete competenza, presenza e impegno. Noi donatori mettiamo fiducia, generosità e sostegno. È questa unione speciale che rende possibile il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo.”

In poche parole ha racchiuso il senso più profondo della solidarietà.
Per Lidia, aiutare questi bambini significa restituire una parte delle opportunità ricevute nella vita e trasformarle in nuove possibilità per qualcun altro.

Quel filo rosso, per lei, arriva fino a Fratel Samuel, agli educatori e soprattutto ai bambini che ogni giorno frequentano il centro.
Un legame fatto di fiducia, di attenzione e di speranza.

Perché la solidarietà non è soltanto un gesto economico. È una relazione che nasce tra persone che forse non si incontreranno mai, ma che scelgono comunque di camminare nella stessa direzione.

Un futuro che si costruisce insieme

Quando osserviamo la storia di María José potremmo pensare che il cambiamento sia iniziato nel momento in cui ha ricevuto un pasto caldo.
In realtà è iniziato molto prima. È iniziato quando qualcuno ha deciso di non voltarsi dall’altra parte.
Quando qualcuno ha creduto che la vita di una bambina dall’altra parte del mondo meritasse attenzione, cura e opportunità.

Ogni donazione contribuisce a mantenere aperte le porte del Centro San José, a garantire cibo, istruzione, cure mediche, materiale didattico e attività educative.
Ma soprattutto contribuisce a custodire quel filo rosso che unisce persone diverse in un unico progetto di bene.
Da una parte María José e gli altri bambini del centro.
Dall’altra Fratel Samuel, gli educatori, i volontari e i sostenitori.

In mezzo, un legame invisibile che continua a generare speranza e che ogni giorno ricorda che nessuno cresce davvero da solo.

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